in platea

Celentano viene o no? L’attesa di «Adrian» tra il pubblico del Camploy

di Marta Cagnola


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Adriano Celentano e Natalino Balasso sul palco di «Adrian» (Ansa)

3' di lettura

«L’acqua per Adriano mettila lì». Teatro Camploy, Verona. Il pubblico che ha comprato i biglietti per la proiezione di Adrian coglie la frase dell’assistente di studio e ha un brivido: allora, forse, Adriano c’è. Aspettando l’arrivo di Celentano, erano quasi in sei milioni su Canale 5, per il 21,36% di share; poi la serie animata ha chinato la curva fino al 19,08% e al finale sul 12,12%. La concorrenza della Compagnia del cigno, recente innamoramento del pubblico di Rai 1, ha fatto il 21,36%. Niente era prevedibile, nella serata d'esordio della serie animata più attesa e rimandata della televisione italiana.

Dall’annuncio di un film nel 2005, alla partenza del progetto con Sky nel 2009, al passaggio (non indolore) a Mediaset nel 2015, sulla scia del successo delle serate di Rock economy, Adrian è arrivato con i nove episodi preceduti da una serie di assordanti spot televisivi. Da palinsesto, poteva occupare con agio lo spazio - lunghissimo - tra la fine di Striscia la notizia e il tiggì, previsto dopo mezzanotte. Si sapeva che sarebbe stato introdotto da uno show dal vivo, si parlava di un fuggi fuggi di celebrities nel cast, da Michelle Hunziker a Teo Teocoli a Ambra, che potrebbe essere presente in prossime, ovviamente eventuali, nuove puntate.
Lo show c’è stato, con Nino Frassica e Francesco Scali, ma soprattutto con quel Natalino Balasso troppo geniale e incontrollabile da portare in televisione. Stavolta, però, c’era. E soprattutto ha portato sul palco Adriano. Che arriva con un lampo e se ne va con un lampo e in un lampo. In tuta, come dal divano di casa, ma con le scarpette beige (saranno i leggendari stivaletti?). Arriva, dà un’indicazione all’aiuto regista («C'è qualcosa da cambiare qui») e bacchetta per una parolaccia Natalino, che lo ha preceduto sul palco («Celentano sembra che non ci sia, ma quando c’è rompe i coglioni»). Il tempo di bere il rituale bicchiere d’acqua e di prendere un’ovazione del pubblico emozionato ed esce di scena.

Da Twitter, cinicamente, ci si chiede se gli spettatori in teatro non sono delusi per aver pagato un biglietto per pochi secondi di Adriano. L’aria che si respira, piuttosto, al Camploy, è quella di una platea mesmerizzata da un’apparizione che non sperava avvenisse. È l’effetto che può fare solo Celentano. Una platea che rimane incollata alla serie animata, anche nei suoi momenti grotteschi e sgangherati - ma del grottesco e sgangherato Celentano ha fatto una bandiera, sono i più giovani che non sanno e non ricordano. L’orologiaio (mestiere di Adriano da ragazzo) con pupa supersexy (ma il sesso disegnato come si configura nei divieti?), il cantante post-apocalittico tra Mirko dei Bee Hive e Jem delle Holograms (ma che nel 2068 canta i Negramaro) e la Blade Runner distopica (ma con le case di ringhiera come la vecchia via Gluck) non sono più sconclusionate dei silenzi e della foca del Fantastico 1987 o di progetti cinematografici come il dimenticatissimo Jackpot dei primi anni Novanta. L’essere senza schemi è il suo territorio da sempre. Questa volta, però, senza la sua presenza «fisica», la sfida al pubblico ha alzato ancora l’asticella. Cosa succederà, adesso? Le puntate sono molte, andranno in onda sempre con l’attesa in teatro del già-Molleggiato?

La prima puntata è stata allo stesso tempo lunghissima, perché seguire una serie animata così non è impresa leggera, e cortissima. Ci si attendeva, appunto, un Adrian fino a mezzanotte con un secondo episodio e magari un altro happening in teatro. Al Camploy, invece, hanno annunciato che finiva lì, mentre sullo schermo passavano le immagini delle prove (ancora un po’ di Celentano! evviva!) e il Tg5 partiva a un orario davvero inconsueto - da augurarsi che fosse pronto, il telegiornale, per la tenuta emotiva del conduttore. Poi, un film fuori programma e via. Eppure, stiamo lì a chiederci cosa succederà. Mentre sorridiamo per le battute, sapidissime, sui social network, tiriamo a indovinare cosa si inventerà Adriano per far tenere - almeno - gli ascolti. Forse basterebbe una canzone, un monologo, un sermoncino, una mossetta, uno scarponcino: vedremo. Qualcuno propone uno scambio folle ma irresistibile: se le prossime puntate di Adrian le presentasse Carlo Freccero, che ha introdotto con un soliloquio Ultimo tango a Parigi sulla sua Rai 2? Sarebbe, in effetti, l’ultimo gesto davvero situazionista e fantascientifico: altro che 2068.

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