Riforma della Giustizia

Cause più brevi del 40%? Obiettivo possibile

Entro il 2026 la riduzione di durata prevista dal Pnrr si può centrare senza sforzi eccessivi in primo grado e soprattutto in appello

di Marco Fabri

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5' di lettura

Nell’ambito del Pnrr vi è un capitolo importante dedicato alla giustizia. Gli obiettivi (target) da raggiungere riguardano principalmente la diminuzione dell’eccessiva durata dei procedimenti civili e penali e la riduzione del cosiddetto «arretrato Pinto».

Il taglio tempi di civile e penale

L’obiettivo fissato nel Pnrr per misurare la diminuzione della durata dei procedimenti in tutti e tre i gradi di giudizio è l’indicatore prognostico del disposition time. Al 30 giugno 2026 il rapporto (disposition time) fra procedimenti pendenti e procedimenti definiti dal 1° luglio 2025 al 30 giugno 2026, moltiplicato per 365 giorni dovrà essere il 40% in meno rispetto al disposition time rilevato al 31 dicembre 2019 (baseline) per i procedimenti civili, e del 25% per i procedimenti penali.

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L’arretrato civile «cronico»

L’altro obiettivo da raggiungere è la riduzione dell’arretrato civile, definito in base ai criteri della legge “Pinto” (che regola i risarcimenti per i processi troppo lunghi): si tratta dei procedimenti pendenti da oltre tre anni per i Tribunali e da oltre due anni per le Corti d’appello (mentre non è previsto alcun obiettivo di eliminazione dell’arretrato ultrannuale in Cassazione, pure indennizzato in base alla legge Pinto). Questo obiettivo si deve raggiungere in due fasi.

A fine 2024, i Tribunali dovranno aver ridotto del 65% i procedimenti con anzianità superiore ai tre anni, le Corti d’appello del 55% quelli ancora pendenti da oltre due anni. Al 30 giugno 2026 tutti gli uffici di primo e secondo grado dovranno aver ridotto il rispettivo «arretrato Pinto» del 90%, mantenendo un 10% di procedimenti ancora pendenti oltre soglia, procedimenti che la Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (Cepej) definisce “buffer” (in realtà viene proposto al 5% o al 10%). Si tratta di una sorta di “zoccolo duro” di pendenze sempre presenti negli uffici giudiziari che per una serie di ragioni peculiari non si riesce normalmente a definire e che pertanto è opportuno non rientrino nell’obiettivo complessivo.

Obiettivo su base nazionale

Il raggiungimento degli obiettivi è calcolato su base nazionale, e ciò è molto importante perché, come è noto ma mai forse sufficientemente considerato, i dati sulla durata dei procedimenti sono molto diversi da ufficio a ufficio.

Concentrando l’analisi sui procedimenti civili, a livello nazionale, al 31 dicembre 2019 (baseline) in base ai dati del ministero il disposition time per i Tribunali era 556 giorni, per le Corti d’appello 654 giorni, per la Corte di cassazione 1.302, per un totale di 2.512 giorni.

Peraltro, per la Corte di cassazione si segnala una piccola differenza fra i valori indicati dall’Annuario statistico per il 2019 e il 2020 e quelli pubblicati dalla Direzione generale di statistica, che producono due disposition time leggermente diversi: 1.302 per la Direzione generale, 1.293 se viene considerato il dato dell’Annuario della cassazione. Per le Corti d’appello si segnala una differenza di due giorni (da 654 a 656) dei dati elaborati rispetto a quelli del ministero della Giustizia. Con questi valori, il disposition time al 31 dicembre 2019 sarebbe di 2.505 giorni.

Quindi al 30 giugno 2026 il disposition time dei procedimenti civili a livello nazionale per i tre gradi di giudizio dovrà essere pari a 1.500 giorni circa (il 40% in meno dei 2.505 giorni rilevati nel dicembre 2019), mentre il numero di procedimenti ultra-triennali pendenti nei Tribunali non dovrà essere superiore a 33.774 (10% di 337.740) e a 9.837 procedimenti nelle corti di appello (10% di 98.371).

Il dettaglio per gli uffici

La circolare del 12 novembre 2021 della Direzione generale di statistica e analisi organizzativa del ministero della giustizia ha poi ulteriormente dettagliato gli obiettivi del disposition time.

La circolare specifica che: «L’analisi condotta in ordine alle condizioni di partenza e alla effettiva possibilità di raggiungimento nell’orizzonte di Piano, ha successivamente indotto ad una distribuzione dei target di durata tra uffici di merito e di legittimità», con una riduzione, sempre per quel che riguarda i procedimenti civili, del 56% rispettivamente per i Tribunali e per le Corti d’appello e del 25% per la Cassazione.

Nel mese di febbraio 2022 il ministero della Giustizia dovrebbe assegnare gli obiettivi ai singoli uffici giudiziari, ma nel frattempo proviamo a verificare con i dati disponibili se gli obiettivi relativi al disposition time dei procedimenti civili appaiono raggiungibili.

Come si vede dal grafico relativo ai Tribunali, il 2020, anno ovviamente particolare per il Covid, ha visto una considerevole diminuzione dei nuovi procedimenti (-21%) e un’altrettanta notevole e simile diminuzione dei procedimenti definiti (-24%). Tendenza che fra l’altro si riscontra frequentemente nelle serie storiche dei dati giudiziari: alla diminuzione o all’aumento dei procedimenti sopravvenuti corrisponde molto spesso un altrettanto decremento o incremento dei procedimenti definiti.

Sulla base di questi dati, il disposition time al 30 giugno 2026 dovrebbe quindi passare da 719 giorni del 2020 a 244 giorni (-56% del disposition time del 2019).

Il test di fattibilità

Con questi numeri proviamo a fare una semplice simulazione tenendo conto che, seppure da anni si osservi una progressiva diminuzione delle nuove iscrizioni di procedimenti civili, per prudenza e per semplicità, viene mantenuto costante dal 2021 al 2026 il numero di procedimenti sopravvenuti, prendendo come riferimento quelli del 2019.

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LE SIMULAZIONI SUL TAGLIO DEI TEMPI (DISPOSITION TIME*)
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Partendo da queste considerazioni, il grafico qui sopra mostra come incrementando i procedimenti definiti annualmente dell’8,3%, rispetto ai definiti nel 2019 e con sopravvenuti costanti, si raggiungerebbe l’obiettivo del disposition time fissato a 244 giorni. Una riduzione complessiva a livello nazionale che sembrerebbe tutt’altro che impossibile da raggiungere, e che comunque dovrà essere modulata fra i vari Tribunali italiani per tenere conto dell’enorme variabilità delle prestazioni.

Corti d’appello e Cassazione

Una simulazione simile può essere fatta anche per le Corti di appello. Anche in questo caso la diminuzione dei procedimenti iscritti nel 2020 rispetto al 2019 è notevole, oltre il 18%, ancora più alta è la riduzione dei procedimenti definiti che segna un meno 26 per cento.

Il grafico relativo propone una simulazione simile a quella già effettuata per i Tribunali. Supponendo che i procedimenti civili iscritti nelle Corti di appello rimangano costanti ai numeri del 2019, l’obiettivo della riduzione del 56% del disposition time a livello nazionale pari a 288 giorni sarebbe raggiunto piuttosto facilmente, addirittura riducendo del 3,9% rispetto al 2019 il numero di procedimenti definiti annualmente.

Per la Cassazione, la simulazione proposta con gli stessi criteri già utilizzati in precedenza, quindi supponendo lo stesso numero di procedimenti sopravvenuti nel 2019 anche dal 2021 a giugno 2026, mostra come per raggiungere l’obiettivo fissato dal Pnrr occorra prevedere almeno un incremento annuale dei definiti del 23,8% rispetto al 2019. Un obiettivo, sulla carta, certamente più ambizioso rispetto a quello dei Tribunali e delle Corti d’appello.

Una meta raggiungibile

Come indicato, oltre a questi obiettivi dovranno poi essere raggiunti anche quelli relativi al penale e alla riduzione dell’arretrato Pinto dei procedimenti civili, ma come si è mostrato attraverso queste plausibili simulazioni, almeno gli obiettivi relativi alla diminuzione del disposition time nel settore civile sembrano davvero raggiungibili senza sforzi particolarmente significativi.

Forse si poteva essere un pochino più ambiziosi, considerando anche l’esercito di assunzioni previste (oltre 21mila), ma se l’obiettivo prioritario era quello di creare le condizioni per incassare i finanziamenti del Pnrr la negoziazione con la Commissione europea, almeno per quanto riguarda la riduzione del disposition time in ambito civile, è stata certamente condotta in modo efficace.

Dirigente di ricerca-Cnr

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