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Censimento, italiani sotto la soglia di 60milioni. Età media 45 anni e 5 anziani per ogni bambino

Il Rapporto demografico 2018-19: 59,6 milioni (+0,3% rispetto al 2011). Per i demografi la situazione è stazionaria. La spinta degli stranieri alla crescita si è fermata

di Davide Colombo

Censimento Istat, italiani sotto quota 60 milioni

3' di lettura

Una popolazione che non cresce più e che invecchia. È una fotografia scontata quella che ci offre Istat con il Censimento 2018/2019, il primo della nuova serie dei censimenti permanenti che d'ora in avanti permetterà all'Istituto una diffusione annuale dei risultati. Tranne la novità che già a fine 2018 eravamo scesi sotto la soglia dei 60 milioni, visto che rispetto all’ultimo censimento la popolazione residente è scesa a 59.816.673, con un saldo inferiore ai primi calcoli di oltre 124mila cittadini.

Rispetto al 2011, ultimo anno in cui s'è effettuato un Censimento di tipo tradizionale, la popolazione è cresciuta dello 0,3%, 207.774 individui in tutto, passando da 59.443.744 a 59.641.488 residenti.

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ETÀ MEDIA DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE PER REGIONE.

Anni 1951 e 2019

ETÀ MEDIA DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE PER REGIONE.

Una mini-crescita (i demografi parlano in realtà di popolazione stazionaria) che incorpora la perdita di 175mila individui (-0,3%) registrata proprio nell'ultimo biennio. A questo “stallo” hanno contribuito gli arrivi di cittadini stranieri. Nei nove anni in questione mentre i cittadini italiani diminuivano di 800mila unità (-1,5%) gli stranieri aumentavano di circa un milione (+25,1%), senza considerare che sono più di 1 milione le acquisizioni di cittadinanza nel periodo 2012-2019 e che già al Censimento del 2011 i cittadini italiani per acquisizione erano quasi 700mila.

INDICI DI VECCHIAIA PER REGIONE DI RESIDENZA

Anni 1951 e 2019

INDICI DI VECCHIAIA PER REGIONE DI RESIDENZA

Settant'anni di Censimenti

L'anno prossimo si celebreranno i settant'anni dal primo Censimento della Repubblica, quello del 1951. Occasione unica per un flashback nazionale: in quell'anno eravamo 47,5 milioni, sessanta anni dopo, nel 2011, 12 milioni in più. Poi, come detto, siamo entrati in stallo: negli ultimi otto anni solo 200mila residenti in più.

Un lungo periodo di non crescita si era registrato anche tra il 1981 e il 2001, con una popolazione in aumento di poche decine di migliaia, poi sono seguiti gli anni delle più intense immigrazioni, tra il 2001 e il 2011, quando il tasso di crescita annuo era stabilmente sopra il 4% e i residenti sono cresciuti di quasi 2,5 milioni.

Ora neanche più le immigrazioni bastano per far crescere una popolazione che, in compenso, invecchia velocemente.

Cinque nonni per ogni bambino

All'epoca del primo Censimento l'età media della popolazione era di 32 anni, a fine 2019 è salita a 45 anni. Mettiamo a fuoco più precisamente questo invecchiamento progressivo con due indici sintetici: il numero di anziani per bambino e l'indice di vecchiaia.

Il primo ha un trend costantemente in crescita tra il 1951 e il 2019, passa da meno di 1 anziano per un bambino nel 1951 a 5 nel 2019 (3,8 nel 2011). Anche l'indice di vecchiaia (dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e quella con meno di 15 anni) è notevolmente aumentato: dal 33,5% del 1951 a quasi il 180% del 2019 (148,7% nel 2001).

Nella regione più vecchia, la Liguria, questo indice era pari al 262% alla fine dell'anno passato, nella regione più giovane, la Campania, era il 135%.

Otto stranieri ogni cento censiti

Torniamo al conteggio degli stranieri, quelli che appunto, hanno fatto la differenza nella struttura della popolazione degli ultimi anni.

La popolazione straniera rilevata nelle edizioni censuarie 2018 e 2019 ammonta, rispettivamente, a 4.996.158 e 5.039.637 individui (+43.480, pari a +0,9%). Tale crescita non è riuscita però a compensare il decremento della popolazione complessiva residente in Italia (-175.185 unità) che, di fatto, equivale a un calo demografico di quasi 220 mila residenti autoctoni.

Nel 2019 il peso della componente straniera rispetto alla popolazione totale è di 8,4 individui ogni 100 censiti. E gli stranieri, oltre a tenere la popolazione su un livello più o meno stabile dopo gli anni di crescita, compensa un poco anche l'invecchiamento in corso. La loro età media è più bassa di 11,5 anni rispetto a quella degli italiani (34,7 anni contro 46,2 anni nel 2019). Anche il numero di persone che raggiungono l'età da lavoro è superiore rispetto a coloro che stanno per ritirarsi dal lavoro.

A beneficiare della più giovane struttura per età degli stranieri sono soprattutto le due ripartizioni del Nord Italia dove si registrano i più bassi valori dell'età media e dell'indice di vecchiaia, nonché le percentuali più alte di bambini in età 0-4 anni (circa il 7%).

Il comune più giovane è al Sud

Il Censimento offre una quantità di dati sulla struttura e la distribuzione della popolazione, le differenze di genere, il livello di istruzione, le dimensioni e le dinamiche del mercato del lavoro che meriterebbero non uno ma una serie di articoli.

Fermiamo la nostra recensione ancora sulla dimensione anagrafica per dire una curiosità che ci offre Istat sulla chiusura dell'anno prima del Covid-19: il comune più giovane è in questo momento Orta di Atella, in provincia di Caserta, con una età media di 35,3 anni; quello più vecchio è Fascia, in provincia di Genova, dove l'età media supera i 66 anni.

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