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Cbre: semestre con volumi a quota 3,9 miliardi

Si allontana il record del 2019 oltre i 12 miliardi. Resistono gli uffici nonostante i cambiamenti dovuti allo smart working e alla necessità di distanziamento

di Paola Dezza

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(Ansa)

Si allontana il record del 2019 oltre i 12 miliardi. Resistono gli uffici nonostante i cambiamenti dovuti allo smart working e alla necessità di distanziamento


2' di lettura

I primi tre mesi del 2020 hanno arginato l’impatto pesante del Covid-19 sulle attività immobiliari, adesso siamo alla fine dei primi sei mesi e i numeri che emergono sono in calo ma mostrano una certa “resilienza” del settore.
Cbre ha pubblicato il report che analizza l’andamento del primo semestre dal quale si evince il volume degli investimenti nel real estate non residenziale si è attestato a quota 3,9 miliardi di euro, di cui due miliardi nel secondo trimestre. Un dato decisamente al di sotto del 2019, quando nell’intero anno si sono superati i 12 miliardi.

I dati non escludono l’impatto pesante che la pandemia avrà sull’immobiliare. “Gli effetti dell'emergenza Covid-19 non si sono ancora pienamente manifestati e bisognerà attendere i prossimi trimestri per avere un quadro chiaro della situazione nel settore, ma i dati mostrano performance migliori rispetto a quanto ipotizzato all'inizio del lockdown, sostenute soprattutto dal carry over di operazioni iniziate in una fase precedente, che giungono adesso a compimento” dichiara Alessandro Mazzanti, ceo di Cbre Italy.

Con una conferma: si cerca la qualità che possa mantenere il valore nel tempo.
L’interesse degli investitori è, al momento, concentrato più sui prodotti core che su quelli value-add. Il lockdown ha prodotto però come effetto negativo la contrazione degli investimenti esteri, come era immaginabile vista l’impossibilità nel periodo di viaggiare e fare visite di asset o cantieri. I volumi in arrivo dall’estero sono così scesi dal 75% del totale al 45%.

L’asset class più gettonata resta quella degli uffici con volumi di 1,8 miliardi nel semestre, in lieve crescita rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche se resta sotto i riflettori per via della crescita dello smart working che potrebbe portare cambiamenti alla ricerca di spazi a uso ufficio. “La fine dell'emergenza non ha, infine, risolto i dubbi legati al take-up e alla quantità di spazio che gli occupier chiederanno in futuro: per avere risposte certe e capire dunque l'atteggiamento degli investitori sul fronte del rischio di tenancy e vacancy bisognerà attendere i prossimi mesi e, probabilmente, il 2021” recita il report. Protagonista assoluta degli investimenti è ancora Milano, che detiene il 72% del totale con 1,3 miliardi investiti, mentre la capitale è stata interessata da investimenti per 280 milioni. I volumi di assorbimento sono scesi del 31% a Milano e del 70% a Roma rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il retail chiude il semestre con volumi pari a 920 milioni investiti, risultato dovuto prevalentemente ai deal di portafoglio del primo trimestre. Il comparto, il più penalizzato insieme agli hotel dalla crisi, risente della cautela adottata dagli investitori.
Anche gli hotel, sotto i riflettori per la scarsità di turisti, alla fine hanno chiuso i sei mesi con qualche operazione importante che ne ha portato gli investimenti a quota 450 milioni. In primis grazie alla vendita del Bauer & Palazzo a Venezia da parte del fondo Elliott all’austriaca Signa. Intanto è arrivata la notizia nei giorni scorsi della futura apertura del The Carlton di Milano in gestione a Rocco Forte hotels.

Per la logistica semestre sostanzialmente in linea con i volumi dello stesso periodo dello scorso anno (270 milioni di investimenti da inizio anno).


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