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Centrodestra al test della lotta alle autocrazie

Ogni anno il presidente della Commissione europea fa il punto sullo Stato dell’Unione. Così ha fatto Ursula von der Leyen di fronte al Parlamento europeo

di Sergio Fabbrini

(Ansa)

4' di lettura

Ogni anno il presidente della Commissione europea fa il punto sullo Stato dell’Unione. Così ha fatto Ursula von der Leyen, mercoledì scorso, di fronte al Parlamento europeo. Questa volta il discorso è stato tenuto mentre una guerra sta mettendo alla prova gli equilibri tra l’Unione europea (Ue) e i suoi stati membri. Infatti, von der Leyen ha parlato di sfide che, per i Trattati, dovrebbero essere affrontate da questi ultimi. Ne considero due, quella russa e quella ungherese.

La sfida russa è stata esplicita nel discorso di Ursula von der Leyen. Con grande determinazione, la presidente della Commissione ha ribadito il sostegno europeo all’Ucraina, mettendo in chiaro che, in quella guerra, è in atto «uno scontro tra l’autocrazia e la democrazia». Il trasferimento di armi letali all’Ucraina continuerà, così come continueranno le dure sanzioni economiche alla Russia, fino a quando l’autocrazia di Putin non avrà perso.

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Tuttavia, la decisione sia sulle sanzioni che sull’aiuto militare dipende dagli Stati membri, non già dalla Commissione. La Commissione, e con essa il Parlamento europeo, hanno un ruolo decisionale nelle politiche regolative del mercato unico, non già nelle politiche relative alla sicurezza (militare, in questo caso).

Tra gli Stati membri, la risposta all’aggressione russa ha fatto emergere una doppia divisione. Una prima divisione ha opposto le forze politiche determinate a contrastare Putin (la larghissima maggioranza dei governi nazionali) e quelle che vogliono togliere le sanzioni alla Russia e interrompere gli aiuti militari all’Ucraina (all’interno del Parlamento europeo, queste forze sono collocate nel raggruppamento di Identità e democrazia, come la Lega di Matteo Salvini, il Rassemblement National di Marine Le Pen, l’Alternative für Deutschland di Alexander Gauland, tutte organizzativamente collegate al partito di Russia Unita di Vladimir Putin). Una seconda divisione è emersa all’interno delle forze anti-Russia, tra quelle che si affidano esclusivamente alla Nato per difendere la sicurezza europea (capitanate dal partito polacco di governo Prawo i Sprawiedliwość di Jarosław Kaczyński) e quelle che invece spingono per un’autonoma difesa europea (guidate dal presidente francese Emmanuel Macron).

Ora, se la sicurezza europea viene decisa dai governi nazionali, come si porrà l’eventuale futuro governo italiano di destra-centro? Certamente, la posizione filo-Russia della Lega è incompatibile con la posizione pro-Ucraina dell’Ue. Ma anche l’atlantismo antieuropeo di Fratelli d’Italia crea problemi, in quanto continua a far dipendere la nostra sicurezza dalle idiosincrasie di Washington. È questo il nostro interesse nazionale?

La sfida ungherese è stata (invece) implicita nel discorso di Ursula von der Leyen. Ha detto la presidente della Commissione: «Molte e molti di noi hanno dato per scontata la democrazia troppo a lungo (…). Oggi ci rendiamo conto di dover combattere per le nostre democrazie, giorno dopo giorno». E infatti, due giorni dopo, il Parlamento europeo ha votato a larghissima maggioranza (433 voti a favore e 123 contrari) una mozione di condanna del governo ungherese, considerato responsabile di aver trasformato il suo Paese in una “autocrazia elettorale”. Viktor Orbán ha messo in discussione, in Ungheria, gli assetti istituzionali che garantiscono lo stato di diritto liberale (come l’indipendenza della magistratura e dei media dal potere politico). Nella mozione, il Parlamento europeo critica il Consiglio europeo dei capi di governo di “inazione” nei confronti della degenerazione antidemocratica in atto da tempo in Ungheria (oltre che in altri Paesi, come la Polonia e la Romania). La mozione sottolinea che l’articolo 7.1 del Trattato sull’Ue (Tue) «non richiede l’unanimità degli Stati membri per identificare un chiaro rischio di grave violazione dei valori Ue né per formulare raccomandazioni e scadenze precise». Per il Parlamento europeo, dunque, non si può combattere un’autocrazia esterna consentendo che si sviluppi un’autocrazia interna. Tuttavia, anche questa sfida deve essere affrontata, secondo i Trattati, dai governi nazionali. La Commissione europea potrà (dovrà) contrastare l’erosione della democrazia ungherese bloccando i trasferimenti all’Ungheria dei fondi delle politiche di coesione e di Next Generation EU, ma solamente i capi dei governi nazionali hanno il potere di sospendere «i diritti di adesione all’Ue» dell’Ungheria, come il diritto di voto in sede di Consiglio (sempre secondo l’articolo 7 Tue). Quale sarà la posizione di un eventuale governo di destra-centro italiano? C’è poco da dubitare, visto che, nella votazione del Parlamento europeo di venerdì scorso, sia la Lega che Fratelli d’Italia hanno votato contro la mozione di maggioranza, difendendo l’autocrazia elettorale di Viktor Orbán. Così, con un eventuale governo italiano di destra-centro si rafforzerebbe la minoranza di veto che, all’interno del Consiglio europeo, ha finora protetto l’arretramento democratico in stati membri come l’Ungheria (o la Polonia o la Romania). È questo il nostro interesse nazionale? Insomma, il discorso di Ursula von der Leyen ha denunciato le sfide autocratiche all’Ue. È nostro interesse nazionale neutralizzare quelle sfide, se solo si pensa che l’Ue ci ha fornito 191 miliardi di euro per affrontare il dopo-pandemia, ci garantisce il mercato più integrato al mondo in cui le nostre imprese possono operare, ci stabilizza con le sue istituzioni sovranazionali. Se le autocrazie (esterne ed interne) si affermassero, magari anche a casa nostra, allora sì che la “pacchia” sarebbe davvero finita (per tutti).

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