Scuola

Censis: depressione e disagi tra gli effetti della pandemia sugli studenti

Nel 55esimo Rapporto le valutazioni dei dirigenti scolastici e gli effetti concreti della Dad sulla didattica e sulle relazioni tra alunni e scuola

di Redazione Scuola

(LaPresse)

2' di lettura

Sui giovani studenti «dal punto di vista psicologico, il prolungato periodo di pandemia ha provocato effetti collaterali non indifferenti». Lo evidenzia il Censis nel 55esimo Rapporto, spiegando che «l'81,0% dei 572 dirigenti scolastici di scuola secondaria di secondo grado intervistati segnala che tra gli studenti sono sempre più diffuse forme di depressione e disagio esistenziale». Nel rapporto si evidenzia poi che «l'ultima rilevazione Invalsi ha evidenziato un peggioramento delle performance degli studenti italiani rispetto al 2019, ma sarebbe ingeneroso individuare la sola causa nella didattica a distanza».

Esigenza di relazionalità

Il contraltare di questo scenario in cui crescono depressioni e disagi è l'affermazione dell'esigenza di relazionalità e di prossimità correlata alla rivalutazione dell'andare a scuola (89,6%). evidenzia il Censis. Il 76,8% dei dirigenti sottolinea che gli studenti vivono in una fase di sospensione, senza disporre di prospettive chiare per i loro progetti di vita. Per il 79,1% nella società è diffusa una immagine dei giovani troppo negativa, che non corrisponde alla realtà. Più che apatici, indifferenti a qualunque sollecitazione (opinione del 46,3% dei dirigenti), essi sono sottoposti a continui stimoli e informazioni, di cui non riescono a operare una selezione (78,3%). Dopo quasi due anni di pandemia, le certezze rispetto al proprio futuro hanno subito un duro colpo e per il 46,6% dei dirigenti scolastici l'atteggiamento prevalente tra i propri studenti è il disorientamento.

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Effetto Dad

A proposito delle cause del peggioramento delle performance degli studenti, il Censis evidenzia che il 75,6% degli oltre 1.700 dirigenti scolastici consultati è molto (29,6%) o abbastanza (46,0%) d'accordo sul fatto che la Dad «abbia solo accentuato le difficoltà della scuola nel contrastare gli effetti negativi di bassi status socio-economici e culturali dello studente». È molto diffusa l'opinione che il peggioramento delle performance sia conseguente a un uso della Dad basato sulla mera trasposizione online della tradizionale lezione frontale, senza una reale innovazione didattica (il 65,4% è molto o abbastanza d'accordo), mentre il 62,0% lamenta un più generale deterioramento delle competenze, solo acuito dalla necessità di fare ricorso alla Dad. Una percentuale di presidi analoga (65,3%) rimarca che con la Dad non si è riusciti a instaurare una valida relazione educativa, mentre il 59,5% imputa una responsabilità non all'uso della Dad in sé, ma al suo utilizzo in un periodo come quello pandemico, con tutto il suo portato di disagio per studenti e docenti.

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