Italia

Cavalieri di Malta, processo alla svolta

di Carlo Marroni

3' di lettura

È una delle tante attrazioni della capitale: la vista in lontananza della cupola di San Pietro attraverso il buco della serratura del grande portone della villa del Priorato dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, all’Aventino. Da qualche giorno questa suggestione visiva, però, lascia spazio a una metafora amara dei rapporti tra il vertice del più antico ordine religioso-laicale cattolico e la guida stessa della Chiesa.

È un momento di crisi tra la Santa Sede e i Cavalieri di Malta, consumata su decisioni di “governo” dell’Ordine e sulle modalità di coinvolgimento dei piani alti del Vaticano, compreso Francesco. Comunicati pubblici e lettere riservate stanno rendendo questo caso unico nel suo genere, che tuttavia non scalfisce l’opera di assistenza che l’Ordine svolge nelle zone di emergenza in tutto il mondo, compresa quella di queste ore in Abruzzo, dove sono presenti squadre di volontari con al braccio la croce di Malta.

Loading...

La vicenda inizia il 10 novembre, quando il cardinale patrono dell’Ordine, Raymond Leo Burke, va in udienza dal Papa, pochi giorni prima (ma si tratta di una coincidenza, si saprà poi) della pubblicazione degli ormai famosi «dubia» su Amoris Laetitia, e in particolare sui divorziati risposati. In base a delle ricostruzioni successive nel colloquio il cardinale, ultraconservatore, avrebbe chiesto al Papa una sorta di avallo per poter intervenire sia in difesa dell’ordine sia contro presunte infiltrazioni esterne sia contro delle pratiche contrarie alla morale cattolica, come la distribuzione di preservativi avvenuta in tre Paesi, Myanmar, Sud Sudan e Kenya. Nei giorni successivi a quell’udienza, Francesco – ha rivelato Vatican Insider – indirizza una lettera a Burke per i vertici dei Cavalieri di Malta e sollecita la soluzione delle controversie interne all’Ordine, ma da perseguire con il dialogo.

Ma gli eventi corrono veloci e a inizio dicembre si apprende che il Gran Maestro dell’Ordine, fra Matthew Festing ha rimosso dal suo incarico il Gran Cancelliere, il tedesco Albrecht Freiherr von Boaselager (il fratello Georg da poco è consigliere dello Ior, nominato dopo lo scoppio del caso, entrambi figli di un ufficiale che partecipò all’operazione Valchiria per uccidere Hilter). Perché? L’accusa che gli piove addosso è quella relativa alla distribuzione dei preservativi, anche se come è stato appreso in seguito fu lui stesso a chiudere le distribuzioni quando lo venne a sapere. Ma ormai la decisione era stata presa, con il pieno consenso del battagliero cardinale Burke e del consiglio, visto che il “primo ministro” aveva rifiutato di dimettersi davanti alle accuse, da lui respinto. Insomma, una faccenda di potere interna all’ordine, che tuttavia è “religioso e laicale” e legato alla Santa Sede, anche se giuridicamente autonomo.

Nelle ore cruciali partono dalla terza loggia ben due lettere del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin in cui si rimarca la linea del Papa del “dialogo”, ma la decisione di cambiare Boaselager resta, e si insedia il maltese John Edward Critien. E così il 22 dicembre il Papa interviene, questa volta pubblicamente, e insedia un gruppo di studio per appurare i fatti: ne fanno parte cinque persone, di cui quattro membri dell’ordine, tra cui il coordinatore Silvano Tomasi, già nunzio apostolico. Non è commissariamento ma certamente un intervento molto deciso. Poi, il 10 gennaio, scoppia la bomba: l’ordine, afferma il Gran Maestro, non collaborerà con la commissione, in nessun modo, riaffermando la propria sovranità. Punto. E a seguire in una lettera riservata a una ventina di persone in cui Festing solleva dubbi su presunti “conflitti di interesse” di tre membri della commissione, conditi con questioni di denaro. Un doppio attacco quindi. Ma la Santa Sede non ci sta e, in una nota, due giorni fa, prima riconosce «l’encomiabile lavoro svolto dall’ordine» ma poi respinge nettamente ogni tentativo di screditare le figure e l’opera della commissione e va oltre e dice di attendere – entro fine mese - la relazione per poter prendere le decisioni «in ciò che le compete».

Cosa deciderà il Papa? Diverse potrebbero essere le opzioni di Bergoglio, sia sulla posizione cardinale patrono Burke o sul Gran Maestro, che è un religioso che ha preso i voti. Ma sono giudicate improbabili, così come un commissariamento, giuridicamente non percorribile. Si vedrà. Ma certamente la vicenda rivela come ai tempi di Francesco i processi marciano spediti, quando il Papa decide di intervenire.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti