Lettera al risparmiatore

ELETTROMECCANICA IN BORSA

Cembre produce di più in Italia, ma la sfida è spingere i ricavi esteri

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Accelerare le vendite all’estero. È tra le priorità di Cembre a sostegno del business. Certo: l’Italia rimane importante. L’azienda, negli ultimi 5 anni, ha investito oltre 55 milioni. Denari che, in grande parte, sono serviti ad ampliare ed automatizzare la base produttiva proprio nel mercato domestico.

Ciò detto la società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, vuole spingere i ricavi oltreconfine. Nel medio periodo l’obiettivo è arrivare a generare circa il 65% del fatturato all’estero. Un target finalizzato non solo a diversificare geograficamente l’attività ma anche, e soprattutto, a ridurre ulteriormente la dipendenza dall’economia italiana ormai in stagnazione.

Espansione internazionale

Di là dalla strategia in generale, quali allora i mercati cui Cembre guarda con maggiore interesse? Il gruppo, al netto della volontà di crescere in tutte le aree dove è presente, punta su tre Stati in particolare: la Germania, la Cina e gli Stati Uniti.

Proprio rispetto all’America la priorità è incrementare la notorietà del marchio. Inoltre è ritenuto essenziale fare leva sull’innovazione di prodotto. Così, ad esempio, può ricordarsi il sistema per la siglatura industriale dei cavi elettrici. Il tutto per anche, e soprattutto, aumentare la presenza nel segmento di clientela rappresentato dai distributori di materiale elettrico.

Dagli Usa alla Cina. Qui il gruppo, finora, ha un accordo con un solo grossista importatore. La volontà di Cembre, che oltre al settore ferroviario punta a spingere i prodotti del segmento utensili e della siglatura industriale, è quello di definire ulteriori intese. In tal senso l’azienda ha al vaglio diverse ipotesi.

Infine la Germania. Nello Stato europeo la società italiana, da tempo, è presente con la sua controllata Cembre Gmbh che opera, soprattutto, nelle soluzioni per il settore ferroviario e dei trasporti su rotaia. Nel maggio 2018, va ricordato, è stata acquisita Ikuma. Una realtà che svolge la sua attività nel comparto del materiale elettrico e ha tra i suoi clienti i distributori di tali prodotti. Si tratta di un segmento commerciale in cui Cembre era poco presente. Ecco quindi che la multinazionale tascabile punta a sfruttare le sinergie tra le due realtà: dal cross selling alle maggiori efficienze (entro la fine del 2019 il sistema informatico di Ikuma sarà uniformato a quello di Cembre). Il tutto per spingere il business tedesco che, nel suo complesso, è previsto in crescita a fine anno. Ciò detto l’operazione dovrà contribuire anche al rilancio dell’attività specifica di Cembre Gmbh (che è la formale acquirente di Ikuma). La controllata nel 2018, e nel primo “quarter” del 2019, ha visto le sue vendite calare. In Aprile e Maggio però, viene indicato, c’è stata una ripresa e si confida di migliorare la performance della filiale nella seconda parte dell’anno.

La guerra dei dazi

Sennonché il risparmiatore, a fronte della strategia di maggiore internazionalizzazione, ricorda la guerra commerciale voluta da Washington contro Pechino. Una battaglia dei dazi che, è il timore, rischia di danneggiare il business di Cembre. La società rigetta il dubbio e, anzi, sottolinea che la “trade war” è per lei un beneficio. Le nuove tariffe, viene spiegato, incidono sulle soluzioni cinesi esportate negli Stati Uniti. Si tratta di prodotti, dice sempre Cembre, che, configurando finanche forme di concorrenza sleale, hanno costi di produzione inferiori. Quindi conclude la società italiana, anch’essa esportatrice verso gli Usa, la “trade war” non è uno svantaggio. Tutt’altro. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che lo scontro commerciale penalizza le società occidentali, compresa Cembre, che puntano ad aumentare la presenza nel Paese del Dragone. Non è così, ribatte il gruppo italiano. La clientela di quel mercato, nei segmenti in cui l’azienda vuole crescere, richiede prodotti di alta qualità. Una condizione che le realtà locali non sono in grado di soddisfare.

I programmi commerciali

Fin qui alcune considerazioni rispetto all’espansione all’estero. Quali, però, le strategie sul fronte delle tipologie di prodotto? Per rispondere è dapprima utile ricordare l’oggetto sociale di Cembre. Ebbene: la società, attiva nel settore elettromeccanico, progetta, produce e vende un mix di prodotti. Quelli più rilevanti (39,4% del fatturato al 31/3/2019) sono i cosiddetti connettori elettrici. Cioè: dispositivi che collegano due o più componenti elettrici mediante sistemi di tipo meccanico. Poi, tra gli altri, possono ricordarsi: gli utensili per l’installazione degli stessi connettori elettrici(14,4%); i prodotti ferroviari (16,4%) e infine quelli utilizzati nella siglatura industriale (18,1%).

In un simile contesto i connettori elettrici sono destinati a rimanere la principale fonte di fatturato per diverso tempo. Il mondo della siglatura industriale dovrebbe, invece, recitare il ruolo di maggiore key driver. Vale a dire: nel medio periodo è previsto mettere a segno i maggiori tassi di crescita.

E riguardo, invece, agli utensili? Si tratta, a ben vedere, di un segmento importante. Un comparto che, nel 2017, era stato contraddistinto da un giro d'affari debole. Il gruppo aveva ipotizzato la ripresa nel 2018 che, tuttavia, non si è concretizzata (+0,1%). E, nel primo trimestre del 2019,si è assistito ad un calo. C’è quindi una problematica più strutturale? Il gruppo risponde negativamente. L’andamento, viene spiegato, è soprattutto l’effetto del rallentamento nel mercato cinese. Ciò considerato il gruppo, forte dell’innovazione di prodotto, sottolinea da una parte che proprio rispetto al Paese del Dragone c’è il piano di rilancio; e, dall’altra, che il focus sugli Usa è anche legato gli utensili. A fronte di un simile mix di strategie Cembre stima che, a fine anno, le vendite dei prodotti in oggetto saranno superiori a quelle del 2018.

Il conto economico

Già il 2018, lo scorso anno. Il risparmiatore, tuttavia, si interroga anche sulle dinamiche di bilancio più recenti. Cembre, da poco, ha pubblicato i numeri riguardanti il primo trimestre del 2019. I ricavi sono arrivati a 38,401 milioni in rialzo del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2018 (l’incremento organico si attesta allo 0,7%). Il Margine operativo lordo reported, dal canto suo, è salito del 4,5% mentre l’utile netto è in aumento dello 0,4%. Il contesto positivo è interrotto dall’Ebit: l’utile operativo è in discesa del 3%. Si tratta di un trend che, pure considerando il non elevato valore segnaletico di un unico trimestre, fa storcere il naso.

Cembre non condivide il disappunto. La dinamica è l’effetto, viene indicato, degli importanti investimenti realizzati negli ultimi anni a sostegno della crescita. Esborsi che, inevitabilmente, hanno fatto crescere gli ammortamenti e impattato l’Ebit. Quindi, afferma l’azienda, non c’è alcun particolare problema su questo fronte.

Ciò detto, però, lo stesso Ebitda margin è diminuito. Vero, dice Cembre. In questo caso, tuttavia, incide Ikuma (non consolidata nel primo trimestre del 2018) che ha un marginalità inferiore a quella di Cembre. Evidentemente, afferma il gruppo, Ci vorrà un po’ di tempo, perchè i margini della società acquisita salgano. Non solo. L’Ebitda margin al 31 marzo scorso era del 27,3%. Cioè, dice cembre, un livello assolutamente soddisfacente. Di conseguenza l’azienda ribadisce che non sussistono problemi rispetto alla redditività del primo trimestre.

A fronte di un simile contesto quali, allora, le prospettive per la fine del 2019? Su questo tema la società, nella presentazione degli ultimi dati trimestrali, ha indicato, nonostante la difficoltà di formulare previsioni, legata alla situazione di incertezza globale, di attendersi una lieve crescita rispetto all’esercizio 2018.

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