Studenti e ricercatori

Certificazione delle competenze e tutor, due armi in più per la didattica a distanza

di Paolo Miccoli* e Raffaella Rumiati**

5' di lettura



Da tempo la tecnologia digitale è entrata con prepotenza nelle nostre vite private e lavorative. La maggior parte di noi è provvista di device per comunicare con amici, familiari e colleghi, per goderci un film in streaming standocene sdraiati sul divano, per acquistare online abbigliamento, cibo o elettrodomestici e facendoceli comodamente recapitare a casa. In questi giorni di isolamento forzato o volontario, per evitare o ridurre il pericolo di contagio, molti di noi hanno optato per alcune di queste modalità più del solito, rendendoci presto conto che il nostro benessere psicologico e fisiologico è davvero molto debitore all'ingegno tecnologico.
Come ha ricordato il professor Gianmario Verona, Rettore dell'università Bocconi, il 1 marzo sulle pagine del Corriere della Sera, sono due le applicazioni tecnologiche che sono balzate in cima alla lista dei nostri bisogni collettivi, il lavoro agile e l'apprendimento a distanza. In particolare, la sacrosanta chiusura di varie università del Nord, ora estesa a tutto il Paese e alle scuole, ha messo a nudo che buona parte del nostro sistema universitario non è ancora attrezzato adeguatamente a erogare la didattica a distanza.

Una storia lunga 40 anni
Questa arretratezza si verifica nonostante la storia dei corsi erogati a distanza sia piuttosto lunga, come raccontano Anna Laura Trombetti e Alberto Stanchi nel libro pubblicato nel 2017, intitolato ‘”Le università telematiche italiane” (I libri di Emil). Infatti è iniziata nel lontano 1980, con il decreto del presidente della Repubblica (n.382), che apriva alla possibilità da parte delle università di sperimentare nuove forme di erogazione della didattica. La legge 341/1990, promulgata dieci anni dopo, prevedeva di sostenere con denaro pubblico iniziative che favorissero l'istruzione universitaria a distanza, con la partecipazione di atenei, imprese e altri enti. Nacquero così i primi consorzi, il Cud (Consorzio per l'università a distanza), che ebbe vita breve, e il Consorzio Nettuno (Network telematico per l'università ovunque), cui aderirono molti Atenei, oltre a Rai, Confindustria e altre aziende, che dal 1992 continuò a svilupparsi notevolmente sino al 2005, quando avviò attività in proprio l'università telematica Uninettuno, avvio reso possibile dal decreto Moratti-Stanca del 2003, che introduceva i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle università statali e non statali e delle istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici. Neutralizzata la missione del Consorzio Nettuno con un chiaro impegno nel pubblico, questo decreto di fatto favorì il fiorire delle università telematiche prevalentemente nel settore private. Questo quadro è molto diverso da quanto accaduto nel Regno Unito, dove la più grande università che eroga formazione a distanza - Open University – è pubblica, istituita nel lontano 1969 dal Governo Laburista di Harold Wilson.

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Le iniziative per affrontare l’emergenza
Apprendiamo perciò con grande soddisfazione dalle pagine del Corriere della Sera che in Lombardia, Bicocca, Bocconi, Cattolica, Politecnico, Statale e università Vita-Salute San Raffaele si sono subito mobilitate, trasformando l'emergenza Coronavirus in una opportunità per innovarsi, chi come il Politecnico collegando 2.000 studenti e 120 docenti in classi virtuali, chi preparandosi a registrare le lezioni e rendendole disponibili online (Bicocca), chi promuovendo il trasferimento di tutti i corsi online su una propria piattaforma come l'Università Humanitas, o limitatamente alla facoltà di medicina, come l'Università Vita-Salute San Raffaele. Anche l'università di Bologna e l'università di Padova sembrano non essersi fatte trovare impreparate. Nella prima, il 2 marzo le lezioni sono riprese al 50 per cento in modalità telematica, e il rimanente lo farà a partire dalla settimana prossima, per un totale di 3.500 insegnamenti in 221 corsi di laurea, utilizzando la piattaforma ‘Microsoft Teams', con la prospettiva di poter in futuro tenere anche gli esami a distanza. A Padova, sono pronti a partire con corsi, esami e lauree in modalità telematica su piattaforma Moodle e lezioni caricate con il sistema Kaltura. Per quanto riguarda le università del Paese per ora non ancora toccate dall'emergenza del coronavirus si hanno ancora poche informazioni mentre scriviamo, sebbene in questi giorni anche nel Lazio si registrino iniziative in tal senso. A Roma, per esempio, dal 9 Marzo Unicamillus eroga il 100% della didattica on line, utilizzando anche il sistema captcha antispam e verifiche di attenzione che, non per motivi inquisitori, ma di mero miglioramento dei sistemi, caratterizzano le migliori pratiche. Analogamente si è mossa la Luiss con lezioni e tesi on line.

La preparazione degli atenei italiani
Siamo però certi che l'accademia italiana si sia preparata adeguatamente a questa sfida che non è soltanto di tecnologica? Il 3 Marzo, dalle colonne di Italia Oggi Guglielmo Trentin, dirigente di ricerca dell'Istituto di tecnologie didattiche (Itd) del Cnr di Genova ammonisce, molto opportunamente, che “la didattica a distanza non si improvvisa mettendo a disposizione risorse tecnologiche e di comunicazione”. L’Itd è partner per l'Italia del progetto europeo Codur che, partito da un accurato lavoro di analisi delle caratteristiche dei sistemi dell'istruzione superiore a distanza a livello globale, si è focalizzato sui fattori principali che ne facilitano lo sviluppo, portando all'individuazione di un primo elenco di indicatori e criteri per la valutazione delle università telematiche: (http://in3.uoc.edu/opencms_in3/opencms/webs/projectes/codur/en/index.html).

L’approccio condiviso con le telematiche
A questo punto sarebbe opportuno esplorare un approccio di condivisione tra università tradizionali e telematiche con riguardo all'esperienza specifica sviluppata in questo ambito da parte di queste ultime. Nella concitazione di questi ultimi giorni ci siamo forse dimenticati che in Italia sono già state impegnate da tempo molte energie sul fronte dell'insegnamento a distanza. Basti pensare a Eduopen, la rete delle università italiane per la open e digital education che da tempo lamenta una inadeguatezza del sistema italiano che riguarda soprattutto l'assenza di un intervento pubblico che possa fare programmazione e investimenti proiettati nel futuro. Ed è sempre di questi giorni la notizia che la università telematica Uninettuno di Roma ha messo a disposizione la propria piattaforma telematica per ampliare l'offerta formativa delle Istituzioni pubbliche. Si tratta di una apertura molto positiva ma se contestualmente non si imposta un programma di formazione appositamente dedicata all'insegnamento a distanza, che permetta di raggiungere standard confrontabili, anche condividendo l'esperienza fatta in questi anni dalle università telematiche, avremmo perso un'occasione importante.
L'erogazione di una didattica a distanza potrebbe trarre un utile vantaggio da due ulteriori elementi. Da un lato, la didattica a distanza dovrebbe accompagnarsi a una valutazione delle competenze dello studente, come del resto molte comunità disciplinari si stanno già preparando a fare anche per i corsi triennali in presenza. Inoltre è indispensabile il supporto in aula di tutors tecnici e disciplinari, qualificati e competenti, tutors che sono precisati sia nel numero che nella loro qualificazione proprio nella parte del DM 6/2019 che regola l'accreditamento dei corsi erogati a distanza.
L'introduzione della formazione a distanza come forma alternativa di erogazione di corsi universitari è stata inizialmente motivata dalla necessità di permettere ad adulti occupati di giovarsi di opportunità formative che altrimenti erano a loro precluse. Negli ultimi anni, tuttavia, coloro che si avvicinano all'e-learning non sono solo gli adulti occupati che vogliono conseguire un titolo di studio per migliorare la propria condizione occupazionale, ma sempre più anche persone che ne sono già in possesso e desiderano acquisire nuove competenze. La rivoluzione tecnologica dell'ultimo decennio ha accelerato l'emivita delle competenze acquisite durante la formazione universitaria, forzando chi non vuole essere spinto ai margini del mondo del lavoro a tenersi sempre al passo. Quindi i potenziali fruitori della didattica a distanza sono senz'altro in un numero crescente, e bisogna pensare anche a costoro nel (ri)partire con queste forme di insegnamento.

*Ex presidente Anvur
**Ex vice presidente Anvur

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