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Cavit investe in sensori e software per una viticoltura sostenibile

Dalle viti al vino un flusso di dati integrato basato sull’utilizzo di un mix di tecnologie informatiche e digitali danno vita alla Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola (Pica)

di Gianni Rusconi

Un vigneto di Cavit

4' di lettura

I numeri dicono molto ma non tutto: oltre 5.250 viticoltori (tutti della provincia di Trento) e 5.800 soci, un’area coltivata a uve pari a oltre il 60% del territorio della Provincia coperto da vitigni, 30mila particelle fondiarie e undici cantine sociali. Sono i numeri di Cavit, uno dei principali consorzi vinicoli italiani, marchio noto anche al grande pubblico per la diffusa presenza delle sue etichette negli scaffali della grande distribuzione. E con un fatturato consolidato 2020/21 di 271 milioni.

Ciò che è meno noto è il flusso operativo che parte dalla cura delle viti in campo per arrivare al prodotto finito, un flusso fortemente basato sull’utilizzo di un mix di tecnologie informatiche e digitali.

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Pica, acronimo di Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola, è per l'appunto il sistema che Cavit ha perfezionato dopo la messa in funzione una dozzina di anni fa in collaborazione con due nomi storici dell'attività di ricerca in Trentino, la Fondazione Edmund Mach e la Fondazione Bruno Kessler. La portata di questo progetto è stata (ed è) tale da meritarsi l'appellativo di “piattaforma tecnologica più avanzata in Italia per l'implementazione di una viticoltura intelligente ed eco sostenibile”.

L’evoluzione nel tempo della piattaforma, che nel 2021 ha ricevuto il Premio Innovazione Smau, ha portato a un'interfaccia digitale che oggi permette ai vari soggetti abilitati (l'accesso online e via app ai dati di Pica è esteso dal 2016 a tutti gli enologi e ai tecnici dei produttori consorziati) di poter visualizzare in modo dettagliato via computer, tablet o smartphone i vari vigneti, con la possibilità di ricevere specifiche e mirate indicazioni per la coltivazione

«Nel 2010 – spiega in proposito Andrea Faustini, enologo e responsabile scientifico del team agronomico di Cavit – una piattaforma simile non esisteva in Italia e a detta degli addetti ai lavori non c’è neppure oggi un sistema in cui confluisca una quantità maggiore di dati, e in grado di uniformare in modo integrato le informazioni condivise con i software gestionali dei vari produttori».

Il progetto Pica, dicono i diretti interessati, nasce dal presupposto che quella di Trento è una provincia con un'enorme varietà di climi, altitudini e paesaggi, e con tipologie di terreno adibite alla viticoltura molto diverse tra loro. Da qui l'esigenza di una conoscenza più approfondita del territorio, oggetto infatti di una meticolosa mappatura per registrare di ogni ettaro la conformazione geologica, la tipologia di suolo, il livello di radiazione solare, l'altitudine e l'esposizione.

Il via al progetto è stato dato, come ricorda Faustini, con la posa di diverse batterie di sensori in abbinamento a una serie di stazioni meteo posate nelle aree ritenute più critiche per il rilevamento di dati meteorologici da inserire in piattaforma (oggi Pica pesca dati da circa 120 stazioni meteo in tutto il Trentino e di queste una quindicina sono di proprietà di Cavit) e la definizione di modelli per la gestione ottimizzata della vendemmia rispetto ad obiettivi di risparmio idrico (si arriva a punte del 30% nella riduzione del consumo di acqua per irrigare le viti), di prevenzione delle malattie parassitarie e del conseguente minore utilizzo di pesticidi chimici.

Il “segreto” di Pica è in buona sostanza la sua capacità di macinare la poderosa mole di informazioni generate dai singoli produttori con i dati rilevati e aggiornati in tempo reale durante l'intero arco dell'anno per quanto riguarda l'esposizione delle uve al sole, l'umidità del terreno, le temperature, gli sbalzi termici, gli eventi atmosferici.

A quale scopo? Aiutare gli enologi del Consorzio nell'implementazione di nuovi filari e di nuovi impianti e nella gestione dei vitigni esistenti, nella pianificazione degli interventi agronomici e nella risoluzione di incidenti patogeni quando questi vengono a manifestarsi, favorendo in caso di necessità un'azione mirata sul territorio ed evidenziando direttamente sulla mappa digitale le zone interessate dal problema.

Il vanto di questa piattaforma, che si appoggia a server in cloud gestiti da uno spin off della Fondazione Kessler per archiviare tutti i dati, è in altre parole quella di conoscere nei minimi dettagli ogni singolo vitigno di tutti i viticoltori che compongono la filiera Cavit e di “ridistribuire” in tempo reale le informazioni raccolte ed elaborate in modo immediato e semplice, tramite sms o e-mail, aiutando di conseguenza i vari viticoltori nella scelta delle tecniche agronomiche, nel monitoraggio delle patologie fungine per ridurre al minimo i trattamenti protettivi o ancora controllare lo stato di maturazione delle uve per la corretta organizzazione della vendemmia.

L'ulteriore valore aggiunto portato in dote da Pica, infine, è nella possibilità di elaborare modelli previsionali e supportare le decisioni di medio periodo attraverso la consultazione e la condivisione di dati geografici e storici (come l'Atlante Climatico o la Carta dei Suoli), individuando per esempio con precisione scientifica le varietà di uve più adatta ad ogni singola zona oppure pianificare lo sviluppo dei vigneti e convertire le coltivazioni seguendo l'evoluzione della domanda. A tutto beneficio del team di agronomi specializzati di Cavit e di tutti i viticoltori che fanno parte del consorzio.

«Da questo progetto – conclude Faustini – sono nate altre piattaforme di analisi utilizzate da altri produttori in Italia e il fatto che i nostri partner tecnologici siano costantemente al lavoro per aggiornare la piattaforma ci garantisce la continuità di sviluppo della stessa nel tempo». Nel segno di un'innovazione intelligente (perché basati sui dati) e sostenibile.


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