FRODI IMMOBILIARI

Cercate una casa in affitto a New York? Occhio alle truffe online

di Riccardo Barlaam


Usa, in vendita Chrysler Building, edificio simbolo di New York

6' di lettura

I ragazzi che ogni mese da tutto il mondo arrivano nella città che non dorme mai dopo l'università sono migliaia. Vengono per imparare meglio l'inglese, per uno stage o semplicemente per restare per un po' e fare un'esperienza internazionale. Tanti sono gli italiani expat. Ma è difficile trovare una buona sistemazione. Almeno all'inizio. I prezzi sono alle stelle. E le normative americane per concedere un appartamento in locazione, con i contratti in regola, sono estremamente rigide, a tutela dei proprietari immobiliari. Tanto più se sei straniero: occorre avere un “credit score”, una sorta di validazione sulla capacità di sostenere il costo dell'affitto a garanzia delle società proprietarie degli immobili. Ottenere il “credit score”, se non sei americano, è molto complicato.

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La strada obbligata è quella di pagare una società specializzata che garantisce per la tua solvibilità. Società che chiede di solito l'equivalente di una mensilità di affitto, o anche di più. Oltre poi, prima di entrare nell'appartamento, a dover pagare almeno due mensilità anticipate, a dover stipulare una polizza assicurativa di un anno sull'appartamento che si affitta per i danni e gli incendi. Insomma per dirla in linguaggio gergale che rende bene l'idea: è un casino.
Molto spesso chi arriva a New York per la prima volta non si capacità di tutto questo. Dei prezzi alle stelle. E delle procedure così complesse. La fretta poi e la necessità di trovare al più presto una sistemazione accettabile e magari a buon prezzo fanno il resto.

La cosa che fanno tutti è cercare su Internet. Sui siti di affitto specializzati, sui siti di annunci o di elenchi tipo Craigslist e soprattutto sui social network. Si fa qualche clic e la truffa scatta. Il gancio sono le immagini di case da sogno: camere con vetrate nei grattacieli del centro con arredamenti degni di riviste di design. Perfette. Nuove. Appena ristrutturate. Niente fuoriposto. Come una casa che non esiste nella realtà: a New York gli spazi domestici sono ristrettissimi: le abitazioni sono piene zeppe di tutto, e chi ci vive fa fatica a starci dentro: in tanti affittano un box in una delle tante società di self storage situate di solito in aree industriali dismesse o in capannoni giganti tra Brooklyn e Queens.

Il meccanismo della fregatura online è sempre lo stesso. Le foto attirano le persone. I prezzi proposti sono super convenienti: 300 dollari al mese o 500 per una camera non esistono a New York. Ma allettati dalla possibilità di un affare succede che molti, moltissimi ci cascano. Si va avanti con qualche clic ancora. Si prova a chiedere qualche informazione. Dall'altra parte risponde un broker, di solito una broker immobiliare, gentilissima. Che rassicura, offre informazioni e chiarimenti, spiega dove è la casa che è stata appena ristrutturata. Fa parte di un grattacielo completamente rinnovato che ovviamente è in una posizione centrale. Insomma: un sogno. Spesso, e chi vive a New York lo sa, le abitazioni degli expat non sono affatto così confortevoli, almeno all'inizio. E ci si accontenta. Perché per avere davvero una casa da sogno – che ci sono – bisogna pagare almeno 5-6mila dollari al mese.

Usa, in vendita Chrysler Building, edificio simbolo di New York

Ma tutto questo il malcapitato internauta non lo sa. La broker continua a rispondere alle informazioni che arrivano dall'altra parte dell'Oceano. Con sempre più frequenza: il pollo ha cominciato a “cuocersi”. Da Facebook o dai siti di affitti specializzati a questo punto si è passati alla e-mail. L'indirizzo da cui arrivano le mail di risposta è quello di una società immobiliare. A un certo punto però la ragazza dell'agenzia spiega che le richieste sono molte, dato che il monolocale o la stanza in condivisione sono molto belle e c'è tanta domanda. Insomma, se la vuoi devi muoverti. Fai presto. Sennò la perdi. A quel punto scatta la “sindrome del chiodo fisso”. Il copione è sempre uguale. E le truffe di questo genere, come conferma la polizia di New York, sono davvero molto diffuse ai tempi di Internet. La broker invia una domanda con la richiesta di affitto con tutti i dati da compilare da parte dell'affittuario. Al secondo giro invia un contratto d'affitto molto dettagliato – i veri contratti di affitto americani sono di una trentina di pagine ma il malcapitato aspirante stagista questo non lo può sapere. Tutto sembra vero: la e-mail dell'immobiliare, i moduli e il contratto d'affitto.

Una volta firmato il contratto la broker chiede di procedere con il pagamento dell'anticipo. Si fa così nel mondo reale. Si fa così nella realtà virtuale. Ma i soldi di chi di solito affitta sono veri. Mentre dietro la società di real estate e quella broker così gentile si nasconde un sistema truffaldino. Il conto corrente sul quale il malcapitato affittuario manda i suoi primi 2.500 dollari è di solito di una banca online. Che puoi aprire e chiudere in ogni momento. Il tempo di truffare qualcuno. La broker in realtà non lavora a New York. Ma magari nell'Ohio, in Texas o anche di qualche paese africano anglofono. Lo stesso con le fotografie della stanza che sono da rivista di architettura che non esistono. Almeno a quell'indirizzo. Tutto questo però le vittime delle truffe non lo sanno.
La broker, una volta accertato che il pagamento è stato effettuato, fornisce il numero di telefono da chiamare una volta arrivati a New York e l'indirizzo esatto dell'immobile.

Dall'Italia si atterra a New York spesso alla sera. Dall'aeroporto Jfk dopo un'ora e più di coda ai controlli doganali finalmente si sale su un taxi per arrivare all'isola di Manhattan che si vede bellissima di notte transitando da uno dei ponti di Queens o Brooklyn: i grattacieli illuminati, il fiume, il traffico, le luci colorate, che emozione. Soprattutto se è la prima volta.

Finalmente sei arrivato all'indirizzo della tua nuova casa. Sei stanca. E non vedi l'ora di entrare, aprire le valige e gettarti sul letto. Provi a telefonare a quel numero che ti aveva fornito Lindsay, l'agente immobiliare con la quale dopo tante e-mail sei diventata quasi amica. Non risponde nessuno. Sono le 11 di sera. Forse sta dormendo. Allora provi a suonare a qualcuno. Ma come si fa con questi campanelli strani? Non ci sono i cognomi ma solo i codici degli appartamenti: A3 B2 S8… Dopo un po' ti risponde una voce di qualcuno assonnato che non capisce il tuo inglese. Ci mette un po' a uscire dal torpore e a comprendere. Quanto basta per spiegarti che in quel palazzo non ci sono appartamenti di quella società immobiliare e che non conosce nessuna Lindsay. Quanto basta a te, finalmente, per svegliarti da un brutto sogno purtroppo vero. Ti accorgi finalmente che ti hanno truffato e tu hai buttato nel cestino 2.500 dollari. Con un senso di frustrazione nell'anima e una rabbia che pesa come un macigno sullo stomaco cerchi un posto, un albergo, per passare la notte. All'indomani la polizia di New York non accetterà nemmeno la tua denuncia. Non può farci niente. Le truffe sono messe in opera da società specializzate che non sono a New York ma in altri stati dove loro non hanno giurisdizione e poi hanno troppo da fare con cose più serie per risolvere il tuo caso e tu non sei neanche americana. Ce ne sono a centinaia ogni giorno come te di persone truffate. Ormai non le prendono neanche più le denunce. La storia, purtroppo vera, è capitata a una giovane neo laureata di Trento che è arrivata a New York per uno stage aziendale. I casi delle truffe via social per chi cerca casa a New York sono migliaia. Il consiglio in questo caso è quello di fare come San Tommaso: vedere per credere. Toccare con mano. Passare dalla realtà virtuale alla realtà quella vera. Magari restando all'inizio in un albergo o se non avete la possibilità in un ostello. Oppure affittate una stanza - ma per pochi giorni, non si sa mai, tanto fate sempre in tempo a rinnovarla - su Airbnb o in qualche co-housing vero. E poi, se proprio volete affittare un monolocale o una stanza in condivisione, andate a vederla. New York è una città bellissima e ospitale. Una truffa come quella capitata alla ragazza di Trento purtroppo condizionerà per sempre il giudizio. Gli avvoltoi che attendono dietro i social “i polli” da spellare non sono a New York ma da qualche parte altrove anche se sulla rete non appare così. Spariscono subito dopo la truffa. Così come succede con i conti online che vengono subito chiusi. Meglio evitare. Se proprio ci tenete a farvi seguire da un broker andate da una agenzia immobiliare – a Ny ce ne sono anche che lavorano solo con gli italiani– ma di quelle vere, fisiche, con una vetrina, un ufficio, delle scrivanie. Non fermatevi al sito: la fregatura è dietro l'angolo ad aspettarvi.

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