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Cdp, da Pnrr 1 miliardo per alloggi universitari, 100mila posti letto

Il quadro emerge dall’analisi: “Student housing: quale futuro tra pubblico e privato?”. Nei futuri investimenti andrà privilegiata una diversificazione sia in termini di utenza target (non solo studenti ma anche lavoratori fuorisede), sia in termini di durata dei canoni di locazione (breve termine vs lungo termine)

di Andrea Carli

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4' di lettura

Il Pnrr stanzia per lo student housing circa un miliardo di euro (960 milioni), assegnati al ministero dell’Università e della ricerca con l’obiettivo di aumentare la dotazione di posti letto, prevedendo una riforma volta a incentivare il coinvolgimento del capitale privato. Per portare l’offerta di alloggi universitari ai migliori standard europei (tasso di copertura pari ad almeno il 20% degli studenti fuorisede) bisognerebbe incrementare l’attuale dotazione di circa 100mila posti letto. Questo numero, già significativo, sarebbe da rivedere al rialzo in considerazione della crescita attesa dei fuori sede iscritti nelle università del Paese nei prossimi anni. È quanto mette in evidenza un’analisi di Cdp, Cassa depositi e prestiti, dal titolo “Student housing: quale futuro tra pubblico e privato?”.

Dossier strategico

Il documento studia il fabbisogno di alloggi per studenti nelle città universitarie italiane, soffermandosi in particolare sulla domanda potenziale di posti letto, sul mercato delle locazioni private e sulle dinamiche della popolazione studentesca fuori sede. Il tema del potenziamento degli alloggi per gli studenti universitari è funzionale allo sviluppo di capitale umano qualificato e al superamento di diseguaglianze sociali ed economiche.

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Dove siamo

In un contesto in cui lo stock di studenti iscritti è rimasto sostanzialmente invariato, tra il 2015 e il 2019, il numero dei fuori sede è cresciuto costantemente, passando da 784.000 a oltre 830.000 unità. A trainare sono state le grandi città universitarie del Nord come Milano, Torino e Bologna, ma anche città che ospitano poli minori, come Ferrara o Modena. Nonostante la pandemia Covid, la tendenza è rimasta la stessa: nell’anno accademico 2020/2021, infatti, su oltre 34mila (34.778) nuovi immatricolati a Milano, ben 22mila (22.668) risultavano essere fuorisede (oltre il 65%). Ancora più emblematici i casi di Pisa e Ferrara, dove i fuorisede rappresentano circa l’80% dei nuovi immatricolati. Dall’altro lato, in Italia emerge una carenza strutturale di posti letto: l’offerta complessiva di posti letto per studenti fuorisede ammonta a circa 62mila unità, di cui oltre il 90% in strutture pubbliche o convenzionate (è la cosiddette “offerta istituzionale”). L’attuale disponibilità di alloggi per studenti copre dunque meno dell’8% dei fuorisede.

Il confronto con Francia, Germania e Spagna

È un valore - rileva il report di Cdp - «nettamente inferiore rispetto a quello registrato in Francia (23%), Germania (14%) e Spagna (11%). La Francia, ad esempio, vanta circa 365mila posti letto in residenze per studenti universitari. Si tratta di un livello 6 volte superiore a quello dell’Italia, a fronte di una popolazione universitaria soltanto 0,4 volte più grande. In Spagna, a fronte di un corpo studentesco analogo a quello italiano, ci sono quasi il 50% di posti letto in più (91mila).

Alloggi universitari urgenti a Milano, Torino. Roma e Bologna

Il fabbisogno risulta particolarmente urgente nelle grandi aree metropolitane (Milano, Torino, Roma, Bologna) e nelle città universitarie del Centro-Nord. Le misure previste dal Pnrr, secondo gli analisti di Cdp, rispondono a due circostanze: l’aumento di studenti fuorisede registrato negli ultimi anni e la carenza strutturale di alloggi in residenze universitarie. Analizzato sulla base di tre fattori chiave - domanda potenziale di posti letto, mercato delle locazioni private e dinamiche della popolazione studentesca fuorisede - il fabbisogno di alloggi per studenti risulta particolarmente urgente nelle città universitarie del Centro-Nord e, in particolare, nelle grandi aree metropolitane: il gap stimato a Milano è di circa 16 mila posti letto, poco meno di 7 mila rispettivamente a Torino, Bologna e Roma.

I nodi

Il forte potenziale di sviluppo del comparto, mettono in evidenza gli analisti di Cdp, «rischia però di essere ostacolato da tre fattori: l’assenza di una classe di investimento specifica riconosciuta a livello di sistema appetibile per gli investitori; la frammentazione della governance legata all’eterogeneità degli attori coinvolti; la mancanza di un quadro incentivante in termini fiscali e burocratici».

Priorità alla sostenibilità economico e finanziaria

Secondo l’analisi, i futuri interventi «dovranno essere orientati alla sostenibilità economico-finanziaria, anche privilegiando una diversificazione sia in termini di utenza target (non solo studenti ma anche lavoratori fuorisede), sia in termini di durata dei canoni di locazione (breve termine vs lungo termine)».

Student housing: la riforma delineata dal Pnrr

Per quanto riguarda lo student housing, il Pnrr prevede una riforma che: 1) promuova la partecipazione al finanziamento di investitori privati e l’apertura a partenariati pubblico-privati; 2) un regime di tassazione per gli investimenti privati in student housing simile a quello applicato per l’edilizia sociale; 3) una mitigazione dei requisiti di legge relativi allo spazio comune per studente disponibile negli edifici in cambio di camere (singole) meglio attrezzate; 4) agevolazioni per la ristrutturazione e il rinnovo delle strutture (prevedendo una percentuale di cofinanziamento maggiore di quella attuale del 50%) a elevato standard ambientale e 5) la digitalizzazione della procedura per la presentazione e la selezione dei progetti. Al momento della pubblicazione dell’analisi di Cdp, alcune previsioni della riforma (3, 4 e 5) sono state realizzate, e il Mur ha pubblicato un bando da 467 milioni di euro (di cui 300 individuati all’interno dei 960 milioni di euro stanziati dal Pnrr) per il cofinanziamento fino al 75% della realizzazione di alloggi e residenze per gli studenti universitari.

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