ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIn tarda mattinata

Cdm accelera su Pnrr, ok finale alla concorrenza: a gara anche i trasporti locali

All’esame finale i decreti sui servizi pubblici locali e sugli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico oltre al nuovo Codice degli appalti

di Gianni Trovati

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro Raffaele Fitto (Affari europei, politiche di coesione e Pnrr), durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo nell’aula della Camera - ANSA/ETTORE FERRARI

3' di lettura

Il governo stringe sull’attuazione delle riforme del Pnrr e nel consiglio dei ministri atteso in tarda mattinata dopo la cabina di regia sul piano porta all’esame finale i decreti legislativi sui servizi pubblici locali e sugli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico oltre al nuovo Codice degli appalti annunciato nei giorni scorsi. Non solo: sui servizi locali, milestone cruciale per le regole sulla concorrenza da chiudere entro fine anno, il testo che sarà esaminato oggi è per certi versi più rigido di quello approvato a ottobre dal governo Draghi, e include ferrovie generali e trasporto pubblico locale nella griglia dei nuovi limiti agli affidamenti senza gara.

È una scelta, questa, costosa per ampi settori della maggioranza, che a partire dalla Lega hanno sempre contrastato con successo fin dai primi tentativi del 2008 le ipotesi di riforma più ambiziose nel liberalizzare i monopoli locali. Ma dettata da un fitto confronto con la commissione europea, proseguito anche negli ultimi giorni mentre Camera e Senato licenziavano i pareri in tempi record. Resta invece l’esclusione esplicita per energia elettrica e gas naturale.

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I nuovi limiti agli affidamenti in house, cioè alla modalità quasi esclusiva con cui gli enti affidano i servizi pubblici locali senza gara alle proprie partecipate, sono il cuore della riforma. In sintesi, le nuove regole puntano ancora una volta a trasformare l’in house da abitudine universalmente seguita a eccezione da giustificare.

Per raggiungere quest’obiettivo, si prevede che le delibere con gli affidamenti diretti debbano basarsi su «una qualificata motivazione che dia espressamente conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato». Gli enti in pratica dovrebbero dettagliare i vantaggi in termini di costi, qualità del servizio, investimenti e impatto sulla finanza pubblica che si otterrebbero evitando di scegliere il gestore con gara. Questa motivazione dovrà tener conto anche dei «risultati conseguiti in eventuali pregresse gestioni in house». La delibera andrà pubblicata sul sito dell’Anac (e non dell’Osservatorio sui servizi pubblici locali come prevedeva il primo testo) 60 giorni prima di far partire il contratto di servizio con l’affidatario. Le autorità di regolazione di ogni settore dovranno individuare i costi di riferimento e gli indicatori minimi di qualità dei servizi, e predisporre gli schemi tipo per i piani economico-finanziari e i bandi di gara.

Fin qui l’impianto generale. In cui però rientreranno espressamente, e questa è la novità più importante, anche le ferrovie regionali e il trasporto pubblico locale. Di conseguenza, per esempio, alla scadenza degli affidamenti attuali le città dovranno provare a dimostrare che per tram e autobus è più conveniente e utile rinunciare al mercato. Il compito può essere complicato per ragioni opposte. Per il Comune di Roma ad esempio non sarebbe semplice giustificare la scelta di proseguire con Atac anche alla luce «dei risultati conseguiti dalle pregresse gestioni» (l’azienda ha chiuso il 2021 con un rosso di 44,9 milioni, il doppio del 2020); ma altrettanto arduo sembra argomentare il «fallimento del mercato» in città dove i trasporti, al netto della crisi pandemica, hanno sempre macinato utili come accaduto a Milano con Atm (il gruppo ha perso 16 milioni nel 2021, contro il -48,5 milioni del 2020).

La novità arriva nel giorno in cui il settore, con un emendamento al decreto Aiuti-quater al Senato, ottiene un paracadute importante sulla distribuzione dei 5 miliardi annui del fondo nazionale trasporti che dovranno garantire sempre almeno il livello di risorse riconosciuto a ogni regione nel 2020; la clausola di garanzia riporta in scena la spesa storica, limitando nei fatti l’applicazione dei costi standard alle eventuali quote incrementali rispetto al 2020.

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