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CDC ricicla e rigenera fibre per capi impermeabili glamour

La start up ha creato una tecnologia per realizzare con tessuti invenduti e plastiche rigenerate una collezione genderless e body positive

di Paola Dezza

3' di lettura

La ricerca spinta sul terreno dell’innovazione dei tessuti e della sostenibilità è la base della nascita della start up CDC. Cristina di Carlo, toscana, libera professionista nel campo della moda, ha scelto di brevettare nel 2019 una nuova tecnologia per recuperare scarti plastici di polietilene post consumo, come il classico sacchetto della spazzatura nero e utilizzarli in unione a tessuti difettati o a rimanenze tessili di magazzino. In questo modo ha dato vita a una collezione di capi impermeabili contraddistinti dal colore e da una una modellistica no gender e body positive.

«Ogni capo è studiato per abbracciare ogni tipo di corpo e fisionomia - dice Cristina al Sole 24 Ore -. Le nostre collezioni sono dominate da colori forti ed a contrasto, vogliono esprimere la gioia di vivere e rendere le giornate di chi indossa Cdc STUDIO meno grigie, in quanto capi impermeabili adatti alle giornate piovose».

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Il processo brevettato unisce le componenti in modo meccanico senza processi chimici, grazie a una partnership con uno spin off del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa affinché il materiale finale possa essere a sua volta riciclato.

«Il tessuto principale è Cōēo, nato da una nuova tecnologia brevettata - dice la founder del brand -, che va a recuperare tessuti invenduti e invendibili e plastiche rigenerate, che altrimenti finirebbero in discarica, dandogli nuova vita. Il nostro tessuto, oltre ad essere utilizzato per le collezioni, viene proposto come tecnologia alle aziende tessili che hanno rimanenze di magazzino di cui vogliono disfarsi: infatti con Cōēo è possibile portare a nuova vita tessuti difettati o non più utilizzabili e reimmetterli sul mercato senza crearne di nuovi, andando a ridurre del 50% l'emissione di CO2 in atmosfera ed a ridurre notevolmente lo spreco di acqua di cui purtroppo l'industria tessile è famosa».

I tessuti utilizzati, oltre a Cōēo, provengono principalmente da deadstock o da fibre rigenerate. Non solo. Anche le etichette applicate ai capi di abbigliamento sono realizzate con un filato derivante da bottiglie di plastica riciclate mentre i bottoni sono realizzati in zama riciclata con galvanica sostenibile. Ogni capo è praticamente prodotto a km zero.

Tutto il processo è sostenibile per arrivare a due collezioni, una estiva e una invece invernale. L’idea è però di ampliare la creatività. «A Natale faremo anche delle capsule collection con scarti di produzione - racconta ancora Cristina -. Rimangono sempre e comunque piccole pezze e per evitare lo spreco faremo una serie di cappellini oppure delle shopping bag. Sempre in ottica di risparmio rivendiamo anche il campionario estivo».

L’azienda ha come obiettivo quello di non avere magazzino. Le vendite avvengono tramite il canale online, che sta crescendo, e alcuni negozi soprattutto all’estero, in particolare nel nord Europa, dove il tema sostenibilità è molto sentito. Shop con i prodotti CDC sono presenti quindi in Belgio, Paesi nordici, ma anche la boutique Gianoli a Como.

Al momento la produzione verte su circa 200 capi, dato che la collezione estiva è partita solo lo scorso anno, mentre la start up data l’anno 2020.

«Ci occupiamo di ogni fase della lavorazione: dal tessuto alla confezione finale, per assicurarci che gli standard di sostenibilità rimangano alti - conclude -. Grazie alla nostra idea imprenditoriale abbiamo vinto la call per startup FLORENCE4SUSTAINABILITY organizzata dall'incubatore fiorentino Murate Idea Park».

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  • Paola DezzaCaposervizio Responsabile Real Estate

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: mercato immobiliare, architettura, finanza immobiliare, lifestyle, turismo, hotel e ospitalità

    Premi: “Key player of the italian real estate market” di Scenari Immobiliari

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