ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso le elezioni

Centrodestra, il Ppe (e Fi) spingono Tajani. In Sicilia Chinnici del Pd vince le primarie dei progressisti

Scontro a distanza tra M5s e Pd: archiviata l’ipotesi del campo largo

Mattarella: sciolte le camere, elezioni entro 70 giorni

4' di lettura

L’avvio della campagna elettorale, in vista del ritorno alle urne il 25 settembre, fa sì che si comincino a delineare le prime prese di posizione da parte di coloro che si contenderanno il sostegno degli elettori e, di conseguenza, i 400 seggi alla Camera e i 200 al Senato nel nuovo parlamento: i partiti.

Nel centrodestra Fi e Ppe spingono Tajani

Il centrodestra è considerato favorito per la vittoria alle elezioni. Lega, Fi e FdI correranno insieme; anche se resta sul tavolo la questione della scelta del candidato premier. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni ne discuteranno anche in un vertice in programma nei primi giorni della prossima settimana. Nelle ultime ore è emersa l'ipotesi che il coordinatore di Fi Antonio Tajani si oppone a quello della leader di Fdi Giorgia Meloni. Che l'ex presidente del Parlamento europeo possa essere l'uomo del centrodestra per Palazzo Chigi è ipotesi, al momento, di alcuna concretezza. Ma vanno considerati due elementi: di fronte ad un'Ue terrorizzata dalla carica sovranista posizionare alla guida dell'Italia un membro di un partito - Forza Italia - di salda tradizione europeista come il Ppe, principale gruppo del parlamento europeo, potrebbe arginare i timori di Bruxelles. E potrebbe essere un vantaggio per la Lega e perfino per Meloni: sondaggi alla mano, in caso di vittoria del centrodestra, la premiership spetterebbe a lei ma chissà che la leader di Fdi non opti per una soluzione meno divisiva tenendo, comunque, le redini su una buona fetta dell'esecutivo.

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Chinnici (Pd) vince primarie in Sicilia

E mentre l’ipotesi del “campo largo”, ovvero l’ipotesi di un’alleanza tra Pd e Cinque Stelle per contenere il centrodestra, è tramontata, sono andate in scena le primarie del campo progressista in Sicilia: sarà Caterina Chinnici, eurodeputata del Pd, che ha ottenuto 13.519 voti, la candidata alla presidenza della Regione dell'area che include il Pd il M5s, i Centopassi e partiti e movimenti di centrosinistra. La sottosegretaria all'Istruzione Barbara Floridia del M5s ha preso 10.068 voti, arrivando seconda. Il campo progressista deve fare i conti con quella che appare ormai un’insanabile spaccatura a livello nazionale tra Pd e M5s e bisognerà vedere se da qui alle elezioni regionali, la cui data non è stata ancora fissata, non ci saranno nuovi colpi di scena con la frantumazione del fronte che finora in Sicilia è sembrato coeso sulla scelta di un candidato unico per contrastare il centrodestra.

Conte contro Letta: «Tradita la nostra agenda sociale»

Non sono infatti mancati nelle ultime ore attacchi a distanza tra i leader di Pd e M5s. All'indomani della caduta del governo Draghi, il primo a decretare lo strappo è stato il segretario Dem Enrico Letta, che non ha perdonato al M5s il mancato voto di fiducia. Il Nazareno ha anche coniato uno slogan per l’occasione: “Italia tradita”. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: il leader Cinque Stelle Giuseppe Conte è passato al contrattacco: «L’Italia è stata tradita quando in Aula il premier e il centrodestra, anziché cogliere l’occasione per approfondire l’agenda sociale presentata dal M5s, l’hanno respinta umiliando tutti gli italiani che attendono risposte». Di qui la replica del Nazareno: «La frattura è insanabile e oggi anche Conte ne ha preso atto».

L’ex premier: Pd arrogante, i progressisti siamo noi

A poche ore di distanza, in un’intervista a La Stampa l’ex presidente del Consiglio è tornato all’attacco: «Il Pd è arrogante. I progressisti siamo noi», ha detto. Secondo Conte sulla fine del governo Draghi c’è una diffusa ipocrisia e «si prova a scaricare la colpa sul M5s, che ha solo chiesto di risolvere alcune criticità»: ed è «un’infamia» dire che ha tradito. Quanto alla fine del campo largo, «non si può pensare - ha continuato - di definire con arroganza un perimetro di gioco e stabilire arbitrariamente chi vi è ammesso. La nostra agenda ci definisce come veri progressisti», e tocca al Pd decidere che fare: «Ovvio che se cercano una svolta moderata che possa accogliere anche Calenda noi non ci possiamo stare».

Grillo blinda i due mandati

Intanto nei Cinque Stelle è tornato a farsi sentire il fondatore Beppe Grillo, che ha rotto un silenzio durato per tutta la crisi di governo, con un video dalla terrazza di casa pubblicato sul suo blog. «Ho guardato quel parlamento mentre Draghi parlava» ed era «una visione vecchia, di gente che è lì da 30 o 40 anni», ha detto il garante M5S, secondo il quale «quel Parlamento lì non se lo merita nessuno, figuriamoci Draghi, e non se lo merita nemmeno l’ultimo degli Italiani». E così Grillo ha rispolverato l’antica ricetta dei Cinque stelle: «I nostri due mandati sono la luce in questa tenebra incredibile, sono l’interpretazione della politica come servizio civile» e sono «un antibiotico». Come corollario, è giunto l’attacco pesante all’ex pupillo Luigi Di Maio: «C'è gente che entra in politica per diventare una cartelletta. Giggino “a cartelletta” adesso è là che aspetta di archiviarsi in qualche ministero della Nato». Si è fatto senire anche Alessandro Di Battista: «Mi scrivete in tanti di ributtarmi nella mischia, sono sincero, io non sono disposto a tutto pur di ritornare in Parlamento», quindi «nei prossimi giorni finirò il mio lavoro, tornerò in Italia e vedrò quello che succede».

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