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Cent’anni di istituti italiani di cultura: la rete si allarga e cambia pelle

Il 1° dicembre celebrazioni a Praga con Toni Servillo. In programma sei nuove aperture e la valorizzazione dei giovani e dei territori. Tra tradizione e contemporaneità

di Manuela Perrone

4' di lettura

«Dobbiamo portare all’estero i giovani, i nuovi linguaggi, la nostra qualità. Accanto alla street art, ci sarà sempre Botticelli, ma è il momento di offrire ai nostri istituti di cultura uno zoccolo duro di programmazione che valorizzi l’unione tra tradizione e contemporaneità». Sintetizza così la nuova mission degli Istituti italiani di cultura Filippo La Rosa, ex console generale a San Paolo in Brasile, tornato in Italia all’inizio dell’anno per dirigere l’Ufficio III della Direzione generale della Farnesina per la diplomazia pubblica e culturale, dedicato proprio alla promozione culturale e agli istituti italiani di cultura. Una galassia di 84 centri che quest’anno ha compiuto cento anni di vita.

Il Centenario occasione di rinascita

Era il 1922 quando a Praga fu fondato, grazie ai finanziamenti dei governi italiano e cecoslovacco e all’impegno di accademici e intellettuali, il primo istituto italiano di cultura «con lo scopo di diffondere e approfondire la conoscenza della cultura italiana in Cecoslovacchia e di organizzare reciproci rapporti intellettuali e artistici fra i due Paesi con tutti i mezzi adatti a tale fine». Cent’anni dopo, si torna a Praga per raccontare una storia e inaugurarne un’altra, complementare al cambio di paradigma del sistema per la formazione italiana nel mondo. Il 16 e il 17 novembre è andato in scena lo spettacolo teatrale “Perché non io? Why not me?”, con la regia di Jana Svobodová, co-prodotto dalla Fondazione Campania dei Festival e rappresentato da nove giovani attori del Teatro “Nest Napoli Est”.

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Il futuro, nel nome di Dante

Il 1° e il 2 dicembre sarà la volta de “Le voci di Dante” di Giuseppe Montesano, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano presso l’Abc di Praga con la partecipazione di Toni Servillo, che il giorno successivo taglierà il nastro della decima edizione del MittelCinemaFest, il festival europeo del cinema italiano. «La programmazione a Praga è l’esempio perfetto di ciò che abbiamo immaginato per rilanciare gli istituti», spiega La Rosa al Sole 24 Ore. «Prima abbiamo valorizzato giovani attori non professionisti, impegnati in un teatro sociale, di ricerca, con un rimbalzo virtuoso tra Napoli e Praga. Poi abbiamo lavorato con il Piccolo di Milano, unendo le forze e riuscendo nell’obiettivo di portare nella Repubblica Ceca un’eccellenza della nostra produzione, nel segno di Dante e di quel patrimonio unico al mondo che è la Divina Commedia».

La scommessa del connubio tra passato e futuro

Passato e futuro, storia e innovazione. La chiave del rilancio si gioca su questa combinazione, tutta da esplorare. Lo fanno anche gli altri due eventi in programma a Praga il 18 dicembre. Il primo è il concerto dell’orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli, diretto da Maurizio Agostini, con le voci di 12 giovani dell’Accademia di Canto lirico avviata nel 2021. Il secondo è l’inaugurazione della mostra “Il racconto della bellezza. L’immagine del Natale nel presepe napoletano”, allestita con oltre cento figure settecentesche e ottocentesche nella cappella dell’istituto italiano di cultura.

La metamorfosi degli istituti

Le iniziative - un continuo rimando tra Praga e Napoli - sono state ideate nell’alveo della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli istituti italiani di cultura, che si è svolta non a caso nel capoluogo campano lo scorso luglio.«Per la prima volta - sottolinea La Rosa - la Farnesina è uscita dal suo perimetro naturale per andare a conoscere i territori e le istituzioni locali. Così sono nate le collaborazioni di cui oggi vediamo i risultati». Collaborazioni in linea con l’evoluzione degli istituti da luoghi di difesa e consolidamento della lingua e della cultura italiana fuori dai confini nazionali a spazi fruibili da chi è interessato a conoscere l’Italia vera, lontana dagli stereotipi. Cambia il pubblico: non più solo le comunità di emigrati, ma chiunque nelle diverse aree del mondo voglia accostarsi ai prodotti della nostra innovazione e creatività.

La rete si allarga

Sono sei i nuovi istituti di cultura pronti ad aprire i battenti. Esistono già a livello amministrativo, ma saranno inaugurati in primavera, quelli di Almaty in Kazakistan e di Miami negli Usa. Seguiranno i centri di Sarajevo, Amman, Bangkok e Hanoi. «Sono la risposta alla domanda di Italia nel mondo - dice La Rosa - e sono tanto più preziosi quanto meno quelle realtà ci conoscono». A ridare fiato a questo universo sono state anche le assunzioni del concorso del 2019, sbloccato dal 2020. Anche se permane la debolezza della rete italiana rispetto, ad esempio, a quella tedesca. «Il rapporto, per budget e risorse umane, è di 1 a 10».

La programmazione 2023

In un mondo globalizzato, è fondamentale poter contare su luoghi di incontro e di dialogo per intellettuali, artisti, partner culturali, cittadini e cittadine che vogliano instaurare un rapporto con il nostro Paese. Mediare tra la scena culturale italiana e quella locale: ecco la sfida. Nel 2023 si continuerà a raccoglierla, con una programmazione fitta che spazia dal teatro alle mostre. Anche qui l’innovazione la fa da padrona. Come nel progetto “Mirabilia”, una produzione multimediale basata sulla narrazione “aumentata” della storia dei mosaici, da Aquileia a Piazza Armerina. O come nella collaborazione tra Farnesina e Premio Riccione Teatro per la promozione di testi di drammaturgia italiana contemporanea appositamente realizzati da autori e autrici giovani ed emergenti, selezionati attraverso un bando pubblico.

Il «nuovo pensiero italiano»

Ma forse l’operazione più audace è quella che La Rosa riserva per ultima, non certo in ordine di importanza. «La abbiamo chiamata “nuovo pensiero italiano”. Pensiamo a un ciclo di incontri dedicati all’ultima generazione di pensatrici e pensatori italiani che si interroga sulle questioni più urgenti della contemporaneità: la teoria politica, l’etica del digitale, il post-umano, la filosofia della tecnologia e dell’ambiente. Ciò che di nuovo le menti del nostro Paese stanno producendo, anche considerando che siamo a un quarto di vita del millennio ed è veramente successo di tutto». Fili rossi per districarsi, e scoprirsi, nel labirinto del contemporaneo.

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