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Cedacri investe 350 milioni in tecnologia per avvicinare il fintech alle banche

L’ad Sciolla: «Nel nuovo piano industriale previsti 550 milioni di ricavi al 2024. Il futuro? Alleanze o quotazione in Borsa»

di Alessandro Graziani

(IMAGO ECONOMICA)

2' di lettura

Fondata 44 anni fa, Cedacri può essere considerata la società apripista del fintech italiano. Molto nota tra gli addetti ai lavori, meno al grande pubblico, Cedacri è la più grande azienda italiana specializzata in servizi di outsourcing informatico per il settore bancario.

Nata come società consortile delle banche private, l’azionariato attuale vede il Fondo Strategico (Cdp) con il 27% mentre il resto del capitale è frazionato tra 14 banche tra cui Mediolanum con il 17%. Da tempo però Cedacri è un operatore di mercato, e non più captive, tanto che i ricavi generati dalle banche azioniste sono inferiori al 50% del totale.

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Nel 2020, anche grazie al recente contratto di outsourcing di Deutsche Bank Italia, il fatturato di Cedacri sfiorerà i 400 milioni di euro. Ma gli obiettivi di crescita al 2024, secondo il nuovo piano industriale triennale appena approvato, puntano a un ulteriore sviluppo sia nelle attuali attività sia nelle nuove linee di business. «Gli obiettivi del nuovo piano puntano a raggiungere un fatturato che supererà i 550 milioni entro il 2024, con un piano di investimenti da 350 milioni che punterà tra l’altro al miglioramento tecnologico nel cloud e nei servizi di open banking, aumentando nel contempo i dipendenti dagli attuali 2.400 a quasi 3.000», spiega in questa intervista a IlSole24Ore l’amministratore delegato Corrado Sciolla, «motore» dello sviluppo della società negli ultimi anni.

Una crescita che va inserita nel processo di trasformazione in atto da anni nel settore bancario: utilizzo del canale digitale, sempre più gradito dai clienti; compressione dei margini, sia a causa dei bassi tassi di interesse sia per l’impatto della direttiva Psd2 sui ricavi commissionali. «In questo contesto, nelle banche è aumentata la necessità di tenere i costi sotto controllo e di condividere alcuni investimenti informatici - spiega Sciolla - e Cedacri si è proposto come motore tecnologico per gestire all’esterno delle banche, oltre alle piattaforme informatiche, anche alcuni servizi onerosi e “ripetitivi” come quelli per la compliance, in particolare per l’antiriciclaggio e le relative segnalazioni a Banca d’Italia e Bce». Un settore, che rientra nelle soluzioni verticali fornite da Cedacri ai clienti, che è stato potenziato con l’acquisizione della società specializzata Oasi e poi con quella di CAD.it per i servizi di back office dei titoli in Italia e in Spagna.

L'attività più nota di Cedacri resta tuttora la gestione delle piattaforme dei sistemi informativi di “core banking” per oltre 40 istituti e 2.400 filiali, terzo player italiano alle spalle delle due big Intesa Sanpaolo e UniCredit. Attività tradizionale che Cedacri intende far crescere con l’acquisizione di nuovi clienti nella fascia delle banche di piccola e media dimensione. A questi servizi il gruppo punta ad aggiungere «lo sviluppo di nuovi business come l'open banking».

Nel nuovo piano industriale è prevista la crescita anche fuori dall'Italia, con focus prioritario in Spagna, Francia, Svizzera e Germania. «Ma sarà una crescita senza fare acquisizioni», spiega Sciolla che piuttosto guarda a operazioni di aggregazione. E la quotazione in Borsa è un'ipotesi per far crescere la società? «Oltre al consolidamento con altri player, quella dell’Ipo è una ipotesi che stiamo vagliando. Ma la decisione spetta agli azionisti».

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