Industria del largo consumo

Centromarca, previsioni di vendita al ribasso per i prossimi mesi. Allarme marginalità

L’Osservatorio congiunturale dell’associazione evidenzia la tendenza al raffreddamento dei volumi mentre un produttore su due ipotizza una contrazione dei profitti oltre il 4% a causa dei continui rincari

di Enrico Netti

(AdobeStock)

2' di lettura

Rallentano le vendite dei prodotti di marca. Questo l’allarme che arriva da Centromarca che nell’ultima edizione dell’Osservatorio congiunturale, stilato ogni sei mesi in collaborazione con Ref Ricerche, evidenzia il deterioramento delle previsioni di vendita per il prossimo semestre. Se si guarda agli ultimi tre mesi, da gennaio a marzo 2022, il 48% dei manager intervistati dichiara che le vendite sono «aumentate/molto aumentate». È un dato nettamente inferiore al 60% della rilevazione precedente (settembre 2021). Resta costante (24%) la percentuale di coloro che non riscontrano particolari variazioni. Le previsioni sulle vendite dei prossimi sei mesi registrano un ridimensionamento: solo per il 33% degli intervistati “aumenteranno”, contro il 43% registrato a settembre 2021. La preoccupazione maggiore è legata all’aumento dei costi di produzione a cui l’industria di marca guarda con preoccupazione. Crescono i costi unitari di produzione, determinati dalle forti tensioni presenti nei mercati delle commodities. Tutti i manager (98%) indicano una dinamica di crescita superiore al 2%. Rincari superiori al 5% sono attesi per energia (49% delle aziende), materie prime (47%), imballaggi (46%) e trasporti (40%). Per il 65% dei rispondenti il prezzo dell’energia continuerà ad aumentare. Da parte sua l’industria di marca frena sul trasferimento degli incrementi di costo ai prezzi al consumo. Sebbene il 58% dei manager segnali incrementi nei prezzi al di sopra del 2%, il 39% dichiara di avere mantenuti invariati i prezzi di vendita. Tenendo conto della dinamica dei costi e delle prospettive dei ricavi, il 46% delle aziende ipotizza una contrazione dei profitti oltre il 4%, il 47% prevede sostanziale stabilità e il 7% una loro crescita superiore al 4%. Per quanto riguarda la dinamica della domanda - dati l’andamento dell’inflazione e il quadro economico - il 77% degli intervistati indica che nel 2022 i consumatori ridurranno la spesa in beni di consumo, mentre il 21% ritiene che i livelli rimarranno stabili. «La drammatica crisi ucraina amplifica l’effetto combinato della pandemia e delle tensioni sui prezzi di materie prime e beni energetici - sottolinea Roberto Bucaneve, Direttore di Centromarca -. Il risultato sono comportamenti di spesa più prudenti da parte dei consumatori. Le strategie delle industrie devono quindi confrontarsi con rilevanti incrementi dei costi di produzione e con l’incertezza legata alla capacità del mercato a valle di assorbire aumenti dei prezzi in linea con la dinamica dei costi».

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