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Cdp apre a Palermo: «Più servizi per le Pmi siciliane»

di Nino Amadore

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(Imagoeconomica)


2' di lettura

PALERMO - C’è una rete, più o meno virtuale, di aziende siciliane che hanno costruito modelli di business che spesso travalicano i confini nazionali o addirittura continentali: dalla meccanica alla plastica, dall’open innovation al turismo.  Non sono poche anche se alcune di loro sono piccole e hanno una grande vitalità. Un campione di queste aziende, di una Sicilia che forse non ti aspetti, è stato protagonista della seconda tappa del road show organizzato dal Sole 24Ore in collaborazione con Cassa e depositi e prestiti e che si è tenuto ieri a Palermo. La sfida in Sicilia è di rimettere al centro la crescita del sistema imprenditoriale. Una sfida raccolta e rilanciata anche da Cassa depositi e prestiti che ha in programma di aprire a Palermo, entro il primo semestre del 2020, una sede che accolga anche chi, all’interno di Cdp, si occupa di finanziamenti alle imprese: «Siamo già operativi - dice Matteo Rusciadelli, responsabile sviluppo commerciale Centro-Sud di Cdp Imprese -. In quella sede andranno anche i nostri colleghi di Sace e Simest. Noi lavoreremo in completa complementarietà con il ruolo delle banche perché non possiamo essere un soggetto distorsivo del mercato. ma la nostra è una prospettiva diversa».

Questa seconda tappa dedicata a “L’impresa che vince nel mondo. La Sicilia del futuro”, ha provato a ribaltare lo stereotipo di un’isola rassegnata senza nascondere le difficoltà di una terra difficile, spesso in preda alla sfiducia ma che non si arrende: «Siamo qui - dice il presidente regionale del Gruppo giovani di Confindustria Gero La Rocca - . Abbiamo fatto una scommessa. Abbiamo scelto di provarci e facciamo di tutto, ogni giorno, per portare avanti a testa alta la nostra sfida fatta di infrastrutture assolutamente inadeguate per aziende 4.0; impianto normativo troppo spesso desueto e che ha finito col trasformare l’autonomia da opportunità a zavorra; una gestione avventurosa dei fondi pubblici; una pubblica amministrazione ancora troppo inefficiente che necessita di un riassetto, attraverso adeguati piani di fabbisogno del personale».

L’università, in questo caso quella di Palermo che ha ospitato il convegno a Palazzo Chiaramonte Steri, sede del rettorato, gioca e vuole giocare un ruolo importante: con Arca, l’incubatore di imprese, con almeno quattro master solo in lingua inglese, con un grande impregno a far rimanere i giovani in una terra che si sta depauperando per la grande emigrazione intellettuale: «Le iscrizioni sono tornate e a crescere - dice il prorettore Fabio Mazzola, ordinario di Politica economia - . Ma a proposito di imprese vorrei dire una cosa: i nostri studenti trovano spesso lavoro nelle grandi aziende presenti in Sicilia. Ma è dalle piccole, che sono poi la maggioranza, che noi ci aspettiamo risposte».

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