perquisizione della gdf

Cattolica, tre indagati tra cui Bedoni. L’accusa è illecita interferenza sull’assemblea

Gli accertamenti, che seguono l'acquisizione di documenti fatti nel dicembre 2019, fanno riferimento alle assemblee dell'aprile dello scorso anno, quando era ancora alla guida come amministratore delegato Alberto Minali e quando per le nomine era stata presentata una sola lista, e alle assemblee del giugno 2020 e di ieri, venerdì 31 luglio

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(IMAGOECONOMICA)

Gli accertamenti, che seguono l'acquisizione di documenti fatti nel dicembre 2019, fanno riferimento alle assemblee dell'aprile dello scorso anno, quando era ancora alla guida come amministratore delegato Alberto Minali e quando per le nomine era stata presentata una sola lista, e alle assemblee del giugno 2020 e di ieri, venerdì 31 luglio


3' di lettura

La Guardia di Finanza ha effettuato venerdì 31 luglio una perquisizione nella sede di Cattolica Assicurazioni, per l'acquisizione di documenti in seguito ad accertamenti ispettivi della Consob e su mandato della Procura di Verona, notificando anche tre informative di garanzia al presidente del Cda Paolo Bedoni, al direttore generale Carlo Ferraresi e al segretario del Cda Alessandro Lai sull'ipotesi di reato di illecita influenza sull'assemblea.

Gli accertamenti, che seguono l'acquisizione di documenti fatti nel dicembre 2019, fanno riferimento alle assemblee dell'aprile dello scorso anno, quando era ancora alla guida come amministratore delegato Alberto Minali e quando per le nomine era stata presentata una sola lista, e alle assemblee del giugno 2020 e di ieri, venerdì 31 luglio. Per queste ultime due riunioni era stato predisposto un rappresentante indipendente, Computershare, per la verifica del voto e delle deleghe.

“Le delibere assunte nell'assemblea del 31 luglio 2020 sono valide a tutti gli effetti e che l'importante operazione con Generali proseguirà come previsto”. E' quanto afferma Cattolica Assicurazioni in una nota nella quale annuncia gli accertamenti avviati dalla Guardia di Finanza nella propria sede su tre diverse assemble. Nella nota la società ribadisce “l'assoluta correttezza e regolarità delle operazioni assembleari oggetto dell'indagine”, dando anche “immediata e piena collaborazione all'autorità giudiziaria”.

Proprio l'assemblea del 31 luglio ha approvato la trasformazione in spa, spalancando la porta di casa alle Generali, 'cavaliere bianco' che inietterà 300 dei 500 milioni che l'Ivass, l'authority sulle assicurazioni, ha chiesto alla compagnia veronese di raccogliere in tempi brevi per rafforzarne la solidità patrimoniale, messa sotto pressione dalla tempesta scatenata sui mercati dal Covid19. Alla storica delibera, che pone fine alla storia ultracentenaria della cooperativa traghettandola nel mare del mercato sotto l'egida del Leone, hanno preso parte 2.700 degli oltre 18 mila soci (il 14,5%). L'approvazione - per cui era necessario il voto favorevole del 66,7% dei partecipanti - è arrivata sul filo di lana, con il 70,7% di favorevoli e il 29,1% di contrari. I sì, che sono stati 1.910, l'hanno spuntata sui 785 no per un centinaio di voti. Con percentuali analoghe sono state approvate le modifiche statutarie a garanzia dell'investimento delle Generali che accompagneranno Cattolica fino all'aprile 2021, quando la trasformazione in spa diventerà efficace, e l'elezione in cda del dg, Carlo Ferraresi, in sostituzione dell'ex ad Alberto Minali. L'addio al voto capitario è stata posta da Generali come condizione per versare i 300 milioni dell'aumento, la cui esecuzione è attesa a fine settembre e a cui seguirà, a distanza di un mese, l'offerta della tranche da 200 milioni in opzione.

Il fronte contrario all'accordo con il Leone, coordinato dalla rete CasaCattolica, non si arrende contro quella che definisce una “svendita” e si riserva di impugnare anche questa assemblea, al pari di quella dello scorso 27 giugno, oggetto di un ricorso che sarà discusso al Tribunale di Venezia il 17 agosto. Sotto la lente - secondo i ricorrenti - “il disatteso articolo dello Statuto” che prevede “l'unanimità” per la trasformazione della forma societaria e l'asserito ritardo con cui Cattolica ha reso noto quella parte degli accordi che potrebbero portare a una fusione di Cattolica nelle Generali. L'intesa, che indica tra le condizioni sospensive dell'aumento riservato l'impugnativa dell'assemblea sulla spa, prevede la negoziazione in buona fede di “operazioni straordinarie” tra i due gruppi “ovvero concernenti Cattolica”, finalizzate a rafforzare la partnership e le sinergie, con la possibilità che vengano messi “a fattor comune” gli “asset patrimoniali” in ambito agricolo-assicurativo, religioso e del terzo settore nonché della bancassicurazione. Generali, inoltre, ha la facoltà di aumentare la quota del 24,4% sottoscrivendo l'eventuale inoptato dell'aumento da 200 milioni o rilevando le azioni oggetto di recesso a patto di non dover promuovere un'opa. In attesa di capire le intenzioni ultime del Leone, che rimarca la natura industriale dell'accordo, la spa non ha scaldato troppo la Borsa: in una seduta negativa per il listino Cattolica ha chiuso in rialzo dello 0,36% a 5,13 euro, restando al di sotto sia dei 5,47 euro del recesso che dei 5,55 euro a cui Generali sottoscriverà l'aumento.

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