Il piano di rilancio

Centri pubblici per l’impiego, assunzioni al palo: soltanto 1.330 su 11.600

In sette regioni sono a quota zero. Resta da definire il link con le agenzie per il lavoro

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

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3' di lettura

Per il piano di rilancio delle politiche attive che il governo sta mettendo a punto, che oggi viene illustrato alle parti sociali, restano almeno due grandi nodi da sciogliere che rischiano di rallentarne il cammino. Da un lato c’è il forte ritardo delle regioni nel potenziamento dei centri pubblici per l’impiego, che rappresentano il canale d’accesso al programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), lo strumento principale nei piani del Governo. Dall’altro, è ancora tutto da definire il link con le agenzie private per il lavoro, più performanti dei Cpi, che al momento restano ancora alla finestra.

Le risorse ci sono

Questa volta, almeno sulla carta, non è un problema di risorse. Per le politiche attive e il potenziamento della rete di 550 centri per l’impiego il Pnrr mette a disposizione circa 5 miliardi. A decorrere da quest’anno, ci sono 464 milioni di euro annui per l’assunzione di 11.600 nuovi operatori, con l’obiettivo di passare dalle attuali 8mila unità a circa 20mila. A ciò si aggiunga un piano straordinario di investimento sulla formazione degli operatori, anche di quelli già in servizio, sui sistemi informativi, sull’ammodernamento delle infrastrutture, per oltre 1 miliardo di euro. Ebbene, a due anni dai primi stanziamenti, il quadro delle assunzioni è in fortissimo ritardo. Su 11.600 ingressi previsti nel triennio 2019-2021 ne sono andati in porto, secondo l’ultimo monitoraggio del governo (aggiornato al 30 giugno), poco meno di 1.300. In sette regioni le assunzioni sono a quota zero (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sardegna). Il campanello d’allarme è già suonato all’interno di palazzo Chigi, la sottosegretaria al Lavoro, Rossella Accoto (M5S) ha espresso preoccupazione per le conseguenze del ritardo.

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Regioni in ritardo

Il tema rischia, concretamente, di frenare l’atteso rilancio dei servizi per il lavoro, e il programma Gol, la prima riforma del capitolo Lavoro prevista dal Pnrr, da adottare nel quarto trimestre 2021. «Il ritardo delle regioni è obiettivamente rilevante - ha sottolineato Lucia Valente, ordinario di diritto del Lavoro all’università la Sapienza di Roma -. Non possiamo permetterci di non rispettare il cronoprogramma di riforme concordato con l’Europa. Servono decisioni rapide. Per limitare i disagi, si potrebbe pensare di assegnare temporaneamente il personale regionale in comando presso i centri per l’impiego, e occorre coinvolgere subito gli enti privati accreditati che hanno l’esperienza e le competenze necessarie per erogare i livelli essenziali delle prestazioni». Sulla stessa lunghezza d’onda, Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano: «Sappiamo bene che ogni regione ha i suoi tempi e che uno dei problemi che affliggono le politiche attive in Italia è quello di assicurare la stessa qualità dei servizi su tutto il territorio. È compito del governo, che dispone delle risorse del Pnrr, dettare l’agenda, lasciando alle regioni onori e oneri di attuarla. Se non verrà definito al più presto un piano con modalità e tempi di attuazione, del programma Gol rimarranno solo le buone intenzioni».

Si punta a 4.500 nuovi ingressi entro l’anno

Ammette questo ritardo la coordinatrice degli assessori regionali al lavoro, Alessandra Nardini che sottolinea «le difficoltà legate al Covid e al problema della copertura degli oneri di funzionamento, ma c’è la volontà di recuperare». La stima è di arrivare a 4.500 assunzioni entro l’anno. Proprio oggi, peraltro, l’assessore Nardini incontrerà il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per la firma di un protocollo per l’utilizzo di 54 milioni di residui della cassa in deroga per le politiche attive in Toscana.

L’altro tassello mancante riguarda il link delle agenzie per il lavoro: «Abbiamo di fronte una occasione irripetibile per mettere a punto un sistema di politiche attive inclusive e funzionali - spiega Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro -. Le agenzie per il lavoro, con la rete di 2.500 filiali e più di 15mila persone specializzate nel condurre e ricondurre le persone al lavoro, rappresentano un tassello fondamentale per un percorso virtuoso. Confidiamo vi sia presto l’occasione per contribuire, anche in sede di confronto con il Governo, a strutturare un sistema che punti sulla virtuosa collaborazione tra pubblico e privato, sulla misurazione delle performance di tutti gli operatori che offrono servizi per il lavoro, su un sistema di premialità per qualità dei servizi e per chi raggiunge il risultato migliore, ovvero l’accesso o il reingresso nel mondo del lavoro. Sprecare questa opportunità sarebbe imperdonabile».

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