la risposta scientifica al coronavirus

Cer, giallo sulle dimissioni del presidente Ferrari. Il Consiglio: lo abbiamo sfiduciato noi

Lo scienziato italiano lascia e critica la mancanza di coordinamento Ue nella lotta al coronavirus. Il Consiglio replica e lo accusa: lo abbiamo sfiduciato noi

Coronavirus, come si trasmette il Covid-19

Lo scienziato italiano lascia e critica la mancanza di coordinamento Ue nella lotta al coronavirus. Il Consiglio replica e lo accusa: lo abbiamo sfiduciato noi


3' di lettura

Si tingono di giallo le dimissioni del presidente del Consiglio europeo della ricerca (Cer), l’ italiano Mauro Ferrari, annunciate il 7 aprile dallo scienziato stesso con la motivazione di non essere riuscito a convincere Bruxelles a istituire un programma scientifico coordinato e su larga scala contro la pandemia di coronavirus. A Ferrari ha replicato il Cer stesso, con un comunicato del Comitato scientifico pubblicato sul suo sito in cui chiarisce di averlo sfiduciato all’unanimità il 27 marzo scorso, chiedendogli di dimettersi.

Ferrari, alla guida della principale istituzione scientifica europea dal 1° gennaio 2020, ha presentato le sue dimissioni alla presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen.

Il “j’accuse” di Ferrari
«Sono rimasto estremamente deluso dalla risposta europea a Covid-19», ha spiegato lo scienziato prima al Financial Times, che ne ha dato notizia, poi al Corriere della Sera in una lettera. «Sono arrivato al Cer da fervente sostenitore dell'Ue [ma] la crisi di Covid-19 ha completamente cambiato il mio punto di vista». Ferrari, dimettendosi, ha lamentato una «completa assenza di coordinamento delle politiche sanitarie tra gli Stati membri, la ricorrente opposizione a iniziative di sostegno finanziario coeso e le pervasive chiusure delle frontiere unilaterali» dentro l’Ue.

Alle dichiarazioni di Ferrari - un vero e proprio atto di accusa contro il Cer che avrebbe bloccato la sua richiesta di dotare gli scienziati di risorse e opportunità per combattere la pandemia, con la motivazione che il mandato del Consiglio gli consente di finanziare solo la ricerca «dal basso verso l'alto» proposta dagli scienziati, piuttosto che programmi più ampi «dall'alto verso il basso» con obiettivi fissati dai leader dell'Ue - il Consiglio europeo della ricerca ha replicato con durezza e per punti.

La dura replica del Cer
«Durante il suo mandato - si legge sul sito del Cer - il professor Ferrari ha mostrato una totale mancanza di apprezzamento per la ragion d’essere del Consiglio [...], una mancanza di impegno, non partecipando a molte riunioni, passando molto tempo negli Stati Uniti senza difendere il programma e la missione del Cer nei casi in cui lo rappresentava. Al contrario - continua il comunicato - il professor Ferrari ha preso molte iniziative personali nell’ambito della Commissione, senza consultare il Comitato scientifico e utilizzando invece la sua posizione per promuovere le sue idee. Infine - conclude il comunicato - il professor Ferrari era coinvolto in diverse attività, alcune legate a istituzioni accademiche altre a imprese commercali, che gli hanno tolto molto tempo e in parecchie occasioni sembrano aver avuto la precedenza sul suo impegno presso il Cer. Il carico di lavoro associato a queste attività si è rivelato incompatibile con il mandato di presidente»

Quanto all’accusa specifica di Ferrari secondo cui il Comitato scientifico si sarebbe opposto alla sua richiesta che il Cer finanziasse un’iniziativa speciale contro il Covid-19, il Comitato replica che non è «di sua competenza e che la Direzione ricerca e innovazione della Commissione Ue, a cui siamo collegati, è già molto attiva nel finanziare nuovi programmi e sostenere la ricerca attraverso i canali appropriati».

Ferrari era stato nominato alla guida del Cer dall’inizio di gennaio, dopo una selezione tra 50 candidati di altissimo livello, per sostituire il professor Jean-Pierre Bourguignon. Il suo doveva essere un mandato quadriennale.

La nota della Lega delle Università europee
In una nota, la Lega dell’Università europee di ricerca (Leru) si dice dispiaciuta per le dimissioni di Ferrari «a soli 3 mesi dalla sua nomina»■ ma sottolinea che è fondamentale preservare «il principio della libera ricerca dal basso all’alto e del Comitato scientifico come guida collettiva». «Mauro Ferrari - prosegue la nota - racconta la sua versione dei fatti per giustificare le sue dimissioni. Così facendo, dimostra quanto sottovaluti l’importanza di una libera ricerca dal basso all’alto... Plaudiamo agli sforzi del commissario Mariya Gabriel per mobilitare fondi in una maniera impressionante e senza precedenti per la ricerca su Covid-19», conclude la nota.

Una carriera illustre
Lo scienziato italiano, 61 anni, ha una carriera accademica illustre: dopo la laurea in matematica all'Università di Padova e il master, consegue il Ph.D. in ingegneria meccanica all'Università della California a Berkeley e studia medicina presso la Ohio State University. A Berkeley ritorna come professore associato in Scienza ed Ingegneria dei Materiali e in Ingegneria Civile ma la sua grande passione è la ricerca sulle nanotecnologie e nel campo della bioingegneria applicate in medicina per combattere il cancro. Ferrari è anche presidente e Ceo del Houston Methodist Research Institute in Texas e della The Alliance for NanoHealth.

Il suo arrivo al Cer era nato sotto i migliori auspici prima di questa brusca interruzione. La Commissione la scorsa primavera aveva proposto un aumento significativo del suo bilancio da 13,1 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 a 16,6 miliardi di euro per il 2021-2027.

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