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Cessione d’azienda, parametri Fimaa validi per l’accertamento

di Massimo Romeo


2' di lettura

L’accertamento del maggior valore dell’azienda ceduta, stimato sulla base dei parametri del listino Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari), è legittimo in quanto, pur non possedendo i crismi di una certificazione legale, costituisce comunque il risultato di rilevazioni di mercato compiute dall’associazione degli operatori che gestiscono il mercato dei complessi immobiliari e aziendali ubicati nel territorio. Soprattutto se il contribuente non fornisce alcun elemento circa l’inattendibilità dei valori esposti nel listino, in modo da mettere in crisi la loro congruità in rapporto all’andamento del mercato. Questo il principio che si ricava dalla sentenza della Ctr Milano n. 5610/2018.

Il caso

La controversia riguardava l’impugnazione da parte di due società (cedente e cessionaria) di un avviso di rettifica e liquidazione emesso in relazione alla cessione di un ramo d’azienda consistente in un esercizio di ristorazione. Le eccezioni avanzate dalle ricorrenti erano basate in diritto sul difetto di motivazione, in quanto all’atto impositivo non era stato allegato il citato listino Fimaa; in fatto, per non avere l’ufficio tenuto conto né della redditività effettiva dell’esercizio né che l’attività era iniziata da circa un anno e mezzo.

La rideterminazione del valore

L’Agenzia ribadiva la correttezza della rideterminazione del valore dell’azienda effettuata sulla base delle indicazioni del listino prezzi delle aziende pubblicato dal Caam/Fimaa, prendendo a base il parametro del 65% degli incassi, tenuto conto dell’ubicazione dell’esercizio e del possesso inferiore agli otto anni. Precisava , inoltre, che il citato listino è pubblico, che non vi è pertanto alcun obbligo di allegazione e che il ricorrente non avesse prodotto alcun metodo alternativo a quello utilizzato. La Ctp accoglieva il ricorso sul difetto di motivazione, in quanto «il listino delle valutazioni Caam/Fimaa non è un atto pubblico né facilmente reperibile».

La decisione

La Ctr, chiamata a pronunciarsi in virtù dell’appello di parte pubblica, decide di riformare la decisione. I giudici regionali ammettono che effettivamente il listino prezzi Caam/Fimaa non può essere considerato atto pubblico consultabile da chiunque; tuttavia, se l’atto richiamato è stato pubblicato su albi o bollettini ufficiali, è sufficiente l’indicazione degli estremi dell’atto e degli altri elementi necessari all’individuazione della pubblicazione (Cassazione Sezioni Unite, 11722/2010).

Quanto al merito, poi, la determinazione del valore dell’azienda operato dall’ufficio, prendendo in esame i ricavi generati dall’esercizio commerciale oggetto di cessione e stimato in rapporto ai parametri del più volte citato listino, appare al collegio congrua alla luce dell’andamento del mercato. Sulla base di tali argomentazioni la Ctr accoglie l’appello, «in quanto le ricorrenti non hanno fornito elementi circa la ritenuta inattendibilità dei valori esposti nel listino Fimaa» e ricordando che quest’ultimo «pur non possedendo i crismi di una certificazione legale, costituisce comunque il risultato di rilevazioni di mercato compiute dall’associazione degli operatori che gestiscono il mercato dei complessi immobiliari e aziendali ubicati nel territorio».

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