La strategia dell’opposizione

Centrodestra unito, ma solo se resta Conte

Se il premier uscente non dovesse riuscire a ottenere il reincarico, le strade dei partiti di opposizione si separerebbero: Fi e gli altri partiti minori opterebbero per un governo di salute pubblica, Fdi per le elezioni e la Lega si spaccherebbe fra i due fronti

di Barbara Fiammeri

(ANSA)

3' di lettura

Un vertice dopo l’altro per serrare le fila. Per evitare qualche nuova fuga tra i non pochi senatori che sentono traballare il loro scranno e che nell’alleanza con Lega e Fratelli d’Italia non si trovano a loro agio. I sospetti sono incentrati soprattutto sui cosiddetti “centristi” dell’Udc ma anche sui totiani di Cambiamo! e su quella parte minoritaria ma consistente di forzisti, a partire da Mara Carfagna, che dicono apertamente di non voler «morire sovranisti».

Unità di facciata

Ecco allora la mossa del duo Salvini-Meloni di presentarsi davanti a Sergio Mattarella tutti assieme, un’unica delegazione del centrodestra.Ma è una unità di facciata, destinata a sgretolarsi qualora venerdì 29 gennaio il Capo dello Stato dovesse constatare che non ci sono le condizioni per un reincarico a Giuseppe Conte. A quel punto è assai probabile che al secondo giro di consultazioni, ognuno salirà al Quirinale per conto proprio.

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Obiettivi diversi

Non sarebbe una sorpresa per nessuno. A partire dai diretti interessati i cui obiettivi sono chiaramente diversi. Anzi: opposti. Per Matteo Salvini e Giorgia Meloni la strada maestra sono le elezioni. Ma non è così né per Forza Italia e neppure per i gruppi minori del centrodestra che invece, come ha ripetuto più volte Silvio Berlusconi ma anche Giovanni Toti e i senatori Paolo Romani e Gaetano Quagliariello, o la centrista Paola Binetti e il neo segretario Udc De Poli, ritengono che sia l’ora di un Governo di salute pubblica.

Il gruppo di Forza Italia ribolle

Berlusconi continua a ripetere che la conditio sine qua non resta che questa soluzione sia condivisa dalla coalizione. Ma sono dichirazioni di circostanza. Anche perché l’ex premier ha già faticato a mantenere l’unità dei suoi gruppi parlamentari in questa fase e sa bene che se dovesse scegliere di rimanere attaccato a Salvini e Meloni molti azzurri non lo seguirebbero.

I due terzi dei parlamentari Fi fuori dal Parlamento in caso di urne

La ragione è semplice: almeno due terzi degli attuali 140 tra deputati e senatori di Forza Italia sarebbero destinati, in caso di ritorno alle urne, a restare fuori dal Parlamento non solo perché i sondaggi danno il partito azzurro lontano dal 14% raggiunto nel 2018 ma anche perché nel frattempo è intervenuta la riforma che taglia il numero dei parlamentari. Per tentarlo, per convincere Berlusconi a seguirlo fino in fondo, Salvini ha detto urbi et orbi di essere pronto a sostenere la candidatura dell’ex premier per il Quirinale. Ma di qui alla scelta del successore di Mattarella troppa acqua passerà sotto i ponti.

Recinto stretto per Salvini

Anche Salvini del resto è costretto a giocare in un recinto piuttosto stretto. Il leader della Lega sa già che Giorgia Meloni non siederà mai attorno a un tavolo per dar vita a un Governo di larghe intese. Salvini quindi non potrà che fare altrettanto perché non può permettersi di lasciare alla presidente di Fratelli d’Italia, che ormai lo supera in popolarità e che gli ha sottratto il 10% dei suoi elettori, di bombardarlo dall’opposizione.

I timori di Giorgetti e Zaia

Una scelta obbligata, quella del leader del Carroccio, ma non sofferta. In linea con il sentiment dei Borghi e dei Bagnai ma che non convince alcuni dei principali esponenti della Lega, a partire da Giancarlo Giorgetti e da Luca Zaia, preoccupati per la tenuta del tessuto economico nelle Regioni del Nord e consapevoli che la crisi provocata dal Covid non si esaurirà con la fine della pandemia, peraltro neppure imminente.

Se Conte non dovesse farcela

Se dunque Conte dovesse non farcela, si aprirà un’altra partita nella quale il centrodestra stavolta è destinato ad essere protagonista per le sue divisioni. Del resto non sarebbe certo la prima volta. Anche due anni fa, dopo le elezioni, alle consultazioni Salvini, Meloni e Berlusconi salirono assieme al Quirinale. Ma nelle settimane successive il leader della Lega al Colle ci andò da solo per dare il via libera alla nascita del Governo Conte I con Luigi Di Maio.

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