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Cattolica al lavoro su nuovi obiettivi. Ferraresi: «La cedola? Dipenderà dal Covid»

Il direttore generale Carlo Ferraresi: «Contesto troppo complesso per fare previsioni». «Sono comunque ottimista che il dividendo possa essere in linea con il 2018»

di Laura Galvagni

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(Ansa)

Il direttore generale Carlo Ferraresi: «Contesto troppo complesso per fare previsioni». «Sono comunque ottimista che il dividendo possa essere in linea con il 2018»


3' di lettura

Nella settimana dal 30 marzo Cattolica comincerà a lavorare «sul nuovo piano». Intanto, per quel che riguarda i target 2020 «non è possibile confermare» gli obiettivi. Ma allo stesso tempo neppure «non confermarli». Lo scenario, complice l’emergenza Coronavirus, è troppo complesso per fare qualsiasi tipo di previsione. «Anche per questo - spiega in questo colloquio con Il Sole 24 Ore il direttore generale con deleghe da amministratore delegato, Carlo Ferraresi - abbiamo scelto di seguire le indicazioni dell’Eiopa riguardo al dividendo: prudenza».

La cedola, dunque, verrà decisa più avanti quando gli impatti della pandemia saranno forse più chiari. Nel mentre, però, il manager assicura: «Sono abbastanza ottimista nel dire che riusciremo a mantenerci sui livelli dello scorso anno».

Cattolica sta vivendo una fase particolarmente complessa da qualche mese: il repentino cambio al vertice, con tutto quello che ha comportato, compresa la presenza di Ivass e Consob negli uffici della compagnia, i soci dissenzienti con la proposta di una nuova governance, la replica del cda con un progetto alternativo, e ora l’utile 2019 sotto le attese e la decisione di rimandare ogni delibera sul dividendo.

Partiamo dai numeri di bilancio. Abbiamo chiuso il 2019 con quasi 7 miliardi di premi, in crescita del 20% sull’anno precedente. Nel passato esercizio abbiamo registrato il terzo trimestre peggiore dell’intera storia di Cattolica: gli eventi naturali hanno pesato per ben 42 milioni in più rispetto all’anno precedente sul risultato operativo. Questo significa che senza quell’impatto, che da solo è costato 2,2 punti di combined ratio, avremmo archiviato il 2019 con profitti operativi pari al target di piano, ossia attorno a 345 milioni anziché a 302 milioni.

L’utile netto è stato di molto inferiore alle stime di mercato.
Abbiamo avuto un utile netto in calo per poste straordinarie, buona parte delle quali non si ripeteranno, come la perdita legata alla cessione di Cattolica Life, o alcune svalutazioni immobiliari. Diversamente l’utile netto della capogruppo, che è quello poi a cui si attinge per pagare la cedola, è stato di 120 milioni. Abbiamo piena capacità di pagare i dividendi.

Lo farete? E in caso quando prenderete una decisione rispetto all’entità?
Il Decreto Cura Italia ci ha portati a posticipare la data dell’assemblea, appuntamento cruciale per una cooperativa come la nostra che punta a riunire fisicamente tutti i propri soci. Questo ci ha concesso di prendere tempo anche sul dividendo, seguendo peraltro le indicazioni dell’Eiopa che di fronte a questa crisi drammatica ha suggerito a tutte le compagnie prudenza. La volatilità sui mercati è molto alta e la Solvency è altrettanto erratica. Se non ci fosse stato il Covid-19, ossia non avessimo sperimentato questo genere di contesto, avremmo distribuito una cedola in linea con quella del 2018 e sono abbastanza ottimista che alla fine si possa arrivare a una decisione come questa.

La Solvency rappresenta un problema ora?
Nonostante la volatilità dei mercati è sotto controllo, non troppo distante dal dato di fine anno del 175%.

A proposito dei target di fine anno, sono confermati?
Penso che in questo momento nessuna compagnia possa confermare o non confermare qualcosa. Non ci sono clienti in agenzia e neppure in banca, questo vuol dire che nessuno compra ma allo stesso tempo nessuno riscatta. In più prevediamo una minore sinistrosità. Cosa prevarrà di più? È un po’ presto per dirlo. Di certo siamo partiti bene con il contenimento dei costi e già lo scorso anno abbiamo risparmiato 22 milioni.

State già lavorando al nuovo piano?
Inizieremo a ragionarci dalla prossima settimana. Penso che dovremmo concentrarci su alcuni progetti, senza essere dispersivi. Questa distanza sociale sarà qualcosa che ci porteremo dietro e avrà degli impatti anche su come imparare a fare business in una situazione totalmente imprevista.

Cosa ne pensa della riforma della governance proposta dal cda, alternativa anche se per certi aspetti simile a quella avanzata dai soci dissenzienti?
Non faccio parte del consiglio, sono il direttore generale con tutte le deleghe da ad. E in quanto manager posso dire che più il nome di Cattolica viene legato a turbolenze o gossip, più tutto questo fa male all’azienda. Penso che la proposta del cda vada nella direzione giusta e quindi credo che sia un bene per Cattolica.

La decisione di raddoppiare la quota in Ubi quale obiettivo ha?
Abbiamo una joint venture con Ubi di cui siamo contenti. L’incremento va a difesa dell’interesse di Cattolica, vogliamo avere voce in capitolo su questo accordo strategico.

Pensate di crescere ancora?
Al momento non abbiamo intenzione di salire.

Per approfondire:
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