i numeri

Cause con il fisco oltre i 100 miliardi

di Cristiano Dell'Oste

3' di lettura

Quanto vale l’arretrato delle liti con il fisco? In assenza di dati ufficiali, si può partire dal valore medio delle controversie avviate negli ultimi quattro anni in primo e in secondo grado, così come risultante dalle statistiche della Giustizia tributaria e delle Finanze. Si scopre allora che le 318mila cause pendenti allo scorso 31 dicembre nelle commissioni tributarie provinciali valgono circa 28,9 miliardi di euro. Mentre le 150mila liti in corso davanti ai giudici regionali hanno un controvalore di 36,1 miliardi.

Nel complesso, il valore dei fascicoli sulle scrivanie dei 3.152 giudici tributari di primo e secondo grado arriva a circa 65 miliardi, di cui poco meno della metà riconducibili a ricorsi e appelli presentati nel 2016.

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A questa cifra va poi aggiunto il contenzioso in Cassazione, dove le pendenze fiscali sono in continuo aumento e alla fine del 2016 hanno tagliato il traguardo delle 50mila cause. Arrivare a una stima precisa, in questo caso, è più complicato, ma si può partire dai dati delle Entrate, secondo cui l’11,3% dei giudizi alla Suprema corte riguarda importi superiori al milione di euro. Una percentuale molto più alta di quella registrata per i nuovi ricorsi introdotti l’anno scorso in primo grado (l’1,4%), così come per gli appelli davanti alle commissioni regionali (2,7%).

Si tratta di un fenomeno logico, perché il rapporto costi-benefici nel processo diventa via via più sfavorevole per le cause di basso importo, che hanno perciò maggiori probabilità di essere abbandonate. I riflessi sui valori in gioco, però, sono evidenti: ipotizzando che le cause oltre il milione di valore in Cassazione abbiano lo stesso importo medio che in secondo grado (5,4 milioni) si può stimare che l’arretrato davanti alla Suprema corte valga circa 42,2 miliardi.

La base su cui si applicherebbe la definizione agevolata delle liti allo studio del Governo è dunque pari a 107,2 miliardi.

Per il momento mancano troppi dettagli per azzardare un’ipotesi sul recupero di gettito per l’Erario, ma è chiaro che i margini sono notevoli. Nel frattempo, sulla base dei dati attualmente disponibili, si possono mettere alcuni punti fermi:

in secondo grado e, ancor di più, in Cassazione l’arretrato è in aumento, e negli ultimi tre anni è cresciuto, rispettivamente, del 13,7% e del 20,1%;

in primo grado, al contrario, il trend è positivo e le pendenze potrebbero essere azzerate in poco più di quattro anni e mezzo;

le liti di valore inferiore a 20mila euro, sono meno numerose al progredire del processo, ma restano pur sempre il 56% del totale in commissione regionale e il 22% davanti alla Suprema corte.

Senza contromisure, perciò, è pressoché certo un peggioramento dell’arretrato in secondo grado e davanti alla Cassazione. Inoltre, siccome “arrivano” più cause di quante il sistema possa smaltirne, anche dopo un’eventuale definizione delle liti è probabile che l’arretrato si riproduca in pochi anni. In questo senso, sembra andare nella direzione giusta il potenziamento degli istituti deflattivi come la mediazione fino a 50mila euro.

Di pari passo, però, sarà fondamentale eliminare sul nascere potenziali fonti di contenzioso. Emblematica la mancata emanazione del decreto ministeriale per “sbloccare” l’esecutività delle sentenze a favore del contribuente. Il ritardo «rischia di generare un abbondante contenzioso, dato che molte commissioni appaiono orientate a riconoscere la esecutività anche delle sentenze emanate prima della data di pubblicazione del decreto stesso», come ha ricordato ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario Mario Cicala, l’ex presidente della sezione tributaria della Cassazione intervenuto a nome dell’Unione giudici tributari.

twitter@c_delloste

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