emergenza coronavirus

Cessione crediti Ires e Iva per liquidità immediata alle imprese

Con la pandemia i bilanci vanno in rosso, il fatturato cala e serve liquidità immediatamente. Un modo per procurarsela è cedere i crediti Ires e Iva che in questa situazione le imprese accumulano. Una proposta per favorire le cessioni, evitando abusi

di Tiziano Onesti e Patrizio Summa

(fusolino - stock.adobe.com)

3' di lettura

La crisi da Covid-19 è senza precedenti, sta incidendo molto ma inciderà ancora di più sul futuro e sugli stili di vita delle persone. Le imprese dovranno rivedere i propri modelli di business orientandoli maggiormente verso un approccio bottom up data driven. C’è la necessità di disporre senza attesa di importanti risorse finanziarie da immettere subito nel sistema delle imprese, che nel frattempo a causa del calo di fatturato accumulano sempre più crediti Ires e Iva. Una soluzione possibile è agevolare la cessione di tali crediti.

Molte sono state le proposte e talune sono state recepite in norme di legge, ma il sistema delle imprese continua a rimarcare situazioni di crisi finanziaria da mancanza di liquidità che potrebbero tradursi in un imminente dissolvimento delle imprese stesse. Soprattutto quelle a ridotta capacità di credito e bassa patrimonializzazione, cioè la stragrande maggioranza.

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Come far affluire quanto prima, adesso, flussi di liquidità nel sistema economico con strumenti semplici o semplificati?

Gli effetti della crisi
La crisi non potrà che generare nei conti delle nostre imprese almeno due effetti ben visibili:

- una grave perdita sul conto economico e, di conseguenza, un importante credito per imposte anticipate sulla perdita di esercizio ai fini Ires;

- un credito Iva mensile continuativo (almeno per tutto il 2020), che progressivamente si accresce a causa della carenza dell'Iva a debito (per la quasi assenza di fatture attive).Si ricorda che il credito di imposta di cui al punto a) matura al momento dell'approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2020, che verrà verosimilmente approvato nel periodo aprile – giugno 2021.

Tralasciando ogni considerazione sulla capacità dell'impresa post Covid di ritornare ad avere presto una base imponibile positiva sulla quale applicare il credito per imposte anticipate, è di palmare evidenza che la formazione di tale credito correlato alla perdita di esercizio dopo un arco temporale distante da oggi tra i 12 e i 14 mesi sia tardiva rispetto alle necessità dell'impresa di “utilizzare” in qualche modo il credito d'imposta stesso.

Per quanto riguarda il credito Iva, esso matura mese per mese (o trimestre per trimestre) e potrà essere compensato solo quando il fatturato tornerà ai livelli 2019, almeno nel 2021 ed oltre. Anche in questo caso, il credito Iva, che si viene a registrare, compensabile solo molto più avanti nel tempo rappresenta un qualcosa che rischia di diventare evanescente.

Il paradosso
Ci troviamo pertanto in una situazione paradossale: l'impresa registrerà nei propri conti due asset di natura tributaria che rischiano di diventare “carta straccia” per le assai elevate probabilità di fallimento delle imprese in crisi (a causa del perdurare nel medio lungo termine degli effetti della pandemia) nei prossimi mesi, nonostante la continuità aziendale aprioristicamente prevista dall'articolo 7 del Dl 23/2020, cosiddetto decreto Liquidità.

La proposta
Volendo suggerire un percorso operativo, immaginiamo di procedere nel modo che segue.

A partire dall'1 marzo 2020 si determina mensilmente (o trimestralmente) la perdita economica che genera, da subito, il credito per imposte anticipate per perdite ai fini Ires (chiamiamolo CREDITO A).

Sempre a partire dalla stessa data, o da data prossima e successiva, si calcola mensilmente (o trimestralmente) il credito Iva (che indichiamo come CREDITO B).

Sommiamo i due crediti tributari e l'importo che ne deriva, dedotti gli eventuali tributi e contributi da pagare all'erario, diventa un credito fiscale cedibile a terzi, anche per il tramite del circuito bancario.In questo modo, si trasforma l'asset rappresentato dal credito tributario in liquidità immediata per le imprese.

Per evitare un uso opportunistico e non conforme agli obiettivi che si pone, si potrebbe limitare la facilitazione in parola a quelle imprese che, con riferimento al 31 dicembre 2019, si trovavano in una situazione di piena continuità operativa, rappresentando il Covid 19 un elemento di discontinuità di sistema non gestibile in modo autonomo e pieno dal management aziendale.

Rappresentano misure accessorie dell'agevolazione in parola le dovute semplificazioni in materia di compensazione tra crediti e debiti tributari, nonché l'intervento dello Stato solo a garanzia delle banche/cessionario del credito per il possibile rischio di default delle aziende nei periodi successivi, per l'eventuale difficoltà/impossibilità di recupero dell'anticipazione bancaria.

Se lo Stato ritenesse eccessivamente generosa questo tipo di misura, potrebbe limitare il credito fiscale ad una misura inferiore al 100%.In chiusura, non va sottaciuto lo stimolo “educativo” di una misura agevolativa di questo tipo nel contrastare l'economia sommersa, che rappresenta una vera e propria criticità italiana.

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