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Cgia: 4,7 milioni al lavoro di domenica. A Serravalle cortei contro apertura outlet

di Alessia Tripodi

(© roberto benzi)

3' di lettura

Sono 4,7 milioni gli italiani che lavorano di domenica: è quanto emerge da un'analisi realizzata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, riferita al 2016. E una buona parte di questi sarà in negozio, in fabbrica o in ufficio anche il giorno di Pasqua. In ogni caso, dice la Cgia, l'Italia è agli ultimi posti della classifica Ue per tasso di lavoratori "domenicali": 19,5% contro una media europea del 23,2%.
Ma i lavoratori dell'outlet di Serravalle (Alessandria) - il più grande d'Europa - non ci stanno: dopo la manifestazione di oggi, con due cortei che hanno protestato contro la decisione della proprietà di tenere aperti i 250 negozi anche a Pasqua, resta confermato lo sciopero di domani.

Al lavoro di domenica soprattutto in alberghi e ristoranti
Secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre, dei 4,7 milioni di occupati al lavoro di domenica 3,4 milioni sono lavoratori dipendenti, mentre gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori).
Se 1 lavoratore dipendente su 5 è impiegato alla domenica, i lavoratori autonomi, invece, registrano una frequenza maggiore: quasi 1 su 4. Il settore dove la presenza al lavoro di domenica è più elevata è quello degli alberghi e ristoranti: i 688.300 lavoratori dipendenti coinvolti incidono sul totale degli occupati dipendenti del settore per il 68,3%. Seguono il commercio (579mila occupati pari al 29,6% del totale), la Pubblica amministrazione (329.100 dipendenti pari al 25,9), la sanità (686.300 pari al 23) e i trasporti (215.600 pari al 22,7).

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Serravalle, manifestazione contro apertura outlet
«La festa non si vende. Ci stiamo organizzando già per santo Stefano. Siamo disposti a un incontro anche subito»: con questo slogan stamattina si sono mossi due cortei, con destinazione il mega outlet di Serravalle. Qualche centinaio i manifestanti chiamati a raccolta da Cgil, Cisl e Uil che contestano la decisione di aprire i negozi anche il giorno di Pasqua. I cortei sono partiti dal parcheggio lungo la strada provinciale 35 bis dei Giovi e hanno bloccato le vie d'accesso ai parcheggi dei negozi, ma questo non ha impedito ai clienti di di raggiungere a piedi la cittadella dello shopping.
Nel corso della mattinata, poi, una delegazione di lavoratori ha incontrato la direzione della Serravalle Designer, ma l'incontro non ha avuto l'esito sperato. E resta dunque confermato lo sciopero di domani, mentre i sindacati attendono un tavolo con la McArthur Glen, proprietaria della shopville, e i titolari dei negozi.

Zabeo (Cgia): «Aperture festive in risposta alla crisi»
«Negli ultimi anni - segnala il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - il trend degli occupati di domenica è aumentato costantemente sia tra i dipendenti che tra gli autonomi. Nel settore commerciale, grazie alla liberalizzazione degli orari introdotta dal Governo Monti, una risposta alla crisi è stata quella di aumentare i giorni di apertura dei negozi. Con la grande distribuzione e gli outlet che durante tutto l'anno faticano a chiudere solo il giorno di Natale e quello di Pasqua, anche le piccolissime attività, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, sono state costrette a tenere aperto anche nei giorni festivi per non perdere una parte di clientela».

Lavoro "domenicale" record in Val D'Aosta e Sardegna
Le realtà territoriali dove il lavoro "domenicale" è più diffuso, dice la Cgia, sono quelle dove la vocazione turistica e commerciale è prevalente: Valle d'Aosta (29,5 per cento di occupati alla domenica sul totale dipendenti presenti in regione), Sardegna (24,5), Puglia (24), Sicilia (23,7) e Molise (23,6) guidano questa particolare graduatoria. In coda alla classifica, invece, si posizionano l'Emilia Romagna (17,9 per cento), le Marche (17,4) e la Lombardia (16,9). La media nazionale si attesta al 19,8 per cento. «La maggiore disponibilità di alcuni territori a lavorare nei weekend - dichiara il segretario della Cgia Renato Mason - va in gran parte ricondotta al fatto che buona parte del Paese ha un'elevata vocazione turistica che coinvolge le località montane e quelle balneari, le grandi città, ma anche i piccoli borghi. E quando le attività turistico-ricettive sono aperte anche la domenica, i settori economici collegati, come l'agroalimentare, la ristorazione, i trasporti pubblici e privati, i servizi alla persona, le attività manutentive sono incentivate a fare altrettanto».

Italia in coda alla classifica Ue
I dati della Cgia spiegano che,rispetto agli altri Paesi europei, l'Italia si posiziona comunque negli ultimi posti della classifica tra chi lavora di domenica. Se nel 2015, in riferimento ai lavoratori dipendenti, la media dei 28 paesi Ue era del 23,2 per cento - con punte del 33,9 in Danimarca, del 33,4 in Slovacchia e del 33,2 nei Paesi Bassi - da noi la percentuale era del 19,5 per cento. Solo Austria (19,4 per cento), Francia (19,3), Belgio (19,2) e Lituania (18) presentavano una quota inferiore alla nostra.

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