ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl riassetto

Cdp riorganizza il business: boom di finanziamenti a imprese e Pa

Nei primi 8 mesi sono state servite 23.200 aziende contro le 19.500 del 2021. Di Carlo: «Sempre più registi in affiancamento al sistema creditizio»

di Celestina Dominelli

Cdp: un miliardo per le imprese colpite dalla crisi per la guerra in Ucraina

4' di lettura

A monte, subito dopo il suo arrivo in Cdp nel marzo scorso, una profonda riorganizzazione dell’area business che è sotto la sua guida e che è stata avviata, con la regia dell’ad Dario Scannapieco, per imprimere al piano strategico 2022-2024 la giusta velocità. Grazie all’individuazione di quattro unità (Imprese e istituzioni finanziarie, Infrastrutture, Pubblica amministrazione, Cooperazione internazionale e finanza per lo sviluppo), con obiettivi stringenti e misurabili, e a un riposizionamento chiaro della Cassa nell’operatività. Così, a quasi dieci mesi dal lancio del piano, il vicedirettore generale e direttore del Business di Cdp, Massimo Di Carlo, traccia un primo bilancio dell’operatività del gruppo.

Il cambio di passo

Il cui cambio di passo emerge nettamente dai numeri registrati dalle quattro divisioni «che - spiega al Sole 24 Ore - sono il driver del business di Cdp e sono accomunate da un filo rosso: l’ambizione della Cassa, esplicitata nel piano industriale, di essere sempre più regista di alcune operazioni in affiancamento al sistema creditizio, con l’offerta di strumenti innovativi e la partecipazione a operazioni in pool, attraverso l’utilizzo di una formula blending di risorse proprie e fondi di terzi, sia private (banche e investitori) che pubbliche (europee, nazionali, e regionali)».

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Due nuove direzioni a riporto dell’ad

Un approccio diverso dal passato, dunque, con un focus rafforzato sulla strategicità e importanza dell’impresa richiedente (nonché della filiera produttiva), ma che tiene conto altresì dell’impatto non solo economico dell’intervento. E questo anche grazie alla creazione, spiega Di Carlo, come previsto dal nuovo piano industriale, «di due direzioni a riporto dell’ad (Strategie settoriali e impatto e Policy, Valutazione e Advisory) che concorrono a definire le priorità di investimento. Senza contare che verrà presto finalizzata l’approvazione di dieci strategie mirate (dalla transizione digitale all’energia) su cui Cdp deve prioritariamente investire». Insomma, un faro acceso sui risvolti legati alla messa a terra dei progetti. Che la Cassa ha attivato, per esempio, per valutare un progetto di ampliamento di un porto container del Nord Italia, per il quale la suddetta direzione Policy ha predisposto valutazioni mirate per stimarne l’impatto finanziario ma anche le ricadute economiche legate al mancato trasporto su gomma dal Nord Europa che il potenziamento eviterebbe.

Boom di imprese servite nei primi 8 mesi del 2022

Un cambio di passo evidente, quello impresso da Scannapieco, che è stato reso possibile, come rimarca Di Carlo, «dalla qualità delle persone che lavorano in Cdp» e che ha prodotto uno scatto netto «con 23.200 imprese servite nei primi 8 mesi del 2022 contro le 19.500 del 2021. È uno sforzo di penetrazione qualitativa e quantitativa imponente che ha messo in pista anche dei meccanismi di premialità collegati agli obiettivi Esg (sostenibilità ambientale, sociale e di governance)», chiarisce il manager, arrivato in Cassa dopo una lunga esperienza (quasi 30 anni) prima in Mediobanca, poi nell’attuale Muzinich&Co e, più di recente, in Illimity Sgr di cui era presidente. «Il nostro compito - aggiunge - è difendere l’assetto imprenditoriale ma anche alimentarlo con imprese di qualità, attraverso la nostra presenza nel venture capital, sostenendo le aziende in tutte le loro esigenze più importanti». Compresa quella di un affiancamento ad ampio spettro. «Attualmente - precisa - siamo impegnati nell’attività di advisory per il Pnrr, ma contiamo di essere operativi nei prossimi mesi anche sull’advisory per grandi progetti al di fuori del Recovery».

Focus potenziato sulla Pa

Si va quindi consolidando un modello di esercizio più mirato che caratterizza ormai anche l’interlocuzione con la Pa dove, ricorda Di Carlo, «Cdp è leader indiscussa del mercato con una quota sopra il 90% e con il 90-95% degli enti locali italiani (regioni, Comuni ma anche università e autorità portuali, solo per citarne alcuni) che ha un rapporto storico con la Cassa come partner finanziario di lungo periodo a sostegno dei piccoli e grandi investimenti sul territorio». Un rapporto che è andato intensificandosi nell’ultimo periodo tanto che, solo nei primi 8 mesi del 2022, sono stati oltre mille gli enti pubblici territoriali serviti contro i 583 dello stesso periodo del 2021. E questo, sottolinea il vice dg di Cassa, «anche grazie a una rete territoriale costituita da 14 uffici fisici e 13 spazi Cdp (aperti negli uffici delle fondazioni azioniste o di altri stakeholder) che contiamo di rafforzare prima per armonizzare la qualità del nostro network per poi lavorare sull’apertura di ulteriori presidi».

Lo sprint sulle infrastrutture

La stessa marcia in più ha poi segnato anche il cammino dell’unità dedicata alle Infrastrutture che ha un nuovo responsabile, Carlo Lamari (mentre le altre divisioni Imprese, Pa e Cooperazione Internazionale sono affidate, rispettivamente, ad Andrea Nuzzi, Esedra Chiacchella e Antonella Baldino) e che nei primi 8 mesi dell’anno ha macinato 18 operazioni, il doppio dell 2021. Con una maggiore attenzione ai temi della transizione green, fin dalla fase di valutazione.

Il fronte della cooperazione internazionale

Mentre, sul fronte della cooperazione internazionale, Cdp ha lavorato, precisa Di Carlo, «in linea con la mission ricevuta dal governo che, dal 2016, l’ha indicata come la banca italiana per la cooperazione allo sviluppo. In team con il ministero degli Affari Esteri, cerchiamo dunque di farci carico di promuovere le migliori condizioni di vita in Paesi particolarmente svantaggiati sia con finanziamenti diretti a banche o realtà industriali autoctone sia sostenendo progetti di imprese italiane che fanno investimenti in quelle aree». Un duplice snodo che, nei primi 8 mesi del 2022, ha già prodotto 15 operazioni contro le 6 dell’anno prima. A conferma della bontà di questa ulteriore virata.

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