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Cattolica, l’affondo di Buffett: «Deluso dal cambio al vertice»

Il responsabile investimenti di Berkshire Hathaway Jain scrive al dg Ferraresi. I due manager si incontreranno a breve negli Stati Uniti

di Laura Galvagni

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Warren Buffett è azionista con il 9% del capitale (AP Photo/Nati Harnik)

Il responsabile investimenti di Berkshire Hathaway Jain scrive al dg Ferraresi. I due manager si incontreranno a breve negli Stati Uniti


3' di lettura

Una mail, inviata direttamente al direttore generale Carlo Ferraresi, manager a cui sono state girate le deleghe dell’ex ceo di Cattolica Alberto Minali. Così Warren Buffett avrebbe manifestato il proprio “disappunto”, o delusione, per il ribaltone al vertice della compagnia consumato, in maniera del tutto inattesa, la scorsa settimana e nell’arco di appena 24 ore. La mail è nata come risposta a una precedente missiva mandata direttamente da Ferraresi ad Ajit Jain, responsabile degli investimenti nel settore assicurativo di Berkshire Hathaway, a valle del consiglio di amministrazione di giovedì 31 ottobre che ha deliberato il ritiro delle deleghe a Minali. Comunicazione alla quale Jain ha replicato sottolineando che il ribaltone non è stato particolarmente gradito in casa dell’oracolo di Omaha, socio con il 9,047% del capitale di Cattolica. In virtù di ciò avrebbe risposto a Ferraresi chiedendo, in pratica, che quest’ultimo si facesse portavoce del rammarico dell’investitore davanti a tutti i membri del cda in occasione della prossima riunione del consiglio di amministrazione. Riunione in agenda a stretto giro per dare il via libera ai conti dei nove mesi.

Ferraresi e Jain avrebbero poi avuto, nel corso del passato week end, un colloquio cordiale e avrebbero fissato un appuntamento negli Usa per la prossima settimana. Buffett è entrato nella compagine azionaria del gruppo assicurativo quando è stata messa in vendita la quota all’epoca detenuta dalla Popolare di Vicenza. Era il 2017 e Berkshire Hathaway si era manifestato sulla scorta del cambio di passo che l’ex amministratore delegato prometteva sia in termini di numeri sia in fatto di governance, seppure senza mai fare alcun riferimento diretto all’ipotesi di una trasformazione in spa della cooperativa. Sui numeri, la società è perfettamente in linea con quelle che erano le indicazioni di piano. Evidentemente il divorzio si è consumato esclusivamente per divergenze sul futuro assetto della compagnia. Tema che era già stato oggetto dell’attenzione di Ivass il febbraio scorso quando l’Autorità di vigilanza era intervenuta per mettere dei paletti precisi rispetto a quello che doveva essere il profilo dei candidati al consiglio. Ora Ivass avrebbe alzato nuovamente il livello di attenzione attorno alla società e starebbe monitorando gli sviluppi dopo aver appreso, solo al termine del consiglio di giovedì 31 ottobre, del cambio al timone dell’azienda.

Lo stesso starebbe facendo anche un altro azionista chiave di Cattolica, ossia la Fondazione CariVerona che ha il 3,4% del capitale. L’ente scaligero già settimana scorsa ha fatto sapere che la decisione del board di ritirare le deleghe a Minali è stata «inaspettata» e di attendere di «conoscere tutti gli elementi e le motivazioni alla base della scelta». In ragione di ciò è in corso una profonda riflessione e l’ente si riserva di compiere ogni passo necessario a tutela dei propri interessi. Interessi che, si immagina, sono direttamente correlati ai movimenti del titolo in Borsa e al futuro stacco delle cedole. Ieri le azioni hanno chiuso la seduta in ribasso dello 0,4% a 7,44 euro dopo il -4,4% segnato lo scorso 1 novembre. La Fondazione, che ha fatto il suo ingresso in Cattolica di fatto a ridosso dell’arrivo di Minali, per il quale c’era un apprezzamento di fondo, ha in carico i titoli a 7,25 euro. Soglia al di sotto della quale scatterebbe l’allarme. Tanto più perché nel corso di questi anni il pacchetto ha registrato per lunghi tratti una plusvalenza rotonda.

Insomma la situazione è fluida e l’attenzione di tutti gli stakeholders è alta. Compresi i sindacati. Ieri con una nota congiunta First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Fna e Snfia, hanno chiesto «un incontro urgente ai vertici aziendali per avere chiarezza sugli sviluppi del piano industriale e garanzie sulle prospettive occupazionali» dopo aver «appreso con stupore della revoca delle deleghe operative all’ad Alberto Minali da parte del consiglio di amministrazione». Revoca che ha scatenato «le legittime preoccupazioni dei lavoratori/trici sui possibili scenari che si aprono per il gruppo».

Futuro rispetto al quale il nuovo tandem di comando ha provato a rassicurare mercato e interlocutori. Il presidente Paolo Bedoni ha definito la «decisione» di togliere i poteri a Minali «dolorosa, ma inevitabile per preservare e garantire al meglio valori e obiettivi di Cattolica Assicurazioni». Mentre il direttore generale Ferraresi ha sottolineato ai suoi collaboratori che «non cambia nulla nella strategia di business e continueremo a lavorare per rispettare gli obiettivi del piano industriale già approvato dal cda e presentato al mercato. I numeri dei primi due trimestri ci confortano e se non interverranno eventi negativi ci fanno prevedere un anno positivo».

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