analisi

Centri commerciali, strutture in vendita per oltre sei miliardi

Da shopping center “prime” a realtà piccole: il lungo elenco degli oggetti sul mercato. Crisi per i negozi delle Gallerie che chiedono di rivedere gli affitti

di Paola Dezza

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Da shopping center “prime” a realtà piccole: il lungo elenco degli oggetti sul mercato. Crisi per i negozi delle Gallerie che chiedono di rivedere gli affitti


3' di lettura

Il cinema e la palestra sono chiusi e la food court semi-deserta. È uno scenario inusuale quello di oggi al Bicocca Village, valore 80-100 milioni, uno dei numerosi centri commerciali che cercano sul mercato un compratore da mesi, senza trovarlo, e che rischiano di restare invenduti per molto tempo se, come previsto, gli effetti del coronavirus saranno devastanti per i prossimi due mesi (almeno) del commercio.

Il divieto di affollamento in luoghi pubblici e negozi spinge a non uscire di casa se non per motivi di urgenza o di lavoro e non certo per fare shopping.
All’onda lunga della crisi dei centri commerciali americani, che aveva solo lambito le coste europee, si somma oggi la crisi sanitaria.
L’associazione dei centri commerciali Cncc chiede a gran voce delle misure che tengano conto di un settore che vale il 4% del Pil italiano e impiega 587.000 persone.

Il tema del calo dei consumi va di pari passo con lo stop a ogni attività di investimento dei centri commerciali. Il settore risentiva, perlomeno per le location secondarie, di un disinteresse da parte dei grandi investitori internazionali. Oggi completamente spariti.

Si stima che ci siano in vendita centri commerciali per un controvalore di oltre sei miliardi di euro. Il Bicocca Village è solo uno degli shopping center di un lungo elenco in vendita.

Tra gli oggetti sul mercato c’è anche un centro come Roma Est di proprietà di Gic (il fondo sovrano di Singapore) che vale intorno a 400 milioni e che da oltre un anno cerca un compratore senza trovarlo. Già soffriva per i timori negativi generalizzati sul retail pur essendo un centro che funzionava e che avrebbe da mettere sul piatto ottimi numeri, a detta degli esperti.
Come scritto qualche mese fa in vendita ci sono stati anche cinque centri commerciali di Orion del valore di circa 500 milioni di euro. Questi ultimi sono il centro commerciale Palladio a Vicenza, un centro a Fiume Veneto e uno a Monfalcone, il centro Gran Sasso a Teramo e, infine, Aura a Roma.

« Tra i portafogli e asset singoli finora invenduti - denuncia Davide Dalmiglio, a capo del capital markets di JLL - c’è una percentuale maggiore di prodotti secondari, più a rischio. Ma adesso a soffrire sono anche i centri “prime”. Oggi il tema non è più quello del prezzo, perché è difficile dare un valore a una struttura chiusa a causa del coronavirus e per la quale le conseguenze sul livello dei canoni sono ancora incerte».

Anche Covivio cerca di piazzare alcuni centri commerciali che facevano parte di un portafoglio che comprendeva inizialmente anche l’Excelsior di Milano, ceduto poi a Fabrica Sgr insieme a due asset a Torino per complessivi 220 milioni di euro. Si tratta dell’asset di Nerviano, Il Ducale di Vigevano, Le Fornaci di Benaco e un centro a Montenero della Bisaccia. Il fondo americano Oaktree, che in Italia ha accumulato un consistente portafoglio alberghiero, era in esclusiva ma si è ritirato. In vendita anche Forum Palermo di Blackstone, da cui Cattolica si era sfilata mesi orsono, del valore di 130 milioni di euro circa. Blackstone un anno fa circa aveva messo in vendita anche il portafoglio degli outlet accumulato in Italia, in attesa di tempi migliori. Tempi che non arriveranno, o arriveranno forse con una forte riduzione di prezzo.

Oggi che i viaggi sono bloccati e i sopralluoghi non si possono fare, il settore è ancora più fermo.
La lista dei centri invenduti è ancora lunga. Tanti sono in mano a investitori internazionali. Come Eurocommercial, che ha già accolto le richieste dei tenant in difficoltà. La società ha comunicato di esaminare una per una le richieste e di posporre, quando è possibile, le rate al secondo semestre dell’anno in corso. Il discorso vale anche per Ceetrus, Igd, Bennet e Klépierre. le richieste dei tenant non risparmiano nessuno. Alcuni contratti di affitto hanno clausole che prevedono anche la recessione se il centro commerciale sta chiuso a lungo.

Ma c’è anche chi aggiunge che nel momento in cui la situazione si normalizzerà i centri commerciali recupereranno terreno, con un effetto rimblazo, prima di altri settori come quello delle High street, in particolare di lusso.

Tra i centri commerciali oggi in vendita, anche sotto traccia, ci sono strutture di proprietà di Apollo (del valore di circa 300 milioni di euro), Le Vele, il centro commerciale di Limbiate, alle porte di Milano, una struttura a Settimo Torinese, Valle Aurelia e un portafoglio di Klépierre che vale circa 200 milioni di euro.

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