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Cernobbio: il mondo instabile tra dazi, hi-tech e crisi economiche

Le guerre commerciali, quelle tecnologiche e lo spettro di una guerra fredda tra Stati Uniti e Cina. La Cernobbio 2019 mostra uno scenario di incertezze

di Roberto Da Rin


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Ansa

2' di lettura

Le guerre commerciali, quelle tecnologiche e lo spettro di una guerra fredda tra Stati Uniti e Cina. La Cernobbio 2019, nell’infinito viaggiare di dichiarazioni, tweets, interviste, relazioni e panel, mostra uno scenario di incertezze. Tra i 60 relatori che in 14 sessioni hanno tracciato ipotesi, auspicabili sentieri di crescita o temuti scivoloni in un’altra recessione, l’unico assente è stato l’ottimismo manifesto.

«È una seconda guerra fredda tra Stati Uniti e Cina - spiega Niall Ferguson, storico alla Stanford University - con intrecci e peculiarità di ordine commerciale e tecnologico. Gli Stati Uniti hanno bisogno di allarmismi e Trump ha saputo risvegliare questo spirito. Il problema è che non è facile da governare, soprattutto perché la sua rielezione non è affatto scontata: ha il 50% di probabilità di essere rieletto, dipende dall’economia. Il nodo dei dazi tra Washington e Pechino si rivelerà cruciale per determinare il prosieguo di un trend protezionista o una svolta più conciliatoria».

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Uno scenario comunque complesso nel quale David H. Petraeus, presidente di Kkr global institute e una delle figure più rilevanti nella Difesa americana del post 11 Settembre, introduce altre variabili determinanti: il ruolo della Nuova Russia, l’Iran, la Corea del Nord. «È tornata la storia», dice Petraeus.
Il Forum di Cernobbio è una opportunità per offrire alla classe dirigente italiana e internazionale elementi per anticipare strategie competitive vincenti, ha detto Valerio DeMolli, ad di “The european house Ambrosetti”.
Stavolta però gli scenari tracciati mostrano criticità diffuse: la guerra commerciale, certo, quella valutaria e quella tecnologica. Protezionismo, nodo migranti, populismo e cyber-sicurezza sono gli altri temi sul tappeto. Cui si aggiunge il multilateralismo in via di decomposizione.

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Anche se la Cina, con un intervento di Jin Liqun, ha sorpreso la platea: Jin Liqun, presidente del Board of Asian investments bank, si spinge a definire “indispensabile” l'approccio multilaterale, che la Cina accoglie con grande favore. Va però chiarito che è cambiato il mondo e il multilateralismo va riscritto. Le guerre commerciali hanno definito il XIX secolo e quelle tecnologiche caratterizzano il XX secolo. Un invito, quello della Cina agli Stati Uniti, a mantenere sempre aperto il dialogo e la collaborazione. «Se Washington scegliesse altri interlocutori ne potrebbe pagare conseguenze economico-finanziarie. Se Cina e Usa si dividessero ne pagherebbero entrambi un prezzo alto». Si farebbero male da soli.

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Tra mille variabili e incertezze, pare emergere una sola, flebile, condivisione. Il ruolo della politica. Quella autorevole e dirimente. Proprio nel pieno delle guerre tecnologiche la soluzione si potrà trovare riannodando i fili della politica internazionale, che vede ben oltre la miopia dei tecnocrati.

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