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Cei, rush finale per il nuovo presidente. Zuppi e Lojudice i favoriti, sceglierà il Papa in una terna

La prossima settimana l'assemblea generale della Conferenza Episcopale

di Carlo Marroni

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3' di lettura

Il nome lo sceglierà il Papa – forse martedì prossimo, 24 maggio – all'interno di un terna di candidati votata dall'assemblea generale, come previsto dallo statuto modificato nel 2017. La prossima settimana la Conferenza Episcopale Italiana (Cei) avrà un nuovo presidente fino al 2027, in sostituzione del cardinale Gualtiero Bassetti, ormai ottantenne in uscita anche dalla diocesi di Perugia. I nomi considerati più forti sono due: il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi – con una storia personale di legame con la Comunità di Sant'Egidio - e quello di Siena, Paolo Lojudice, anche lui romano con una lunga esperienza di parroco nelle periferie dure della capitale.

Possibili altri nomi: Patrocchi (Aquila) e De Donatis (Roma)

Due porporati decisamente in linea con la pastorale “bergogliana”, anche se va detto che non sarebbe necessario per la presidenza della Cei avere la berretta rossa, ma il Papa nella recente intervista al Corriere della Sera è stato chiaro, preferirebbe che fosse appunto un cardinale. Ce ne sono altri nelle diocesi italiane, ma per vari motivi sono considerati meno possibili: l'arcivescovo de l'Aquila Giuseppe Petrocchi – molto stimato da Bergoglio - ha 73 anni, e in genere a 75 si entra per legge canonica nell'area del “pensionamento” anche se è a discrezione del Papa (regola infatti non seguita per Bassetti). Ci sarebbe anche il Vicario di Roma, cardinale Angelo De Donatis, che tuttavia è impegnato a fondo nel lavoro di diocesi. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, e già segretario generale Cei nel periodo del cardinale Ruini, ha già compiuto 75 anni.

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Zuppi, la vita con Sant'Egidio. Lojudice, prete dei rom

Quindi Zuppi e Lojudice, con u passato entrambi di vescovo ausiliare di Roma. Zuppi, “don Matteo” come ancora vuole essere chiamato, è il sacerdote di riferimento della Comunità di Sant’Egidio (lo fu in particolare quando fu siglato nelle stanze della comunità l'accordo per la pacificazione del Mozambico) che fondò con Andrea Riccardi ai tempi in cui entrambi erano studenti al liceo Virgilio di Roma. Sugli stessi banchi del liceo di via Giulia in quegli anni c’era anche David Sassoli che seguì un altro percorso ma con gli stessi slanci legati alla solidarietà e al dialogo. Lojudice, prima di arrivare a Siena a Roma era il prete dei rom e dei senzatetto; il pastore della “Chiesa in uscita” così cara al Papa. E non si esclude che possa anche essere in lizza per la carica di vicario di Roma, considerato che Angelo De Donatis chiuderà la prossima settimana il quinto anno del suo mandato, con un rapporto che non è sempre stato facile con il Papa. Lojudice era nel 2017 tra i favoriti ma all’ultimo fu considerato, allora poco più che cinquantenne, troppo giovane per quell’incarico.

Agenda fitta per il nuovo presidente: Sinodo e pedofilia

Cosa c'è sul tavolo del prossimo presidente. Certamente le questioni poste da Bergoglio nel convegno di Firenze del 2015, quando strigliò i vescovi italiani spronandoli verso una maggiore presenza e azione pastorale, e meno politica. L'assemblea generale si aprirà lunedì 23 con il dialogo a porte chiuse tra il Papa e i vescovi. I lavori - in programma presso l’Hilton Rome Airport fino al 27 maggio - proseguiranno martedì 24, con l’introduzione di Bassetti. Poi i vescovi procederanno poi all’elezione della terna relativa alla nomina del presidente. Si parlerà di Sinodo ma soprattutto di pedofilia, vera sfida da affrontare per la nuova presidenza, considerato che in Italia non è mai stata accettata l’idea di una commissione di indagine indipendente come invece è stato fatto in molti altri Paesi.

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