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Cattolica, due soci in campo per nuove regole di governance

La società apre alle richieste ma resta focalizzata sul piano strategico al 2020

di Laura Galvagni


2' di lettura

Archiviato il dossier di un possibile accordo con Ubi per diventare partner esclusivo dell’istituto nella bancassurance, Cattolica è concentrata sulla realizzazione del proprio piano industriale. Recentemente il ceo Alberto Minali, in proposito, ha sottolineato che gli obiettivi al 2020 «per il momento sono confermati ma restano target ambiziosi».

È inutile negare che «il mercato è sempre più difficile per lo schiacciamento dei tassi di interesse e per un mercato auto che non dà cenni di miglioramento». A pesare, ovviamente, è soprattutto la dinamica dei tassi che lascia poco spazio di manovra in termini di investimento. Ora Cattolica ha 12,5 miliardi di titoli di Stato e «non intende ridurli», anche perché, ha aggiunto Minali, «in questo momento non esistono grandi alternative».

Sul fronte industriale dunque le criticità non mancano ma le basi gettate con il nuovo business plan fanno ben sperare per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi di piano. Diversamente, dopo i richiami Ivass dello scorso febbraio e l’assemblea dei soci tenuta in primavera che ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione, nel gruppo assicurativo continua comunque a tenere banco il tema della governance. Nelle settimane scorse a riguardo si sono mossi direttamente i soci. In particolare, due di loro hanno richiesto di poter avere accesso all’elenco di tutti i titolari di azioni Cattolica con diritto di voto per sollecitare la convocazione di un’assemblea straordinaria che metta all’ordine del giorno una revisione delle regole di governance. E in quest’ottica hanno fissato come termine ultimo per ricevere un riscontro dall’azienda fine ottobre.

Si vedrà se l’ambizioso obiettivo sarà raggiunto, di certo Cattolica si è messa a disposizione per venire incontro alle richieste della base. «È una richiesta legittima dei soci a cui risponderemo nella maggior tutela degli azionisti. Attenderemo di capire in che cosa si manifesta la richiesta», ha detto il ceo Minali. Per poter convocare l’assise i due soci - l’avvocato Giuseppe Lovati Cottini e l’imprenditore Luigi Frascino, attivo nel mondo dei crediti problematici con il gruppo Cnf - secondo lo statuto devono ottenere l’adesione di un quarantesimo degli aventi diritto al voto. L’idea di fondo dei due soci, che si sono mossi in maniera congiunta, è di introdurre come dichiarato a Il Sole 24 Ore da Lovati Cottini «alcune “regole di buon governo”, quali l’introduzione dei limiti d'età e di mandato per gli amministratori, la fissazione di un limite degli emolumenti per gli amministratori e il rafforzamento del legame con i territori di appartenenza». Nelle intenzioni, si punta ad aggiornare la struttura della governance con «modifiche equilibrate anche secondo un approccio market friendly».

L’attuale modello di governance della compagnia presieduta da Paolo Bedoni è «frutto di uno statuto che riteniamo obsoleto e oramai superato» ha concluso Lovati Cottini. Che difende invece l’attuale gestione aziendale, guidata da Minali, per cui «i numeri parlano da soli: possiamo confermare soddisfazione verso i risultati che si stanno raggiungendo nel corso del piano industriale».

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