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Cattolica, in cda la nuova governance. Manager e soci ribelli verso un’intesa

Si cerca un punto d’incontro tra la proposta del Buon Governo e quella del board. La corrente veronese è vicina al sì mentre Brioschi e Cagliero chiedono più tempo

di Laura Galvagni

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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Sul tavolo del consiglio di amministrazione di Cattolica, convocato per oggi, dovrebbe arrivare una nuova proposta di modifica della governance della compagnia. Aggiornata sulla base delle osservazioni ricevute dall’Ivass ma soprattutto capace di rappresentare una sintesi tra quanto proposto dal cda e quanto richiesto dai soci dissenzienti.

Nelle ultime settimane, a quanto risulta, i legali del fronte del Buon Governo e quelli della compagnia, in primis l’avvocato Mario Cera, avrebbero infatti lavorato per trovare un punto d’incontro. Intesa che, allo stato, non sarebbe ancora stata raggiunta del tutto ma che avrebbe già incontrato il favore di una parte dei soci dissidenti, ossia quelli guidati da Luigi Frascino e Giuseppe Lovati Cottini, espressione della corrente veronese dei dissenzienti.

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Il fronte più “milanese” del partito del Buon Governo, ossia Francesco Brioschi e Massimiliano Cagliero, non avrebbe invece ancora sciolto la riserva. Punterebbero a ottenere ancora qualche aggiustamento al documento finale e soprattutto ad avere tempi meno stretti per emettere il proprio verdetto in modo tale da poter completare un’approfondita riflessione sul tema.

Verso un nuovo statuto

Allo stato attuale, tuttavia, appare assai probabile che all’assemblea dei soci venga sottoposta un’unica proposta di modifica dello statuto che aggiorni la governance secondo criteri più adeguati agli standard nazionali. Anche perché, complici le modalità con cui si terrà l’assise, vista l’attuale emergenza coronavirus in corso, presentare due documenti distinti avrebbe reso il tutto ancora più farraginoso con la prospettiva di un esito, peraltro, in buona parte scontato.

Ecco perché trovare una sintesi delle due posizioni si è rivelata una carta utile da giocare negli ultimi giorni. Se così fosse, dopo mesi di scontro, verrebbe sancita la pace almeno sul piano dell’assetto societario della compagnia.

Quest’ultima negli ultimi mesi, dopo l’uscita turbolenta dell’ex amministratore delegato Alberto Minali, sfiduciato dal board il 31 ottobre scorso, è stata al centro di numerose polemiche, oltre che oggetto di un’ispezione di Ivass, ancora in corso, e di Consob. Cattolica ha visto anche il forte ridimensionamento di uno degli azionisti chiave della società, ossia la Fondazione CariVerona, che ha ridotto sensibilmente la propria presenza portandola all’1% dal precedente 3,4% proprio per effetto del cambio al vertice.

JP Morgan ha lasciato

E più di recente JP Morgan, importante banca d’affari, qualche giorno fa ha deciso di terminare il coverage su Cattolica, lavoro che aveva iniziato a fare proprio a valle dell’arrivo di Minali. Negli ultimi mesi non sono mancati, dunque, elementi di tensione attorno alla compagnia. Chiamata a questo punto a mettere un punto fermo su governance e assemblea. Per la data dell’assise si deciderà nel board del 15 maggio ma è assai probabile che la riunione si tenga il prossimo 30 giugno, ultima data utile, secondo le modalità del rappresentante unico.

Come detto, sulla governance l’intenzione è quella di trovare un equilibrio tra le parti. Entrambe le proposte vanno nella direzione di dare alla società regole in linea con le migliori practice societarie. Hanno tuttavia sfumature diverse per quanto riguarda la discontinuità al vertice.

Le nuove prospettive

I promotori del Buon Governo hanno richiesto un cambiamento radicale già a valle di quest’assemblea. Diversamente il cda sebbene ponga dei limiti simili al numero di mandati e all’età dei consiglieri prevede che l’attuale board finisca il lavoro avviato lo scorso anno dopo il rinnovo. Su questi punti andrà dunque trovata un’intesa che, come detto, avrebbe già raccolto il favore della parte veronese dei soci dissidenti mentre starebbe ancora attendendo il via libera dell’altro fronte. I prossimi giorni saranno dunque cruciali: dopo il passaggio di oggi il consiglio di amministrazione del 15 maggio dovrebbe mettere auspicabilmente un punto fermo sulla vicenda.

Il cda del gruppo assicurativo è chiamato peraltro anche definire la strategia sul pacchetto dell’1% detenuto in Ubi. A riguardo la linea è evidentemente chiara considerato che Cattolica fa parte del patto del Car che ha già bocciato l’Ops targata Intesa Sanpaolo.

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