itticoltura

Caviale, Italia leader in Europa: l’85% della produzione all’export

Quantità attestate sulle 53 tonnellate l’anno. La trota è il pesce più venduto, seguita da spigole e orate: made in Italy solo il 15% del fabbisogno

di Silvia Marzialetti


default onloading pic
I prezzi del caviale vanno da 400 a 2mila euro al chilo

3' di lettura

Primo produttore europeo e terzo produttore mondiale: pur non costituendo un elemento simbolo della tavola mediterranea, il caviale rappresenta per l’Italia importanti opportunità di business all’estero, con la quota legata alle esportazioni balzata in pochi anni all’85 per cento.

Usa, Gran Bretagna, Germania, Brasile, Medio Oriente i principali clienti delle pregiate uova di storione, il cui valore oscilla in una forbice molto ampia, che va dai 400 euro ai 2 mila euro al chilo, per un giro d’affari che supera i 25 milioni di euro. Nei primi nove mesi del 2019 (Fonte Api, Associazione piscicoltori italiani) i valori si sono stabilizzati sulle 53 tonnellate l'anno, trend che è andato via via consolidandosi negli ultimi tre anni, superata la soglia delle 50 tonnellate e in concomitanza con la progressiva conquista del mercato da parte della Cina, oggi leader mondiale con un range di produzione al 2017 oscillante tra le 75 e le 144 tonnellate, secondo Eumofa. L’Osservatorio della Commissione europea stima in 30,6 tonnellate nel 2017 l’import di caviale dai Paesi non europei: trend in aumento del 32% rispetto al 2016, con una netta prevalenza dell’import dal Paese asiatico (88%), seguito da Uruguay e Israele.

Nove le specie di storione allevate in Italia, con una concentrazione prevalente tra Piemonte, Lombardia e Veneto, dove sedici aziende di acquacoltura (di cui sette specializzate nel caviale) fanno da top player.

A parte i picchi legati alle festività, in Italia il caviale rimane un prodotto di nicchia, dove la trota si conferma il pesce più venduto, seguito da spigole e orate. Lo conferma l’Associazione piscicoltori italiani, anticipando i dati relativi alla produzione dell’acquacoltura nei primi undici mesi del 2019. Sulla trota, la percentuale di crescita rispetto all’analogo periodo del 2018 è minima e ammonta al 3,2%, ma il dato che colpisce è il cambiamento a livello di tipologie di produzione, che attesta una progressiva diminuzione delle taglie piccole (trota bianca classica), a favore delle taglie superiori al chilo, cresciute del 15%, mentre le vendite di trota salmonata si mantengono costanti.

Il trend è dovuto al cambio dei consumi e Andrea Fabris, direttore dell’Api, lo spiega in questi termini: «Sia i singoli consumatori, che il mondo della ristorazione, prediligono la taglia grande perchè si presenta meglio. Un contributo è arrivato anche dalla pesca sportiva». Nel 2018 la produzione di trota ammontava a 37.500 tonnellate, per un valore di 120 milioni; il prodotto – di cui l’Italia risulta essere primo produttore Ue – funziona molto bene all’estero, con una quota di export tra il 30 e il 40%, indirizzata principalmente verso Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Austria.

Si mantiene stabile la produzione di orate e spigole, con una netta produzione delle prime sulle seconde, e con valori molto vicini a quelli del 2018: 9.700 tonnellate per 75 milioni le orate e 7.300 tonnellate per 59 milioni le spigole. A frenare la crescita le forti mareggiate del 2018 in Sicilia, Lazio e Liguria, che hanno danneggiato gli stock, mentre sul fronte della potenzialità produttiva le stime sono in crescita, con gli avannotti di orata saliti a 90 milioni (dai 70 milioni del 2018) e quelli di spigola cresciuti a 40 milioni (erano 30 milioni due anni fa). L’Italia rappresenta il mercato di consumo più alto del mondo ma è coperto soltanto per il 15% dalle nostre produzioni.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...