COMMERCIO ESTERO

Ceta e non solo: il report Ice su tutti i vantaggi del libero scambio per l’export

di Carmine Fotina


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Merci in attesa di essere spedite su una nave container

5' di lettura

Il trattato commerciale tra la Ue ed il Canada porta vantaggi concreti per le nostre imprese. Così come gli accordi europei con il Giappone, con Singapore e con il Vietnam. I dati sono stati forniti dall’Ice, l’Agenzia per la promozione del commercio estero, nel corso di un’audizione svolta dal neo-presidente Carlo Ferro davanti alla commissione Affari esteri della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche del commercio internazionale.

L’Ice sottolinea che gli accordi di libero scambio «aprono diverse opportunità» anche se in alcuni casi «possono generare rischi per le imprese italiane». Per offrire un quadro completo ai nostri esportatori si prevede di avviare un programma, “Start Export”, di incontri sul territorio per conquistare alla causa dell’export imprese che finora hanno giocato solo sul mercato domestico, prospettando loro tra le altre cose proprio le «facilitazioni derivanti dagli accordi di libero scambio».

L’accordo Ceta con il Canada
Lo stop al Ceta che era stato preannunciato con enfasi dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio per ora è rimasto solo sulla carta: il trattato non è mai arrivato nel nostro Parlamento per la “non ratifica” e va dunque avanti in modalità provvisoria, come approvato dall’Europarlamento nel 2017. L’accordo tra Ue e Canada prevede l’abbattimento del 98% dei dazi doganali. L’intesa - ricorda Ferro in audizione - «prevede una maggiore trasparenza in materia di appalti pubblici, di tutela della proprietà individuale, di riconoscimento di alcune qualifiche professionali, nonché una crescente armonizzazione dei regolamenti e degli standard che costituiscono barriere non tariffarie. Il certificato di conformità agli standard tecnici in fatto di salute, ambiente e sicurezza rilasciato dalla Ue per macchinari, apparecchi elettrici ed elettronici sarà ritenuto valido anche sul mercato canadese». Quanto al comparto delle auto, si prevede una maggiore armonizzazione delle disposizioni tecniche a livello internazionale. «Inoltre per i prodotti agroalimentari, l’accordo ne riconosce 41 tra quelli italiani con tutela europea del marchio, per i quali sarà garantita una tutela uguale a quella attuata in Europa al fine di contrastare attivamente il fenomeno dell’italian sounding».

I settori potenzialmente beneficiari
L’Ice passa poi a citare stime del Centro studi Cres Rossi Doria dell’Università Roma Tre. Tra i settori produttivi potenzialmente beneficiari, si trova in primo luogo la meccanica per la quale i dazi verranno totalmente rimossi e che costituisce il 28% dell’import canadese dall’Italia. Per abbigliamento e agroalimentare, settori di cui l’Italia rappresenta il primo fornitore Ue verso il Canada, «l’accordo - si sottolinea - garantisce buone prospettive di miglioramento competitivo grazie alla quasi totale eliminazione di dazi che in alcuni casi superavano il 10% (ad esempio calzature 11,9% e acque minerali 11%). Nei casi in cui siano previsti contingentamenti, come nel comparto lattiero-caseario, questi riguarderanno lotti più ampi. Anche i comparti chimico-farmaceutico e della produzione ceramica sono potenziali beneficiari».
E i dati ancora provvisori del 2018 confermano un effetto positivo. Nel periodo gennaio-ottobre, le esportazioni europee verso il Canada sono state pari a 34,5 miliardi di euro (+10,3% sullo stesso periodo del 2017), con una quota di mercato del 2,1%. Le importazioni dal Canada per i primi 10 mesi del 2018 sono state pari a 25,2 miliardi (-3,7%), con una quota di mercato pari all’1,5%· Nello stesso periodo del 2018, le esportazioni italiane in Canada sono state pari a 3,4 miliardi di euro (+4,7% su gennaio-ottobre 2017) e le importazioni dal Canada sono scese a 1,2 miliardi di euro (-3,5%). La dinamica dell’interscambio italo-canadese è stata in linea con quella delle principali economie europee, quali Francia, Germania e Spagna.

L’accordo di partenariato Ue-Giappone
L’accordo con il Giappone (Economic partnership agreement, EPA) è entrato in vigore pochi giorni fa, il 1° febbraio 2019. Per quanto riguarda le merci, si prevede un abbattimento dei dazi sulla maggior parte delle linee tariffarie. Per i servizi, gli investimenti e gli appalti pubblici, e la tutela della proprietà individuale, l’accordo prevede una maggiore liberalizzazione. All’entrata in vigore dell’accordo la liberalizzazione riguarda il 96% delle linee tariffarie, pari al 75% delle importazioni dalla Ue; l’eliminazione totale dei dazi avverrà entro un periodo di 15 anni.

L’agroalimentare - osserva Ferro - che ha dazi superiori al 16%, è tra i settori che beneficeranno maggiormente dell’accordo grazie a un’abolizione immediata dei dazi sull’85% delle linee tariffarie. Elevati vantaggi per vini e alcolici: in questo settore i dazi, attualmente al 15%, sono rimossi all’entrata in vigore dell’accordo. Con l’accordo, inoltre, sono state riconosciute 18 indicazioni agroalimentari italiane e 26 IGT per le bevande. Il neo presidente dell’Ice passa poi all’esame del settore moda, ed in particolare delle calzature che vedranno le tariffe scendere dal 36,9% al 21% immediatamente fino all’eliminazione nell’arco di dieci anni.
Vantaggi si prefigurano anche per la chimica-farmaceutica e per il settore dei mezzi di trasporto.


Gli accordi che attendono di entrare in vigore
Sono già stati conclusi, ma non sono ancora in vigore, gli accordi Ue con Vietnam e Singapore. In particolare, i negoziati per l’accordo di libero scambio con il Vietnam (EVFTA) sono iniziati nel 2012 e si sono conclusi nel 2016, ad oggi il testo è in fase di revisione legale e traduzione in diverse lingue, prima di essere sottoposto all’approvazione del Parlamento e Consiglio europeo.
Le trattative sull’accordo di libero scambio con Singapore si sono ufficialmente concluse il 17 ottobre 2014 e l’accordo siglato deve ora essere approvato formalmente dalla Commissione europea e poi concordato dal Consiglio dei ministri e ratificato.

I vantaggi per chi esporta in Vietnam
L’accordo con il Vietnam ha l’obiettivo di eliminare la quasi totalità dei dazi vigenti nell’arco di 10 anni, con il 65% delle linee tariffarie Ue che entrerebbe in esenzione di dazio da subito. Come negli altri accordi della Ue, osserva l’Ice, si prevede anche la riduzione delle barriere non tariffarie, la semplificazione delle procedure doganali e il riconoscimento delle più diffuse indicazioni geografiche. Quanto ai settori interessati, va sottolineato che si prevede l’eliminazione immediata dei dazi su tessuti e filati e su buona parte dei prodotti della meccanica, punto forte del made in Italy. La farmaceutica, altro comparto con buona presenza italiana, beneficerà dell’esenzione immediata dei dazi per circa la metà dei prodotti, mentre l’altra metà sarà liberalizzata nei successivi 7 anni. «Anche per il settore agro-alimentare - prosegue Ferro - è prevista la progressiva abolizione (entro 5-7 anni) delle barriere tariffarie, oggi particolarmente alte per alcuni prodotti (è in vigore, ad esempio il 50% di dazio sul vino)». A livello macroeconomico, le stime indicano nel complesso un’espansione dell’interscambio bilaterale del 18% per quanto riguarda l’export del Vietnam e del 30% per l’export Ue.

Le stime sull’intesa con Singapore
Uno dei primi vantaggi che potrà arrivare dall’intesa con Singapore, secondo l’Ice, è il contrasto all’italian sounding. Con l’accordo verrà istituito un registro per la protezione delle indicazioni geografiche che includerà circa 190 prodotti ad indicazione geografica, di cui 48 di interesse per i produttori italiani (tra cui il prosciutto di Parma). Per questi prodotti, in sostanza, dovrebbe essere prevista la stessa tutela garantita nel mercato Ue.
In generale, le stime complessive degli effetti dell’accordo indicano che l’export Ue verso Singapore aumenterebbe di 1,4 miliardi di euro in 10 anni, il flusso inverso si incrementerebbe invece di 3,5 miliardi .

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