Ristoranti

Cenone di Capodanno e Omicron: pioggia di disdette

Fipe Confcommercio: rinunce nel 25-30% dei casi. Molti gli eventi annullati.

di Alessandra Tibollo

A Roma Seu Pizza Illuminati ha annullato l’evento previsto per la notte di San Silvestro

4' di lettura

Annullare o resistere: la pioggia di disdette per i giorni di festa, fra contagi e quarantene, mette i ristoratori in allarme. Più che i decreti anti-Covid, quest'anno a rovinare il Capodanno ai ristoratori ci sta pensando la variante Omicron. Fra contagi in salita e quarantene a pioggia le disdette per la serata di San Silvestro fioccano e nei ristoranti sale la preoccupazione. Anche le associazioni di categoria lanciano l'allarme.

L'impennata di contagi degli ultimi giorni e i tempi imposti dalla quarantena stanno avendo l'effetto di moltiplicare le disdette. Il 25-30% circa di media, secondo Fipe Confcommercio, la Federazione dei Pubblici esercizi cui nelle ultime ore arriva il grido d'allarme di centinaia di imprenditori.

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«Che ci fosse una flessione rispetto al 2019 era previsto – sottolinea la Fipe – anche perché sapevamo di dover fare a meno di una larga fetta di turisti stranieri, ma qui siamo di fronte a un quadro inaspettato fino solo a pochi giorni fa. Ci sono locali che in 3 giorni hanno visto disdire la maggior parte delle prenotazioni, senza riuscire a rimpiazzarle. Questo significa che il mese di dicembre, il più importante dell'anno che da solo vale il 10% del fatturato dei ristoranti, è in buona parte compromesso e si aggiunge ad un periodo prolungato di crisi che stava finalmente vedendo una via di uscita. Ecco perché non esitiamo a chiedere al governo di dispensare misure urgenti come ad esempio le proroghe delle moratorie bancarie e della cassa Integrazione. Interventi che dovranno sostenere quei comparti che stanno soffrendo di più. Come la ristorazione nei luoghi turistici, quella legata agli eventi o alle feste private o le discoteche e i locali da ballo, letteralmente mortificati dall'ultimo provvedimento che li ha chiusi senza alcun preavviso fino al 31 gennaio».

Eppure, subito prima di Natale i dati raccolti dall'Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio erano incoraggianti, con 4 milioni di italiani pronti a festeggiare l'ultimo dell'anno nei ristoranti aperti. Un dato in calo rispetto al 2019, ma costituiva una boccata d'ossigeno rispetto allo zero assoluto del 2020, quando i locali erano chiusi. Per favorire questa ripresa, i ristoratori avevano previsto una riduzione dei prezzi rispetto a due anni fa: 78 euro in media per il cenone rispetto agli 80 del 2019, mentre per cena e brindisi di mezzanotte con sottofondo musicale il calo era più evidente, 90 euro contro 105. In virtù di questi numeri la spesa totale prevista si sarebbe attestata intorno ai 325 milioni di euro, a fronte dei 445 milioni spesi due anni fa.Con il dilagare della nuova variante Omicron a questi numeri oggi andrebbe fatta un'ulteriore tara tra il 25 e 30%.
Solo a Roma e nel Lazio, calcola Fiepet-Confesercenti, «per il mancato Capodanno, contiamo perdite di circa 22 milioni di euro».

Uno dei pizzaioli più amati di Roma, Pier Daniele Seu di Seu Pizza Illuminati, che per Capodanno aveva ideato un menù degustazione di fritti e pizze ha scelto di rinunciare all'evento. Già dal 22 dicembre ha avvisato tutti: «Considerando il numero di contagi in aumento e il numero crescente di disdette che riceviamo ogni sera, questa ci è sembrata l'unica strada percorribile», scrivono sulla loro pagina Facebook.

Lo status di Giovanni Milana, patron del ristorante Sora Maria e Arcangelo a Olevano Romano, in occasione della sera della Vigilia, «è una disdetta senza fine. Da 50 prenotati – racconta – eravamo rimasti in 16, così abbiamo deciso di chiudere e trascorrere il Natale in famiglia». Ma «per Capodanno intanto è tutto confermato», dice incrociando le dita e denunciando come la vera sofferenza che ha pesato sui conti sia stata il periodo prima di Natale. «Era uno dei momenti in cui si lavorava di più e, nonostante non ci fossero restrizioni, abbiamo registrato un -70% rispetto al periodo pre-Covid», racconta. In pratica sono venute meno le cene aziendali e quelle pre-natalizie fra amici.

Mattia Ria, uno dei soci del Blind Pig, cocktail bar con cucina della Capitale, ha scelto la strada del recall di sicurezza: «Il 30 richiameremo tutti i prenotati e decideremo il da farsi, anche perché per il cenone dobbiamo affrontare una spesa importante e il rischio che rimanga tutto invenduto è troppo alto».

Gli fa eco Irina Steccanella, chef di Irina Trattoria di Savigno, patria del tartufo bianco in provincia di Bologna, allieva fra gli altri di Bottura e Romito: «Io ho riorganizzato le aperture per via delle disdette, a Natale sono saltati quasi tutti i tavoli, non faremo il cenone di San Silvestro, ma il pranzo di Capodanno sì. Leggo tanti miei colleghi che ricevono tante disdette nel giro di poche ore. Il problema sta sempre nel fatto che nei giorni di festa come questi ci si organizza in maniera importante con la materia prima e con i dipendenti, senza contare il rincaro delle bollette, per cui bisogna far bene i conti prima di aprire».

Qualcun altro, intanto, corre ai ripari, cercando di salvare il salvabile. C'è chi rimette mano ai pack di asporto e delivery, chi può rispolvera le offerte di staycation con cenone “anticontagio” servito in modalità roomservice, ma la sensazione generale è di sconforto: doveva essere l'anno del riscatto dal Covid, ma sarà per l'anno prossimo.


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