Ricette di successo

Certificazioni, ricerca e marketing aiutano a vincere le recessioni

di Francesco Ciampi

3' di lettura

La pandemia ha avuto effetti molto pesanti sul sistema economico del nostro Paese. Nel 2020 quasi un milione di posti di lavoro è andato perduto, il Pil è crollato del 9% e il debito pubblico è passato dal 135% del prodotto interno lordo di fine 2019 a quasi il 160 per cento. Nel primo semestre del 2021 la caduta si è arrestata con un parziale recupero di Pil (+4,8% la crescita acquisita per il 2021) e occupazione (da febbraio a giugno recuperati 400mila posti di lavoro).

Le possibilità di uscire in modo strutturale dalla crisi e di far ripartire in modo stabile la nostra economia saranno condizionate dalla efficacia con cui sapremo dare continuità alla campagna di vaccinazione e dalla qualità delle politiche industriali che saremo in grado di realizzare facendo leva sulle risorse del Recovery Fund. Tuttavia l’impatto e la portata di tali politiche dipenderanno dalle capacità endogene del nostro sistema imprenditoriale di reagire alla crisi, di superarla, di sviluppare anticorpi in grado di consentire alle imprese di competere con successo in un contesto economico che sarà caratterizzato, per un periodo non breve, da incertezza e instabilità a causa delle ripetute ricadute attese conseguenti allo sviluppo delle varianti del virus e della vulnerabilità del sistema economico globale (e delle catene del valore di cui si compone) alle modalità asincrone di diffusione dell’epidemia nelle diverse parti del mondo. Quello che non ci possiamo permettere è non avere memoria delle lezioni della precedente crisi economica, (2008-2015), quando una duplice recessione ha colpito la nostra economia, facendoci perdere quasi 10 punti di Pil, il 30% della nostra produzione manifatturiera e circa 1 milione di posti di lavoro.

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Mentre quella che fino ad allora era stata la più grave crisi economica del dopoguerra si stava abbattendo sulla nostra economia e un grosso pezzo del settore manifatturiero perdeva in media quasi il 40% del fatturato complessivo e oltre il 70% della propria redditività operativa, alcune imprese eccellenti continuavano a crescere e ad aumentare la loro capacità di produrre valore.

Una ricerca del Dipartimento di Scienze per l’economia e l’impresa dell’Università di Firenze ha individuatole formule che hanno consentito a tali imprese di superare indenni la fase recessiva e di continuare a “vincere” sui mercati globali. Sono circa 800 i “campioni” analizzati nello studio, operanti in vari settori, dalla moda al sistema casa, dall’agroalimentare al farmaceutico. La ricerca è stata svolta attraverso interviste approfondite ai top manager, che hanno consentito di rilevare informazioni relative a oltre 100 variabili rappresentative di altrettanti caratteri quantitativi e qualitativi della struttura organizzativa, le strategie competitive e le politiche funzionali. La ricca base dati che ne è scaturita è stata analizzata tramite appropriate metodologie statistiche (regressione lineare e metodo stepwise) al fine di costruire la mappa dei caratteri e dei comportamenti che hanno consentito a queste imprese di ottenere performance eccellenti.

La dimensione aziendale e il settore di attività sono risultate variabili non decisive ai fini della discriminazione tra i “campioni” e il “resto del mondo”. Ai fini della crescita del fatturato sono risultati determinanti, a parità di altre condizioni (dimensione, settore, modelli di governance, caratteri del management, ecc.) il possesso di certificazioni di qualità di prodotto (che conferisce affidabilità all’offerta aziendale), l’adeguatezza delle competenze manageriali in area marketing, la priorità strategica attribuita alla R&S sul prodotto (con l’innovazione continua del prodotto che si è confermata fattore chiave di creazione e di difesa del vantaggio competitivo), l’attivazione di efficaci relazioni di collaborazione in ambito R&S con istituzioni esterne, universitarie e non. Ai fini della capacità di creare valore (misurata come redditività del capitale proprio) sono risultati fattori determinanti l’internalizzazione della attività di ricerca e sviluppo (che consente di controllare le fasi della catena del valore in cui si sviluppa l’innovazione e si creano le basi per un vantaggio competitivo sostenibile), il ricorso a reti di vendita dirette (formate prevalentemente da personale dipendente), l’adeguatezza delle competenze manageriali in area “amministrazione e controllo di gestione” (solo le imprese capaci di far evolvere questi processi in coerenza con la crescita del fatturato riescono a “trasformarlo in valore”), la localizzazione in Italia della produzione dei componenti chiave e dei fornitori critici (effetto made in Italy).

L’auspicio è che queste lezioni aiutino gli imprenditori a orientarsi nella delicata fase del ciclo economico, a gettare le basi per un solido sviluppo futuro, a rafforzare la loro fiducia e capacità di competere con successo in contesti caratterizzati da crescenti livelli di turbolenza e incertezza.

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