Industriali in borsa

Cembre allarga il perimetro: il target è 65% dei ricavi esteri. La spinta su Germania e Usa

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Aumentare, pur rimanendo essenziale il mercato domestico, il giro d’affari realizzato all’estero. Poi: proseguire sul fronte dell’innovazione. Ancora: diversificare ulteriormente i prodotti. Sono tra le priorità di Cembre a sostegno del business.

L’attività, a ben vedere, lo scorso anno è stata contraddistinta dal rialzo di ricavi e redditività. Il fatturato reported è arrivato a 132,6 milioni (+8,2%). Il risultato operativo, dal canto suo, è salito del 12,2% rispetto all’anno precedente. Un andamento isolato? La risposta è negativa. La multinazionale tascabile, il cui titolo quotato allo Star ha bassi volumi e il risparmiatore fai-da-te deve quindi usare cautela, nei diversi esercizi ha migliorato il conto economico. I ricavi, dal 2009 ad oggi, sono di anno in anno aumentati. Quasi identica la dinamica dell’Ebitda: il Mol è passato da 13,4 milioni (2009) ai 33,43 milioni del 2017 ( tra il 2011 e il 2012 c’è un leggero calo da 20,22 a 20,11 milioni). L’Ebit, invece, è in costante aumento “solamente” dal 2013 : in quell’anno era a 15,838 milioni(margine del 15,1%); lo scorso esercizio è arrivato a 27,036 milioni con un rapporto sui ricavi del 20,4%.

BILANCI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni

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I PRODOTTI DI CEMBRE E I RICAVI

<br/>Composizione del fatturato* per linea di prodotto. Dati in % fine 2017 (Nota: * = fatturato al lordo dei premi a clienti )

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FATTURATO PER AREE GEOGRAFICH

Dati in percentuale

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REDDIVITÀ OPERATIVA DI CEMBRE

In milioni di euro

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Di là dal conto economico il risparmiatore però domanda: quali le strategie di sviluppo dell’azienda? Prima di rispondere è utile ricordare l’oggetto sociale del gruppo. Orbene: Cembre, attiva nel settore elettromeccanico, progetta, produce e vende un mix di prodotti. Quelli più rilevanti (33% del fatturato) sono i cosiddetti connettori elettrici. Cioè: dispositivi che collegano due o più componenti elettrici mediante operazioni di tipo meccanico. Poi, tra gli altri, possono ricordarsi: gli utensili per l’installazione degli stessi connettori elettrici(18,5% dei ricavi); i prodotti ferroviari (19,9%) e infine quelli utilizzati nella siglatura industriale (17,4%).

Ciò detto un focus, per l’appunto, è sull’aumentare il giro d’affari realizzato oltreconfine. Il gruppo, in effetti, ha un’articolata presenza all’estero che, da una parte, è organizzata con importatori e agenti; e, dall’altra, è garantita dalle sue filiali commerciali in Gran Bretagna (dove c’è anche un’unità produttiva), Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. L’incidenza dell’Italia, tuttavia, rimane rilevante (il 41,9% del fatturato nel 2017). Non un male in sé, ovviamente. E però, stante la globalizzazione dell’economia, l’obiettivo, al netto di perseguire la crescita del mercato domestico, è aumentare il peso del business oltreconfine. In particolare, nel giro di 5 anni, il target sarebbe raggiungere circa il 65% dei ricavi generati all’estero.

Già, ma in quali Paesi? Una priorità di Cembre riguarda Stati Uniti e Germania. Nel mercato tedesco, dove nel 2017 sono stati realizzati circa 8 milioni di fatturato, il gruppo è ben posizionato nel settore ferroviario. La volontà è aumentare la presenza nei distributori di materiale elettrico. Riguardo, invece, agli Usa prioritario è incrementare la notorietà del marchio. Poi il target è fare leva sugli utensili per il settore ferroviario, i meccanismi per la siglatura industriale e i prodotti per i distributori di materiale elettrico.

Ma non è solo una questione di Germania o Usa. Altri mercati interessanti per accelerare il peso dell’estero, e dove la multinazionale tascabile ha comunque una presenza limitata, sono la Russia, la Cina e il Giappone. Qui il maggiore approccio sarà prettamente commerciale. Vale a dire: non è, per il momento, prevista l’apertura di alcuna filiale.

Tutto rose e fiori, insomma? La realtà è più complicata. Cembre, va ricordato, ha un’importante presenza (anche produttiva) in Gran Bretagna. Ebbene: il risparmiatore, a fronte della stessa forte svalutazione della sterlina verso l’euro, esprime la preoccupazione che la Brexit possa impattare negativamente l’attività del gruppo.

La società rigetta il timore. Dapprima, è la spiegazione, la produzione in Gran Bretagna è in prevalenza locale su locale. Quindi la Brexit, compresa la variabile cambio, è ininfluente. Inoltre, aggiunge il gruppo, la parte di output esportata è addirittura agevolata dalla svalutazione della sterlina. Quindi, spiega Cembre, non c’è da avere timori. Ciò detto, tuttavia, può ricordarsi l’impatto della sterlina debole nella ridenominazione del fatturato in euro. Vero, ribatte Cembre. E però, conclude l’azienda, da un lato è solo un evento meramente contabile tanto che i volumi in Uk nel 2017 sono saliti; e, dall’altro, il forte calo della moneta britannica è ormai alle spalle. Di conseguenza, rispetto al tema in oggetto, non ci sono particolari preoccupazioni.

Fin qui alcune considerazioni riguardo la crescita all’estero. Quali, invece, i key driver sul fronte delle tipologie di prodotti? Un focus, certamente, è l’innovazione intesa come: o creazione di nuovi prodotti; oppure evoluzione di quelli esistenti. Un esempio? Il sistema per il taglio di cavi cui è stato aggiunto il radio comando per il suo utilizzo,in situazioni rischiose, da remoto. Cembre, in questo ambito, ricorda che ha 170 brevetti attivi (compresi i modelli di utilità) e investe circa un milione l’anno in R&D.

Di là da ciò i connettori elettrici, il cui fatturato è cresciuto nel 2017 del 6,2%, rimangono essenziali. Analogamente ai prodotti ferroviari (+11%) e, soprattutto, i sistemi per la siglatura. Questi, da una parte, hanno visto lo scorso esercizio i ricavi salire del 20,8%; e dall’altra, anche grazie all’innovazione di prodotto, sono stimati nel 2018 aumentare in linea con il 2017. Cembre, infine, sottolinea l’importanza degli stessi utensili.

Quegli utensili che però, nell’ultimo esercizio, sono stati contraddistinti da un giro d’affari debole (+0,7%). La dinamica, proprio perché si tratta di una tipologia di prodotti importante, fa storcere il naso al risparmiatore. Il quale domanda se non sussista una problematica più strutturale su questo fronte. Cembre risponde negativamente e smorza il timore. Il dato, viene ricordato, è l’effetto di un evento “one off”. Un’importante ordine negli Usa ricevuto nel 2016 e che, dice sempre il gruppo, rende di fatto non omogeneo il confronto tra i due esercizi. Tanto che, al netto della voce non ricorrente, il dato sul 2017 sarebbe in crescita.

Già, la crescita. Finora le indicazioni sullo sviluppo aziendale hanno riguardato l’incremento per via organica. Esiste, però, l’opzione anche dell’M&A? Cembre risponde positivamente. Il gruppo, seppure indica che attualmente c’è nulla di concreto, sottolinea che diversi dossier sono sul tavolo. In generale la finalità è concretizzare operazioni di natura industriale. Inoltre, esclusi i turnaround, si guarda a realtà che, ad esempio, permettano di ampliare il catalogo dei prodotti (così da aumentare il potere contrattuale della stessa azienda). Oppure consentano di acquisire quote di mercato anche all’estero (meno rilevante, invece, il tema del know how).

Ciò detto il risparmiatore guarda anche ad un’altra variabile: quella geopolitica, costituita dai dazi sull’importazione voluti dall’amministrazione di Washington, che può dare fastidio a società quali Cembre. Il gruppo non condivide la considerazione. L’azienda ricorda che, ad oggi, i dazi non coinvolgono le categorie merceologiche prodotte dalla società. Riguardo poi alla materia prima, il rame, utilizzato principalmente nella produzione, Cembre sottolinea che, da un lato, anch’essa non è compresa nella lista stilata da Washington; e, dall’altro, che viene acquisita in Europa. Quindi, rebus sic stantibus, i timori sono infondati. Di là da ciò, tuttavia, deve ricordarsi che le quotazioni del rame sono soggette a forte volatilità. Una dinamica che può dare fastidio alla redditività. Anche su questo fronte Cembre invita ad un’analisi meno superficiale. I mercati di sbocco, è l’indicazione, sono abituati a convivere con gli sbalzi delle materie prime. Di conseguenza è prassi accettata quella di trasferire, sia in positivo che in negativo, le variazioni di listino della commodity sull’acquirente finale. A fronte di ciò Cembre ribadisce di non vedere particolari difficoltà.

Così più in generale la società, da una parte, ricorda che nei primi due mesi del 2018 il fatturato è salito dell’11,4%; e, dall’altra, confida che a fine anno il business continuerà ad essere in crescita rispetto al 2017.

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