qualità del sonno

Cervello, come scegliere la suoneria della sveglia per essere più attivi

Da uno studio australiano emerge che esiste un chiaro rapporto tra il tipo di tono utilizzato e la nostra percezione in termini di sensazione di risveglio lento e rallentato

di Federico Mereta


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(AdobeStock)

3' di lettura

L’obiettivo è chiaro: trovarsi prima possibile nelle migliori condizioni per svolgere la propria attività, dopo il giusto sonno. Per raggiungerlo, però, occorre superare la prova della sveglia.

Sia che abbiate sul comodino le vecchie care “cipolle” delle nostre nonne, con le due campanelline pronte a trillare al momento desiderato, sia che abbiate scelto soluzioni ben più tecnologiche come il tablet o lo smartphone che segnalano con un crescendo di toni più o meno fastidiosi che è ora di alzarsi, i suoni che ci fanno riaprire gli occhi sono il primo momento della nostra giornata.

Come tali, andrebbero scelti con la dovuta attenzione, in base alle preferenze di ognuno, e non solo perché ci danno il buongiorno (più o meno voluto), ma perché possono indirizzare meglio le capacità dell'organismo e renderlo più attivo fin dai primi attimi della giornata.

A collegare le caratteristiche del suono della sveglia, sia essa tecnologica o tradizionale, con la riattivazione cerebrale dopo il riposo notturno è una ricerca del Royal Melbourne Institute of Technology (Rmit) presso l'ateneo della città australiana, pubblicato su PlosOne.

Gli studiosi australiani hanno preso in esame un momento topico del risveglio mattutino, ovvero quella manciata di minuti che seguono l'arrivederci al sonno e la piena attività dell'organismo. In quella fase, che viene definita scientificamente “inerzia del sonno”, ci si trova in uno stato di passaggio tra sonno e veglia caratterizzato da performance fisiche non proprio ottimali, ridotto stato di vigilanza e dal desiderio di riprendere a dormire.

Ovviamente, quanto più intensa e duratura è questa situazione di “purgatorio” tra sonno e veglia, tanto più intenso può essere l'impatto sulla mattinata in termini di confusione e lentezza nei movimenti e nei ragionamenti.

Ebbene, se la mattina provate questa sensazione di sentirvi “groggy”, di barcollare come un pugile che ha subito un dritto al volto, sappiate che forse è arrivato il momento di modificare toni e suoni della vostra sveglia. Questa semplice misura potrebbe bastare a rendere di più nelle prime ore lavorative.

La ricerca australiana, condotta su 50 persone, ha registrato attraverso questionari mirati sia strumenti e suoni che inducevano la sveglia, sia il rendimento fisico percepito durante la mattinata dai soggetti valutati, correlando i due parametri.

Risultato: nonostante non ci fossero associazioni significative tra l'inerzia del sonno e il suono della sveglia, esisteva un chiaro rapporto tra il tipo di tono utilizzato dalla sveglia e la percezione del soggetto in termini di sensazione di risveglio lento e rallentato. In particolare, chi si svegliava al suono di una melodia più o meno dolce riusciva a essere pronto e tonico in un tempo minore rispetto a chi si affidava al classico “beep-beep” elettronico o comunque a suoni aspri.

Al momento non esiste una chiara spiegazione per questa “discrepanza” sonora, che comune andrebbe considerata soprattutto da chi svolge attività che richiedono immediatamente un'elevata soglia di attenzione, come i piloti d'aereo, i pompieri o quanti operano in pronto soccorso.

Secondo gli esperti australiani, guidati da Stuart McFarlane, al momento non ci sono chiare spiegazioni del rapporto tra suoni percepiti e risveglio ottimale, ma c'è un'ipotesi tutta da dimostrare: il “beep beep” duro e aspro potrebbe “confondere” l'attività cerebrale mentre stiamo dormendo, a differenza di una musica melodica che invece potrebbe aiutare il cervello a passare dal sonno più o meno profondo allo stato di veglia più dolcemente, aiutandolo quindi ad attivarsi rapidamente.

In futuro, comunque, comprendere al meglio cosa davvero accade quando suona la sveglia potrebbe rivelarsi di grande importanza nella messa a punto di tecnologie per migliorare quantità e qualità del sonno. Al momento l'importante, per la scienza e soprattutto per noi, è che la sveglia sia quella giusta per mettere in moto prima possibile neuroni, sinapsi e neurotrasmettitori, dando il “la” al sistema nervoso per la nuova giornata.

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