analisiintervista ad Akinwumi A. Adesina (AfDB)

«Cento miliardi per lo sviluppo dell’Africa»

di Vittorio Da Rold

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(REUTERS)

3' di lettura

Akinwumi A. Adesina, 57 anni, è dal settembre 2015 l’8° presidente della African Development Bank, la struttura finanziaria pubblica che aiuta dal 1964 lo sviluppo del continente finanziando progetti in materia di infrastrutture elettriche, trasporti e acquedotti. Akinwumi, ex ministro dell’Agricoltura della Nigeria nel governo di Goodluck Jonathan, è a Roma di ritorno dal G7 di Taormina dove si discusso di come aiutare l’Africa a svilupparsi riducendo il flusso di migranti verso l’Europa. Akinwumi si è definito come il figlio di un agricoltore che «è uscito dalla povertà». Durante i suoi anni da ministro dell’Agricoltura la produzione alimentare è aumentata di 22 milioni di tonnellate, l’import si è ridotto di un terzo e sono stati creati 3 milioni di posti di lavoro. Di ritorno dal G7, Akinwumi ha incontrato ieri a Roma il ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan. A margine di questi incontri istituzionali ha visto alcuni uomini d’affari, tra cui Francesco Confuorti, console onorario del Kenya e presidente di Advantage Financial, con cui ha discusso di progetti di sostenibilità (Green Mango) e coassicurazione offerte alle aziende italiane interessate a investire in Africa.

La visione della African Development Bank è racchiusa in cinque punti. Quali?

Dare elettricità all’Africa; sfamarla; industrializzarla; integrarla; migliorare la qualità della vita per gli africani. I 5 obiettivi sono gli acceleratori per lo sviluppo dell’Africa. Portano il futuro nel presente e rendono la vita vivibile a centinaia di milioni di africani.

La cosa più urgente è l’accesso all’elettricità. Perché?

Sì. Se non hai elettricità sei economicamente morto. Più di 645 milioni di africani non hanno accesso all’elettricità. Circa 600mila donne e bambini muoiono ogni anno per i fumi derivanti dall’uso di carbone, legna da ardere e kerosene. Le economie africane inciampano nel buio, si trovano in difficoltà con l’alimentazione erratica, aumentano i costi per le imprese e mettono l’Africa fuori dalla rete principale della crescita economica. Il basso accesso all’elettricità è il deceleratore di crescita dell’Africa.

Il deficit per l’import alimentare dell’Africa è di 35 miliardi di dollari. Cosa si può fare?

Il 65% delle aree coltivabili sono in Africa. L’agricoltura non è un modo di vita, non è attività di sviluppo, è un business. Nel 2030 il business africano dell’alimentazione sarà pari a mille miliardi di dollari. Oggi l’Africa produce il 75% del cacao ma ha solo il 2% del mercato mondiale del cioccolato. L’Africa deve raggiungere l’alto di gamma della catena produttiva alimentare. La bolletta annuale dell’Africa per l’importazione di prodotti alimentari è di 35 miliardi di dollari. Ciò indebolisce le economie africane ed esporta i posti di lavoro dal continente. La Banca ha impegnato 24 miliardi di dollari per l’agricoltura nei prossimi dieci anni, con un forte impulso all’autosufficienza alimentare e all’industrializzazione agricola.

La maggior questione sociale che deve affrontare l’Africa è la disoccupazione giovanile?

Oggi un terzo dei 230 milioni di giovani africani (circa il 20% della popolazione giovanile globale) è disoccupato o scoraggiato, un altro terzo ha una occupazione precaria, mentre solo 1/6 ha una occupazione salariale stabile. Ecco perché in Banca abbiamo avviato un’iniziativa “Lavoro per i giovani in Africa”, per sostenere i Paesi africani per creare 25 milioni di posti di lavoro (in agricoltura, Ict e Pmi) nei prossimi dieci anni. I giovani sono il futuro dell’Africa. E il loro futuro è in una prospera Africa, non in Europa, non in fondo al Mar Mediterraneo. Il futuro è creare un’economia dinamica in una prospera Africa.

Come raggiungere queste priorità magari con l’aiuto di Ue, Italia e comunità internazionale?

L’Africa deve industrializzarsi, creare infrastrutture come porti, strade, autostrade, ferrovie e aeroporti. Ma anche infrastrutture di comunicazione e tecnologia (Ict). Il deficit di finanziamento per soddisfare le esigenze dell’Africa attraverso le cinque priorità è fra gli 80 e i 100 miliardi di dollari l’anno. L’Unione africana ha designato la African Development Bank come catalizzatore principale per mobilitare risorse. Usiamo forme di cofinanziamento con il Giappone, l’India e la Corea del Sud. Il governo italiano ha un ruolo importante per attirare le Pmi italiane e creare lavoro in Africa. Abbiamo un comune interesse nel ridurre le fragilità africane, aumentare la crescita africana e mantenere l’Europa stabile e in pace. In questo è importante il ruolo del settore privato nel mercato domestico e degli investimenti.

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