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Confindustria: con il gas in discesa economia italiana meglio delle attese

Il 2023 per le imprese parte tra luci e ombre. Prezzi dell’energia in calo ma con inflazione ancora alta e tassi in forte rialzo. Tengono il reddito delle famiglie e i consumi.

di Nicoletta Picchio

(alexkich - stock.adobe.com)

3' di lettura

Luci e ombre sull'economia italiana, che sta andando meglio delle attese. A sostenerne l’andamento è il prezzo del gas, ai livelli più bassi da oltre un anno, e la tenuta del potere d’acquisto delle famiglie (in termini reali).

Un trend confermato dalla fiducia e dagli indici di Borsa in recupero. In negativo agisce il forte rialzo dei tassi di interesse: a novembre il costo del credito ha continuato a salire arrivando al 3,37 per le pmi (era 1,7% a inizio 2022) e al 2,67 per le grandi (da 0,76). Un aggravio di costi che toglie risorse a investimenti e consumi, questi ultimi colpiti anche dall'inflazione, che è in calo ma resta ancora elevata: a dicembre 11,6 da 11,8 a novembre, maggiore per le famiglie meno abbienti (+18,4 contro +9,9).

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Se l'industria è in flessione, tengono il reddito e i consumi e regge anche il mercato del lavoro, con +50mila occupati a novembre da settembre (e +280mila da gennaio). È lo scenario che emerge dalla nota Congiuntura Flash, diffusa dal Centro studi di Confindustria.

Prezzo del gas in discesa

La nota positiva è l’andamento del prezzo del gas, che ha aperto il 2023 in «netta flessione», 65 euro/mwh in media a gennaio, da 114 a dicembre (era 14 nel 2019): un ribasso favorito da stock europei di gas ancora alti, il clima mite e i consumi frenati. Anche per il petrolio prosegue una lenta discesa, 80 dollari al barile, contro gli 81 di dicembre, grazie ad una produzione che ha superato una domanda piatta. Sono in invece in rialzo, sottolinea il Csc, i prezzi non energy, +1,6% a novembre-dicembre, dopo la flessione dei mesi precedenti. Continua a calare però la produzione industriale: a novembre -0,3, che si aggiunge al -1,8 di settembre e -1,1 di ottobre.

Regge la manifattura

La manifattura tiene con +0,1, ma c'è molta eterogeneità tra i comparti. Questi dati fanno sì che per il quarto trimestre dello scorso anno la variazione acquisita per il totale dell'industria sia molto negativa: -1,7%, -0,6% nel terzo trimestre. Se si analizza il mese di dicembre si delinea uno scenario debole: gli ordini continuano a diminuire, le scorte ad aumentare, le attese di rimbalzo si ridimensionano.

Cala la fiducia delle imprese

La fiducia delle imprese segna una nuova discesa e il PMI è fermo in zona di lieve contrazione (48,5 da 48,4). Le costruzioni sono in difficoltà: il settore ha iniziato male il quarto trimestre, -0,5 la produzione ottobre-novembre, e secondo le previsioni la fase difficile proseguirà.

I servizi sono stabili, con il turismo che resta sopra i livelli pre Covid (+3,6) e il commercio al dettaglio che cresce a novembre, +0,4. Per l'occupazione, si registra una diminuzione del numero dei disoccupati, -26mila negli ultimi due mesi), e un costante calo degli inattivi. Per i consumi sono attese decisioni prudenti: la loro risalita è stata favorita finora dalla tenuta del reddito reale e dagli extra risparmi.

L’export resta incerto e altalenante

A novembre c'è stato un rimbalzo, +3,8 dopo un -1,5, grazie alle maxi vendite della cantieristica navale. Fanno da traino i paesi extra Ue, con Usa e Turchia i più dinamici. Fiacche le vendite in Cina, in contrazione la Russia. In prospettiva fa da freno anche il mercato tedesco e le indicazioni per inizio 2023 restano negative.

Eurozona più ottimista

Se si allarga il raggio all'Eurozona c'è più ottimismo, sottolinea il Csc: l'inflazione è il calo al 9,6 a dicembre; c'è un sentiment al rialzo, a 95,8 a dicembre al 94,0; c'è un rimbalzo della produzione industriale oltre le attese, +1,0 a novembre. Ma l'incertezza e la spinta restrittiva che arriva dai tassi «tengono ancora alti i timori di una (moderata) recessione».

Quanto agli Usa i segnali sono «misti»: pil oltre le attese nel terzo trimestre, +0,8, ma in calo gli investimenti, -0,9. Produzione industriale a -0,7.Guardando in particolare la Cina, cui il Csc dedica un focus, ci sono varie ombre sulla crescita, che dovrebbe essere del 4,5 nel 2023. La nostra quota di export è ancora bassa, 2,9, rispetto al 7,6 della Germania e 4,8 della Francia. Se l'Italia raggiungesse la Francia avremmo 10 miliardi di export aggiuntivo.

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