immobiliare

Catella, altri due miliardi su Milano. «Nuova archistar per Porta Nuova»

Il ceo di Coima: «I norvegesi di Snøhetta per l'edificio ex Telecom di via Pirelli 35». «Il grattacielo Ubi? A Intesa è passato anche il fondo con il progetto»

di Paola Dezza

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(Imagoeconomica)

Il ceo di Coima: «I norvegesi di Snøhetta per l'edificio ex Telecom di via Pirelli 35». «Il grattacielo Ubi? A Intesa è passato anche il fondo con il progetto»


4' di lettura

Il lungo elenco di archistar che hanno trasformato il volto di Milano si arricchisce di un nuovo nome. A riqualificare l’edificio ex Telecom di via Pirelli 35 sarà lo studio norvegese Snøhetta che, insieme all’italiano Park Associati, si occuperà di reinventare in chiave sostenibile l’asset immobiliare. Un impegno importante perché in zona Melchiorre Gioia si gioca l’espansione del progetto Porta Nuova. Qui tra cinque edifici Coima detiene un valore di quasi due miliardi di euro (in termini di prodotto finito). Ed è proprio in Melchiorre Gioia che si trova la torre che Catella ha venduto a Ubi Banca lo scorso giugno in cambio di sette immobili dell’istituto.

Il focus dunque è ancora su Milano (Coima, insieme a Covivio e Prada è una delle cinque cordate che hanno fatto l’offerta non vincolante per l’ex Scalo di porta Romana, ndr), anche se la pandemia da coronavirus va vista come l’occasione per ripensare il modello di sviluppo degli ultimi decenni e puntare alla riqualificazione anche fuori dalle grandi città. Sono i temi che Manfredi Catella, ceo e founder di Coima Sgr e ceo della quotata Coima Res, vuole sottolineare per definire la situazione attuale e il modello di sviluppo immobiliare che dovrà tenere conto di nodi quali il consumo intensivo di suolo e la disuguaglianza sociale che si è creata negli ultimi decenni.

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Catella è uno degli artefici della nuova Milano, ha realizzato quartieri e modelli immobiliari mix used che oggi stanno diventando la norma, anche nella cifra del singolo edificio. Ed è in città che si concentra il 90% del portafoglio della società quotata Coima Res (il 50% a Porta Nuova). Negli ultimi 15 anni in Italia ci sono stati 17 deal da oltre 500 milioni, due li ha realizzati il gruppo di Catella.

Per capire cosa accadrà al mercato immobiliare bisogna decifrare il momento storico che stiamo vivendo.

Stiamo sperimentando una grande crisi con un impatto di lungo periodo, mitigata al momento dalla elevata liquidità presente nel sistema, ammesso che non si verifichino fatti come una seconda ondata di contagi.

I primi impatti sul real estate?

La crisi non è di origine finanziaria, ma nasce da un tema sanitario che si è trasmesso in modo veloce sull’economia mondiale e nazionale. È una crisi che mette in evidenza fragilità e opportunità di un modello di sviluppo che è stato quello degli ultimi decenni. Un modello che deve essere riletto e tradotto per diventare sostenibile sia socialmente sia a livello ambientale.

Da poco avete lanciato il fondo Coima Esg City Impact Fund, che porta a 24 i prodotti della Sgr per oltre sei miliardi di asset under management, fondo che investirà in rigenerazione sostenibile del territorio a livello nazionale.

Gli investimenti saranno focalizzati sulla rigenerazione urbana, ovvero recupero e riuso edilizio da trasformare per renderli efficienti in termini di consumi e sostenibilità ambientale, tecnologici e interconnessi, flessibili e adatti alle esigenze contemporanee. I settori identificati sono quelli della residenza (da quella tradizionale allo student e senior housing) e del turismo, soprattutto dove investimenti industriali di lungo termine possono creare un indotto più ampio.

Quanto potrà investire il fondo, al quale hanno aderito anche alcune Casse di previdenza?

La potenzialità di investimento è superiore a 1,5 miliardi, con un target identificato di oltre 1 miliardo e, attraverso una raccolta progressiva e successivi aumenti di capitale avrà un effetto moltiplicatore, cioè la capacità di sviluppare oltre quattro miliardi di investimenti con impatto Esg sul territorio e sull’economia reale.

Intanto va avanti l’operazione sulla torre Gioia22?

Il contratto è definitivo quindi Intesa Sanpaolo acquisendo Ubi Banca diventa proprietaria delle quote del fondo che ha in portafoglio l’edificio.

Tornando al mercato, quando potremo parlare di ripresa?

Al momento la situazione ci presenta come priorità per molti il mantenimento del posto di lavoro, che non sottovaluterei. A fine anno in Italia avremo 2 milioni in più di disoccupati. È difficile dire quando ci sarà una ripresa, dipenderà da condizioni non stabilizzate. La responsabilità imprenditoriale e istituzionale nel contribuire ad attuare investimenti che generino lavoro e innovazione per il nostro Paese rappresenta una missione che abbiamo sempre sentito e che oggi è prioritaria in ogni nostra azione. Si stanno realizzando cambiamenti di natura permanente, che influenzeranno tutte le destinazioni d’uso, destinate a evolversi sempre di più con una minore segmentazione verticale e una maggiore simultaneità di usi nel medesimo spazio fisico.

Cambiamenti che influenzano i trend del settore. Come il focus su un nuovo modo di fare residenziale.

Un esempio è dato dallo smart working. Si lavora da casa in uno spazio nel quale dove si vive e si fa qualche volta anche sport. Gli uffici non sono più dove si ha la propria scrivania. Contano interazione e creatività.

Di questi tempi si parla di riscoprire realtà minori, i borghi storici per esempio dove vivere e lavorare da remoto. Idea che condivide?
Il modello di sviluppo basato sulla città come unica cellula di crescita economica del pianeta non mi ha mai convinto. La crescita illimitata non può dare solo risultati positivi. Si aprono capitoli su sicurezza, inquinamento, esclusione e qualità della vita. Un modello di sviluppo basato su città di medie dimensione unitamente a distretti delocalizzati in una rete iperconnessa di mobilità integrata e digitale potrebbe ispirare un piano industriale nazionale innovativo ed esemplare per il resto del mondo.

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