ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl confronto tra i leader

Cernobbio, scontro Meloni-Salvini su sanzioni alla Russia. Applausi al filo-Draghi Calenda

A Cernobbio “mezzogiorno di fuoco” tra i leader dei principali partiti in vista del voto del 25 settembre.

di Emilia Patta

Ministro Brunetta: "Europa, Alleanza atlantica e sanzioni sono i punti fermi dello spirito repubblicano"

3' di lettura

Se il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte - l’unico a collegarsi da remoto nell’atteso “mezzogiorno di fuoco” tra i leader dei principali partiti andato in onda a Cernobbio - lascia fredda la platea di operatori economici e finanziari con un intervento molto antidraghiano (il tanto evocato metodo Draghi è «la negazione del confronto e della dialettica politica», dice Conte, rivendicando la giustezza delle due misure dei suoi governi più criticate dall’attuale premier, ossia il cashback e il superbonus edilizio al 110%), l’applausometro premia senza ombra di dubbio il leader del cosiddetto Terzo polo (Azione-Italia Viva) Carlo Calenda. Che, sull’altro lato della barricata dell’ex campo largo dei progressisti trasformatosi in campo di battaglia dopo la caduta del governo Draghi proprio ad opera di Conte (seguito da Lega e Forza Italia), dell’attuale premier è talmente estimatore da volerlo a Palazzo Chigi anche per i prossimi 5 anni.

Calenda filo-Draghi vince la gara dell'applausometro

«L’italiano più illustre del mondo è stato sfiduciato per biechi interessi elettoralistici - è il j’accuse di Calenda -. E se ci pensate bene è caduto perché nel suo ultimo discorso prima delle dimissioni ha voluto dire la verità. Il metodo Draghi è proprio questo: dire sì e no, è il metodo delle cose che vanno fatte. Sì ai rigassificatori, sì alla modifica del reddito di cittadinanza, stop al superbonus. Per questo Draghi è caduto». In mezzo a Conte e Calenda, al centro di quel campo largo andato rovinosamente in frantumi, c’è il Pd di Enrico Letta. Anche lui molto applaudito dalla platea di Cernobbio, il segretario dem ricorda sommessamente che il suo partito è stato «il più lineare nei confronti del governo Draghi, fino all’ultimo» e che gli autori del draghicidio hanno nome e cognome: appunto Conte, e poi Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. «In gioco c’è il futuro dell’Italia e la sua collocazione internazionale - incalza Letta -. Noi siamo quelli dell’Europa e dell’Alleanza atlantica, noi siamo per un’idea di sovranità condivisa. La nostra Europa è quella della foto di Kiev con Draghi, Macron e Scholz. Quella dei nostri avversari è l’Europa dell’Ungheria di Orban».

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Salvini rilancia contro le sanzioni alla Russia: «Proteggiamo gli italiani»

A lasciare perplessa la platea di Cernobbio durante i discorsi dei leader del centrodestra è proprio la questione della credibilità sollevata da Letta e da Calenda. Sui conti pubblici così come sulle relazioni internazionali. Il leader della Lega Salvini, quasi a confermare i pregiudizi del gotha finanziario riunito per il Forum Ambrosetti, non rinuncia al ruolo di bastian contrario e rilancia il tema scomodo delle sanzioni alla Russia: «La collocazione dell’Italia a livello internazionale non cambia, a prescindere dal voto. Siamo radicati con i Paesi liberi, democratici e occidentali… Mi domando solo se le sanzioni servono a danneggiare coloro che vorremmo danneggiare. Non vuol dire che ci arrendiamo domani a Putin, ma mi chiedo da europeo, e lo chiedo all’Europa, se questa sia la strada. Noi dobbiamo proteggere le imprese e i cittadini italiani».

L’aut aut di Meloni: «Non ci sfiliamo sulle sanzioni, in gioco la credibilità»

Mentre Salvini pronuncia queste parole l’alleata Giorgia Meloni, seduta vicino a lui, abbassa la testa e si mette le mani nei capelli. Poco prima sul punto era stata estremamente chiara. «Sento parlare di sanzioni alla Russia e di armi all’Ucraina - sono le parole della leader di Fratelli d’Italia -. In gioco non sono tanto le sanzioni, quanto la credibilità dell’Italia. Se domani il nostro Paese si sfila dai suoi alleati e si gira dall’altra parte le sanzioni ci saranno lo stesso ma noi avremmo perso credibilità». E ancora: «Se l’Ucraina cade e l’Occidente perisce il grande vincitore di domani sarà non solo la Russia di Putin, ma la Cina di Xi Jinping». Il terzo alleato del centrodestra, il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, preferisce invece glissare sulla Russia e sulle relazioni internazionali per concentrarsi sulla futura riforma della Pa e della giustizia, ma scivola in un duetto con Calenda lasciandosi scappare che la colpa della caduta di Draghi è nientemeno che del Pd.

La scommessa del “Terzo polo”: il governo Meloni-Salvini non reggerà

Insomma, i conti interni alla coalizione data per vincente dai sondaggi si faranno il giorno dopo le elezioni, e Meloni è sicura di poter dettare la linea dall'alto della percentuale di primo partito. Ma se la forbice con la Lega dovesse essere troppo ampia, è la scommessa di molti, sull’eventuale governo di centrodestra si scaricheranno tutte le tensioni salviniane mettendone a rischio l’efficacia dell’azione e la durata. Di sicuro questa è la scommessa di Calenda: «Tempo qualche mese e ci sarà bisogno di un governo serio di larga coalizione, magari con una Lega non più guidata da Salvini», azzarda lontano dalle telecamere.

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