Un viaggio nel femminile

“Caterina e le 7 altre”, una novella Shahrazad dei giorni nostri

Il cancro è un crinale che non consente di tornare indietro. Al prima. Un trauma che cambia il suo modo di essere. Niente sarà più come prima, quando viveva sospinta dagli eventi. Mentre ora deve chiedersi cosa vuole davvero. Senza scappatoie

3' di lettura

«Scriverò perché finché scrivo vivo». Come una Shahrazad dei giorni nostri, la parola è la sua arma per la sopravvivenza. Caterina Maggi, giornalista, 45 anni, è appena stata operata di cancro. Quando l'oncologo le dice che deve sottoporsi a chemioterapia fa i conti con la propria vita e si interroga sulla morte. Impaurita, assillata da domande, decide di scrivere quello che le succede. È la protagonista del secondo romanzo di Elysa Fazzino “Caterina e 7 altre” (editrice Prova d'autore), opera vincitrice della prima edizione del Premio letterario nazionale “Contenuti e forme”, bandito dall'Osservatorio femminile delle Arti. È il secondo romanzo di Elysa Fazzino: il primo “Le tre amiche” (Il Seme Bianco) era uscito nel 2018.

Caterina si immedesima in donne sconosciute della storia

«Il titolo di lavoro del romanzo era Shahrazad – spiega l'autrice - proprio perché la protagonista si affida alla parola per sopravvivere. Le donne in cui Caterina si immedesima sono quasi sempre esistite nella storia, ma sono sconosciute. Una scoperta che mi premette di inventare per loro una vita nella finzione narrativa».

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Lo spartiacque del prima e del dopo

Caterina ragiona come se il cancro fosse uno spartiacque fra un prima inconsapevole e un dopo angosciato. Un crinale – scrive - che non consente di tornare indietro. Al prima. Un trauma che cambia il suo modo di essere, come accaduto dopo l'11 settembre o dopo la strage del Bataclan in Francia. Niente sarà più come prima, quando sprecava le sue giornate come se potesse vivere in eterno. E viveva sospinta dagli eventi. Mentre ora è costretta a chiedersi cosa vuole davvero. Senza scappatoie.

Un viaggio nel femminile

«Caterina e 7 altre – commenta Mario Grasso, poeta, scrittore e saggista – è un avvincente viaggio nel femminile, che si evolve richiamando la storia di sette casi diversi, il cui armonioso insieme dimostra la condizione esistenziale dell'eterna realtà umana, nelle sue nobiltà e miserie, virtù, sofferenze, fragilità, dolori e vittorie». A caccia di risposte, Caterina rivive i momenti della vita di donne del passato, passando dal dialogo all'immedesimazione, in un susseguirsi di catalessi che coincidono con le sedute di chemioterapia. Con il port che è una ricetrasmittente per comunicare con i morti. Ed è proprio la chemio che ha rotto gli argini fra il prima e il dopo. Che la fa andare e tornare dalla sua vita a quella delle sette donne in cui si immedesima.

Donne che sono quasi sempre esistite nella storia, dalla liberta Allia Potestas vissuta a Roma nel II secolo D.C. a Tapputi, chimica e sovrintendente del palazzo reale di Assur, in Mesopotamia, nel 1200 A.C. o Mercuriade che guariva dalla peste o Claire al boulevard. Caterina prende forza dalle loro storie piene di sofferenza, ma anche di energia vitale e trova il coraggio di cercare Federico, l'amore dei vent'anni. Cambia la percezione che hai di te, ma anche quella che hanno gli altri di te. “Diventi fragile. Da proteggere (nel migliore dei casi) o da ignorare (in tutti gli altri casi)”, scrive l'autrice. Diventa una persona di cui ci si può disfare, come tenta di fare l'azienda dove lavora. “Elysa Fazzino ha costruito un romanzo originale, moderno, fortemente celebrativo della femminilità, ma anche denso di riflessione sulla psiche umana – sottolinea Laura Rizzo, nella giuria del premio - e sull'approccio a eventi traumatici. Una felice occasione per noi della giuria, il poter premiare un'opera di eccellente valore e di una donna che dimostra di avere cose importanti da dirci”.

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