Interventi

Cdp ha in mano una leva decisiva per incentivare la parità di genere

di Stefania Bariatti e Paola Bonomo

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(Pierpaolo Scavuzzo / AGF)


3' di lettura

Nelle prossime settimane prenderà il via un importante strumento di risposta agli effetti della pandemia sulle imprese italiane: il Patrimonio Destinato gestito da Cassa depositi e prestiti (Cdp) previsto dal decreto Rilancio. Autorizzato lo scorso settembre dall’Unione europea, il Patrimonio Destinato, veicolo da 44 miliardi di euro in titoli appositamente emessi dallo Stato, potrà intervenire a sostegno delle imprese italiane sopra i 50 milioni di fatturato (escluse quelle bancarie e assicurative), con più modalità – conferimenti in capitale, obbligazioni obbligatoriamente convertibili, obbligazioni convertibili, e debiti subordinati.

Il Patrimonio Destinato privilegerà progetti che prevedano di impiegare i fondi in progetti di sviluppo tecnologico e digitale e di sostenibilità ambientale. Ma perché non cogliere l’occasione per richiedere alle aziende destinatarie di questa ingente somma di investimenti di fare un passo in avanti sulla parità di genere?

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Il nostro Paese deve migliorare l’occupazione femminile, anche nei settori oggi a predominanza maschile, e far sì che le donne contribuiscano attivamente e pienamente alla transizione ecologica e digitale. Nel quadro del Recovery Fund, il Presidente del Consiglio Conte si è espresso a favore dell’utilizzazione di una parte significativa delle risorse per l’occupazione femminile. Come l’Associazione M&M – Idee per un Paese migliore ha fatto notare in questi mesi, dobbiamo presentare proposte che comprendano: 1) la valutazione di impatto di genere; 2) l’applicazione del gender budgeting; e 3) il mainstreaming di genere, ovvero l’inserimento in maniera trasversale di valutazioni di genere a tutte le politiche e misure.

Il Patrimonio Destinato gestito da Cdp potrebbe, persino più rapidamente e con maggiore efficacia, incentivare il perseguimento di questo obiettivo di parità sostanziale. Questo proprio perché, essendo destinato non a progetti attuati anche da piccole o piccolissime imprese, ma bensì solo al risanamento e alla crescita di quel vasto mittelstand italiano di imprese che fatturano almeno 50 milioni l’anno, presuppone che sia già presente una certa organizzazione aziendale e quindi la capacità di attuare in concreto misure che per imprese di minori dimensioni potrebbero essere ritenute meno fattibili o troppo onerose. Ecco quindi alcuni criteri che riteniamo possano essere utilmente presi in considerazione per gli investimenti del Patrimonio Destinato:

1. Equilibrio di genere negli organi di amministrazione e di controllo;

2. Assenza o compressione del gender pay gap in azienda;

3. Parità di genere, o percorso verso la parità, nelle posizioni manageriali;

4. Obiettivi di parità di genere incorporati negli schemi di remunerazione (Mbo e Lti);

5. Pubblicazione della Dichiarazione non finanziaria, con disclosure di obiettivi e risultati raggiunti sui principali parametri di equità di genere.

Gli impegni assunti dovrebbero poi trovare un riscontro nella previsione di controlli periodici sull’attuazione concreta e di eventuali penalizzazioni in caso di inadempimento. Così come a livello statale saremo soggetti a valutazioni periodiche della Commissione europea sull’attuazione e l’avanzamento dei progetti inseriti nel Piano di rilancio e resilienza nel quadro del Next Generation Eu, è opportuno che la stessa assunzione di responsabilità sia applicata a tutti i livelli per tutte le misure. Dobbiamo dimostrare tutti, in questa fase, che non siamo solo eccellenti scattisti, ma che reggiamo la difficoltà e la fatica di una maratona, che sarà forse più lunga di quanto oggi riusciamo a prevedere.

L’assunzione di impegni per lo sviluppo e l’incentivazione del lavoro femminile andrebbe poi nella direzione virtuosa dello sviluppo del Paese nel suo complesso. Sono numerosissimi e noti gli studi e le ricerche che dimostrano come l’apporto delle donne al sistema economico e alla governance è cruciale e altamente positivo.

La Commissione europea ci chiede di incentivare le imprese destinatarie del Patrimonio a fare in modo che lo Stato possa conseguire exit nei tempi più brevi possibili e con una remunerazione adeguata del capitale, incentivarle allo stesso tempo a fare la loro parte nell’ardua partita che le donne giocano per la parità di carriere e retribuzioni in Italia ci sembra possa agevolare il raggiungimento di questo obiettivo, oltre a essere coerente con la sfida della nostra epoca, e soprattutto fattibile: sarebbe un peccato perdere quest’opportunità.

Associazione M&M - Idee per un Paese Migliore

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