La fondatrice e managing partner di New deal advisors

Caverni: «Serve più ingaggio dagli investitori, senza diventare per forza attivisti»

La fondatrice e managing partner di New deal advisors, consigliera indipendente di quotate

1' di lettura

Mara Caverni, fondatrice e managing partner di New deal advisors, partecipa ai consigli di amministrazione da indipendente, per scelta nelle liste di maggioranza. «Per me – spiega a forum sulla corporate governance Sole 24 Ore-Morrow Sodali – la competenza è un concetto che comprende tutto, anche l'esperienza. Non penso sia un concetto che possa essere standardizzato, ma che vada calato nelle singole realtà aziendali». Dal suo punto di vista gli investitori istituzionali dovrebbero essere un po' più “engaged”, «che non vuol dire essere attivisti, ma vuol dire non avere un approccio standardizzato su tutto e per tutti gli emittenti».

«A volte - è la sua percezione – si arriva un po’ all’assurdo per cui il management o la catena decisionale sono fortemente influenzati dalla preoccupazione di cosa diranno poi i proxy. Ci vuole buon senso: se una decisione è sana e buona per l'azienda, la si spiega, ma bisogna avere interlocutori preparati ad ascoltare». Sul tema dell'internazionalizzazione del board, bisogna capirsi. Cosa vuol dire?, si chiede Caverni. Avere lo straniero in cda o avere qualcuno che abbia dimestichezza con l'ambiente internazionale? «No», invece, all'elezione annuale degli amministratori, perché «le aziende hanno bisogno di stabilità».

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