congiuntura flash

Centro studi Confindustria: Pil, segni positivi ma il rimbalzo solo nel terzo trimestre

Il ritmo di aumento dei vaccini deve essere più rapido. Nel 1° trimestre un recupero dell’attività è ormai compromesso

di Andrea Marini

Istat: produzione industriale 2020 -11,4%, peggior dato dal 2009

Il ritmo di aumento dei vaccini deve essere più rapido. Nel 1° trimestre un recupero dell’attività è ormai compromesso


3' di lettura

Il Pil potrebbe tornare su territorio positivo già nel secondo trimestre, ma un vero rimbalzo si potrà avere solo nel terzo trimestre. È quanto emerge dalla congiuntura flash del Centro studi Confindustria, Csc. «Le restrizioni anti-Covid restano in campo e nel 1° trimestre un recupero dell’attività è ormai compromesso. Peraltro – spiega il Centro studi – rischi al ribasso emergono riguardo al ritmo di aumento dei vaccinati: deve essere più rapido per raggiungere le soglie obiettivo fissate a livello UE entro giugno. L’effetto netto è che cresce la probabilità di un segno positivo del PIL già nel secondo trimestre, ma si conferma che un vero rimbalzo si potrà avere solo nel terzo trimestre».

Più fiducia sui mercati

I mercati finanziari – sottolinea il Csc – ora danno credito all’Italia: il tasso sovrano ha registrato un netto calo a febbraio a riflesso della formazione del nuovo Governo. Il BTP decennale è ai minimi storici (0,52% medio nel mese), lo spread sulla Germania a +0,98%, valore che non si vedeva dal 2015. Questo calo, se permanente, taglia il costo del debito per il Paese. Anche la Borsa italiana ne ha beneficiato, recuperando rapidamente dopo il ribasso di gennaio (+6,1% da inizio febbraio), pur rimanendo sotto i valori pre-Covid (-9,8%). «Ciò potrebbe spingere la fiducia di famiglie e imprese italiane (rimasta debole a gennaio) e migliora lo scenario per il PIL nel 2021», aggiunge il Csc.

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Germania e Italia: stessa pandemia, divario nel PIL

La flessione del PIL nel 2020 è stata del -8,9% in Italia, peggio del -5,3% in Germania, sottolinea il Csc. Nella prima metà del 2020, a causa della diffusione della pandemia e dell'adozione di forti misure di contenimento, l’Italia ha subito una caduta più profonda (-5,5% nel 1° trimestre, -13,0% nel 2°). Grazie al calo dei contagi in estate, un ampio rimbalzo è stato registrato in Italia nel 3° trimestre (+16,0%), molto più che in Germania, tanto da colmare quasi il ritardo. Ma le restrizioni anti-pandemia dopo l’estate hanno condotto in Italia a una nuova flessione (-2,0% nel 4° trimestre), mentre la Germania ha evitato tale ricaduta e parte in condizioni migliori nel 2021.

Germania, limiti meno stringenti per l’industria

Questi diversi sentieri del PIL sono dovuti ad almeno cinque fattori, secondo il Csc. Primo, misure di contenimento adottate nei due paesi da marzo 2020, con impatti diretti sull’attività economica, sono state simili, ma mai identiche. In particolare, con la prima ondata di pandemia, la Germania ha varato limiti meno stringenti per le attività industriali: ciò spiega parte del suo minor calo del PIL. Sull’impatto della pandemia ha giocato un ruolo cruciale il settore del turismo, il più colpito dalle misure restrittive per contenere il Covid. In Italia il settore turistico è molto più ampio. Mentre il settore delle costruzioni in Germania ha un peso maggiore sul PIL (6,0%, contro il 4,3% in Italia) e la sua dinamica, nonostante la pandemia, è rimasta positiva.

L’incidenza della piccola impresa in Italia

Un dato strutturale è che in Italia è prevalente la piccola impresa, sotto i 50 addetti (64% degli occupati, 48% del valore aggiunto), mentre in Germania la quota di attività realizzata dalle grandi imprese è maggiore. Inoltre, sebbene prima del Covid le imprese italiane avessero colmato buona parte del gap di patrimonializzazione con la Germania, resta vero che le più piccole sono meno dotate di capitale e più legate al debito bancario. Perciò, il selettivo impatto della crisi, più marcato su servizi e aziende più indebitate (e più legate alla domanda interna), incrociandosi con la diversa struttura dimensionale, potrebbe aver penalizzato meno la Germania.

Germania-Italia, misure simili...

Nel 2020 l'Italia ha destinato risorse pari al 5,5% del PIL per contrastare gli effetti negativi del Covid, la Germania al 4,7%. Per il potenziamento del sistema sanitario l’Italia ha stanziato più della Germania (1,3% contro 0,9%). A favore di lavoratori e famiglie, in termini di integrazioni salariali, indennità e bonus, l’Italia ha disposto risorse per l’1,9% del PIL, contro lo 0,6% della Germania. Gli interventi di spesa a sostegno delle imprese (sussidi, trasferimenti, crediti d’imposta) valgono l’1,7% del PIL in entrambi i paesi.

...Ma la Germania ha ridotto l’Iva, rafforzando la ripresa

Ma l'Italia ha previsto misure a favore delle imprese anche dal lato delle entrate, con il temporaneo esonero dal pagamento IRAP (0,2% del PIL), dell'IMU e di altre imposte locali per i settori della ristorazione e del turismo. La Germania ha, invece, tagliato nella seconda metà del 2020 le aliquote IVA (da 19% a 16% l'ordinaria, da 7% a 5% la ridotta), con un costo per lo Stato pari allo 0,4% del PIL. «Con questa misura (temporanea) ha mirato a rafforzare i consumi e la ripartenza: ciò spiega un'altra fetta del divario di PIL», conclude il Centro studi di Confindustria.

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