Forum Coima

Catella: «Rigenerazione urbana è la sfida, nel Pnrr 54 miliardi»

«Ci sono risorse e competenze, decidere se il piano si vuole fare». La società investirà 500 milioni del Fondo Esg. «Puntare su partnership pubblico-privato». A Roma le condizioni per il rilancio

di Giorgio Santilli

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3' di lettura

Nel Pnrr ci sono 54,6 miliardi che possono andare a operazioni di rigenerazione urbana sostenibile. Il calcolo, con un lavoro orizzontale che ha esaminato capillarmente i fondi, missione per missione, lo ha fatto Manfredi Catella, fondatore e Ceo di Coima, uno dei protagonisti assoluti della felice stagione di rigenerazione urbana milanese, che ieri ha presentato questi numeri a Roma al Coima Real Estate Forum. La somma arriva a 85 miliardi se, nelle operazioni di trasformazione territoriale, si includono gli interventi finanziati dal Pnrr nel settore delle infrastrutture.

«Oggi - ha detto Catella - ci sono le risorse, le competenze e le convergenze fra diversi livelli istituzionali per comporre un piano industriale di riqualificazione del territorio che affermi un nuovo modello italiano culturale ed economico di sviluppo e consenta la crescita di aziende nazionali di eccellenza che possano servire il Paese e competere a livello internazionale. Si deve soltanto decidere se questo piano si vuole fare o no».

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L’IMPATTO DEL PNRR SULLA RIGENERAZIONE URBANA
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Coima è pronta a fare la propria parte: in particolare con il Coima Esg City Impact Fund che si avvia al closing con l’obiettivo di superare i 500 milioni di euro dedicati a progetti di rigenerazione urbana in Italia anche in partnership con istituzioni e operatori qualificati. «Sono possibili - ha detto Catella - operazioni con un impatto economico complessivo di oltre due miliardi di euro».

ll modello di partenariato pubblico-privato

Catella rilancia il modello del partenariato pubblico-privato, un asse di collaborazione che arricchirebbe il Pnrr non solo di un moltiplicatore di risorse ma anche di competenze finanziarie, progettuali, di gestione delle operazioni, soprattutto nella fase di avvio, che oggi il pubblico da solo non ha. Senza dimenticare l’altra chiave fondamentale in questo momento, quella della sostenibilità ambientale, sempre più decisiva - come è emerso ieri dal Forum Coima - anche negli investimenti immobiliari.

Il Ppp come strumento di rafforzamento del Pnrr è uno dei motivi di questa fase, rilanciato da più parti, qualche giorno fa da Intesa Sanpaolo con la sua iniziativa sulle infrastrutture sostenibili. «Il settore pubblico è essenziale nella rigenerazione urbana - ha ripetuto ieri Catella - perché se non si sblocca la riqualificazione del patrimonio pubblico è impossibile lanciare un piano di rigenerazione urbana».

Il gap nelle città italiane

In gioco c’è la sfida di recuperare gap che si manifestano soprattutto nelle città italiane: età del patrimonio immobiliare, occupazione giovanile, rischio sismico, aree verdi, letti per studenti, residenze sanitarie per anziani, strutture turistiche di alto livello. «Colmando questi gap - afferma una ricerca elaborata da Coima - si arriverebbe a rigenerare non meno di 100 milioni di metri quadrati con investimenti per 200 miliardi di euro in dieci anni».

Il caso Roma

Catella ha anche parlato di Roma che è in condizione più favorevoli di quanto fosse Milano nel 2000 per partire con operazioni di rigenerazione urbana. «Roma - ha detto Catella - ha più visione di quanta ne avesse Milano nel 2000, c’è il Pnrr che impone riforme e tempi certi, ci sono risorse come non ci sono mai state da molto tempo, Roma ha eventi internazionali già programmati, come il Giubileo, e altri cui si candida, come l’Expo, che Milano non aveva quando quelle operazioni sono partite. E Roma oggi potrebbe anche beneficiare dell’esperienza maturata in questi venti anni dal settore privato, proprio partendo da Milano: c’è una filiera e c’è una classe imprenditoriale e manageriale pronta a investire in operazioni di questo tipo».

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